DREAM, acronimo di Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition, è un programma ad approccio globale per curare l’AIDS in Africa avviato nel febbraio 2002 dalla Comunità di Sant’Egidio.
Oggi è presente in Mozambico, in Malawi, in Tanzania, in Kenya, nella Repubblica di Guinea, nella Guinea Bissau, in Nigeria, in Angola, nella Repubblica Democratica del Congo, in Camerun...
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Notícias (Moçambique) Nova abordagem numa luta antiga |
Uma festa com mais de 700 pessoas foi o lançamento do Movimento EU DREAM, no sábado passado, em Maputo.
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Vieram de vários bairros da cidade, de Boane, da Matola, da Machava. Vieram dos centros DREAM e também de outros pontos da Grande Maputo, os activistas e os amigos do Movimento EU DREAM. “Somos todos activistas. Temos de nos juntar a cada dia mais porque a luta contra o HIV/SIDA é difícil, mas juntos podemos vencer!”, apelou do palco Percina Nassone. “Se os resultados do programa DREAM em seis anos de actividade são os que conhecemos, isto é mais de 15.000 pessoas em tratamento, mais de 30.000 em assistência, mais de 4.000 crianças nascidas são, sem o vírus, significa que estamos no bom caminho. E temos a cada momento lutar contra a discriminação!”
O Movimento internacional “EU DREAM” nasceu do programa DREAM (Drugs Resources Enhancement against Aids and Malnutrition, Reforço Medicamentoso contra a Sida e Malnutrição). O lançamento foi em Maputo porque é nesta cidade que começou em 2002, pela Comunidade de Santo Egídio. Hoje está em 10 países africanos. O Movimento terá o seu lançamento na cidade da Beira no próximo sábado, e brevemente no Malawi.
Stewart Sukuma e a sua banda animaram o evento. “Sinto-me lisonjeado por contribuir nesta causa que nos deve ver todos empenhados, na primeira pessoa. Todos somos afectados. A música é para sonhar e lutar. E a mensagem de esperança que o Movimento EU DREAM lança aqui em Maputo deve ser levada a sério. Temos de pensar nas jovens gerações. Temos de sonhar!”, disse o músico, visivelmente comovido depois de um grupo de crianças terem lançado balões para o céu de África com o Manifesto do movimento, após a leitura feita pela actriz Ana Magaia.
Ao lado do palco, tecidos coloridos que davam a ideia do arco-íris, a ideia da paz. O pavilhão do Estrela Vermelha continuava a encher de gente, que chegou até o evento ter acabado. “Problema de transporte”, diziam as pessoas.
O presidente do Conselho Municipal, Eneas Comiche, que deu o pontapé de saída ao lançamento, elogiou o vídeo “Viva a África viva”, de Paolo Mancinelli. “O vídeo que aqui foi exibido é testemunho que nós podemos travar esta pandemia. É testemunho de coragem! Ouvimos uma senhora dizer: ‘Eu não sou um fantasma!; outra disse: ‘Eu estou bem, eu trabalho, estudo, faço tudo o que um homem normal faz!’ Isto tudo, porque elas assumiram a sua doença com coragem e porque se tratam!”. Portanto, temos de nos tratar, mas também de nos prevenir, usando, por exemplo, o preservativo e sendo fiel ao nosso parceiro.”
Eneas Comiche também se juntou no apelo contra o estigma: “Uma pessoa isolada pela sua comunidade é uma pessoa infeliz e propensa a desenvolver a sua doença. A solidariedade é uma necessidade, um dever de todos nós e de cada um de nós!”. E aquela senhora “fantasma” do vídeo, Ana Maria Muhai, convidou Comiche a dançar ao som das músicas de Stewart Sukuma.
No fim uma surpresa. Stewart convidou o músico Costa Neto ao palco. “Sempre presente!” E as bancadas continuaram a dançar ao ritmo das notas de “Mandjolo”. |
25/06/2008 |
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| | 06/07/2008 23.09.13 | | |
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| | Malawi - Le assemblee del Movimento I DREAM nel paese |
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Nei giorni scorsi, nelle località in cui sono presenti i principali centri di cura DREAM del Malawi, si sono tenute affollate assemblee per il lancio nazionale del Movimento “I DREAM”.
Gli incontri si sono svolti a Blantyre, Lilongwe (Mthengo wa Ntenga) e Balaka ed hanno coinvolto complessivamente oltre cinquecento persone.
Dopo il meeting panafricano del Movimento a Roma, tenutosi in concomitanza della VI Conferenza Internazionale DREAM, questa è stata la prima occasione utile per comprendere meglio e ridefinire insieme lo spirito del lavoro delle attiviste e degli attivisti in Malawi e per presentare e consegnare a tutti il manifesto di “I DREAM”... |
| | 01/07/2008 |
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| Intervista a Pacem Munyenyembe, già attivista DREAM ed ora coordinatrice del centro di Mthengo wa Ntenga (Malawi) |

Come e quando hai incontrato DREAM?
Ho incontrato DREAM nell’agosto 2005. Dopo aver fatto il test per l’HIV ed essere risultata positiva.
In realtà io stavo bene. Era mio marito, all’epoca, ad essere molto malato. Io cercavo di spingerlo a farsi visitare, lo incoraggiavo, gli dicevo quanto fosse importante che si curasse. Ma lui non voleva, aveva paura. Ed allora ho deciso di fare io il primo passo, su di me, perché amavo la vita di mio marito. Era per aiutarlo. Era un modo di fargli capire che poteva conoscere il suo stato di salute, che non era troppo complicato, che non era un problema.
Ed invece quella visita per me fu uno shock, una prova terribile. Ero sieropositiva, avevo l’AIDS. Sarei morta presto. Dopo la visita ed il test l’unica cosa cui riuscivo a pensare era: “Questa è la fine della mia vita!”.
Informai mio marito della mia sieropositività. Non mi fu per nulla facile, né d’altra parte questo lo spinse ad andare a farsi visitare, benché stesse davvero molto male. Anzi, comprensibilmente, era ancora più spaventato. Ma non mi persi d’animo, non mi arresi. Continuavo ad incoraggiarlo e ad insistere. Mi ero informata un po’, qua e là, e così gli raccontai alcune storie di persone con l’AIDS che avevano iniziato una terapia e che stavano meglio.
Alla fine mio marito accettò di andare a fare il test. Lo accompagnai alla visita, ed ero con lui quando gli comunicarono che era sieropositivo. Pover’uomo, era disperato!
Si aprì allora una fase molto difficile della nostra vita. Problemi di salute, problemi economici ….
Mio marito stava male e dovevamo procurarci i soldi per ritirare il trattamento antiretrovirale all'ospedale statale, medicine che costavano 2500 kwacha malawiani [al cambio attuale 11,50 euro]. Noi facevamo del nostro meglio, per poter salvare la vita di mio marito, ma non era facile. Tanto più che nello stesso periodo mi comunicarono che dovevo subito interrompere l’allattamento al seno di mia figlia (avevo infatti una bambina, che non aveva nemmeno un anno, e la stavo allattando). Per me tutto ciò risultava estremamente difficile. Cosa avrei potuto dare da mangiare alla bambina? Tutto il poco denaro che mettevamo insieme serviva per comperare le medicine a mio marito.
Fu allora che uno dei medici dell'ospedale statale mi parlò di DREAM. Io mi ero fatta coraggio e gli avevo spiegato la mia, la nostra, situazione: il fatto che non ce la facevamo, che avevamo bisogno di essere aiutati. Allora lui mi indicò la strada del centro DREAM ... |
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