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Il Programma DREAM in Africa. Il caso Mozambico: dagli accordi di pace alla lotta all’HIV.

Conferenza a Lugano presso la Clinica Moncucco

Il 18 Gennaio Si è tenuta presso la Clinica Moncucco di Lugano la conferenza” Il Programma DREAM in Africa. Il caso Mozambico: dagli accordi di pace alla lotta all’HIV.

La Clinica ha tra i suoi soci la fondazione FAI ( Fondation Assistance Internationale) che da anni sostiene il programma DREAM in Mozambico. Rilevante il suo aiuto e contributo in quasi un decennio.

Speaker della Conferenza la Dottoressa Noorjeahn Magid, direttore Clinico del programma in Mozambico, , la Dr.ssa  Laura Zagrebelsky, responsabile per l’Italia del Global Fund e il Dr Guidotti Segretario Generale del Programma DREAM.  Grande entusiasmo e passione per il programma è stato testimoniato dal Presidente della FAI , Dr Respini e dalla Vicepresidente  Dr.ss Mancini che hanno ripercorso gli anni di lavoro e di collaborazione e il grande successo e forza che hanno contraddistinto questi anni di grande lavoro insieme che hanno fatto del programma uno degli esempi di punta della Fondazione stessa.

La dr.ssa Noorjeah ha ripercorso la storia di lotta , difficoltà e successi attraverso al sua storia personale suscitando tanta emozione simpatia per il Mozambico e per DREAM.

La grande collaborazione al conoscenza diretta in Mozambico del programma e i tanti  malati raggiunti che hanno contribuito ad un aumento del 40% dei malati n cura  è stato sottolineato dalla Dr.ssa Zagrebelsky che ha citato il programma veramente un modello per il Global Fund di successo ed  efficacia .

Immagini toccanti del programma e la voce delle attiviste , ascoltate in un video, hanno molto commosso e suscitata una grande ammirazione . Al termine della conferenza è stato firmato un nuovo accordo che permetterà a DREAM di poter aprire un nuovo centro in Centrafrica a Bangui.

L’avventura umana scientifica e spirituale del programma continua con sempre più passione ed amici.

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DREAM a Abidjan per la Conferenza ICASA

La conferenza ICASA è la principale conferenza sull’AIDS in Africa. All’appuntamento di quest’anno ad Abidjan, dal 4 al 9 dicembre, hanno partecipato circa 7.000 delegati ed è stata l’occasione per fare il punto sulle strategie per controllare l’epidemia che, come sappiamo, colpisce soprattutto il continente africano. Durante la conferenza sono stati discussi i punti critici dell’approccio 90-90-90, le peculiarità dell’HIV tra gli adolescenti, le nuove opportunità in termini di farmaci e prevenzione.

Il programma DREAM era presente con due lavori, uno dal Malawi e uno dal Camerun: una presentazione sul lavoro di screening per il cancro alla cervice svolto in Malawi, che ha coinvolto più di 3000 donne in due anni; un poster sui risultati di DREAM in Camerun in termini di retention e successo virologico.

La conferenza è stata un’occasione di incontro e scambi di esperienze. Molti hanno chiesto informazioni su DREAM, tra cui anche i rappresentanti del ministero della Salute della Costa d’Avorio.

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Qualità nella diagnostica e nelle cure. L’impegno di DREAM per la formazione in Camerun

Nel 2016 il Camerun ha adottato la strategia “test and treat” per mettere fine all’epidemia di AIDS nel paese e, nello stesso tempo, ha scelto di estendere a tutta la popolazione sieropositiva l’accesso alla carica virale, esame fondamentale per misurare il successo del trattamento. I due laboratori DREAM di Dschang e Yaounde, realizzati dalla Comunità di Sant’Egidio, fanno parte della rete di 10 laboratori a cui tutti i centri di salute del paese faranno riferimento per effettuare la carica virale. Si tratta di un esame sofisticato che necessita di elevati livelli di precisione e qualità. Proprio per potenziare il sistema laboratori, DREAM ha organizzato a Dschang un corso di formazione dal titolo “Introduzione di un sistema di qualità nel laboratorio clinico”, a cui hanno partecipato biologi e tecnici di 18 centri di salute ed ospedali della regione Ovest del Camerun. Il corso, che si è svolto dal 23 al 25 novembre, ha alternato sessioni teoriche a sessioni pratiche nel laboratorio DREAM di Dschang ed è stato caratterizzato da grande partecipazione e voglia di migliorare lo standard delle strutture dove ognuno operava.
Una delegazione della Comunità di Sant’Egidio ha poi incontrato il Ministro della Salute del Camerun ed ha espresso la disponibilità di accrescere la collaborazione per continuare a sostenere lo sforzo del paese nella lotta alla malattia.

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In visita al Centro DREAM Polivalente di Beira

Il 20 novembre una delegazione di rappresentanti della cooperazione dei paesi della U.E. ha visitato a Beira, in Mozambico, il Cento DREAM Polivalente della Comunità di Sant’Egidio. I rappresentanti, che collaborano a progetti comuni di aiuto allo sviluppo, hanno scelto di visitare insieme il programma DREAM come un esempio di buona pratica  nella partneship tra Europa e Africa.

L’accoglienza è stata calorosa e il percorso della visita ha attraversato tutti i settori del centro, permettendo di apprezzare la qualità del laboratorio di biologia molecolare e la sua dotazione tecnologica, il livello di formazione dei tecnici di laboratorio e del personale sanitario e di sostegno sociale. Gli ospiti sono stati particolarmente colpiti dall’attenzione del personale verso il paziente e di come sia data priorità alla continuità terapeutica ed assistenziale grazie a un’importante attività di ricerca delle persone che mancano agli appuntamenti, perchè non abbandonino le cure.

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Il lavoro di DREAM con gli adolescenti in Malawi

È un caldo lunedì di ottobre e Ak. si allontana dal suo quartiere sorridendo, salutando tutti i suoi conoscenti e gridando: “Vado a scuola! Evviva! Vado in una boarding school!”. Ivy e Maureen sono andati a prenderlo al mattino presto per accompagnarlo in una scuola residenziale che una famiglia italiana ha deciso di pagare per lui. Ak. ancora non riesce a crederci; fino allo scorso anno non riusciva a frequentare la scuola, non aveva nulla da mangiare, non aveva soldi per pagare il trasporto e raggiungere il centro DREAM…

Lui è uno dei tanti adolescenti in cura presso i centri DREAM e Ivy e Maureen, da più di un anno, avevano notato che il suo trattamento non era più efficace, non prendeva bene le medicine, non rispettava gli appuntamenti e perciò si erano dedicate a capire meglio la sua situazione. Orfano di padre, abbandonato dalla madre affetta da seri problemi psichici, per un periodo ha abitato con una zia ma poi è stato allontanato con l’accusa di essere un bambino stregone e di aver causato la morte del padre. È così diventato uno dei tanti bambini di strada che affollano i centri urbani del Malawi. Con l’aiuto degli operatori di DREAM sono stati fatti numerosi tentativi di reinserirlo nella casa di alcuni parenti ma dopo qualche mese veniva di nuovo cacciato via, sospettato di essere il responsabile della cattiva sorte in famiglia, delle piogge scarse, delle malattie o dei problemi economici. Qualcuno gli diceva apertamente: “è meglio che muori e finisci al cimitero con tuo padre”.

Maureen, una delle coordinatrici del centro DREAM di Blantyre, non ha mai smesso di cercare soluzioni, trova l’appoggio di  suor. Matilde che comincia ad aiutarlo: gli passa qualcosa da mangiare alla fine delle lezioni e qualche volta lo accompagna a far le visite e prendere le medicine.  I teen agers sono tra i pazienti più problematici e spesso, dopo un successo iniziale nell’età dell’infanzia, la terapia non dà più i risultati sperati a causa della scarsa aderenza.

Nei centri DREAM in Malawi ci sono quasi mille adolescenti in cura, molti sono orfani ma anche nei casi in cui ci sono famiglie presenti e attente non è semplice convincerli a prendere regolarmente la terapia.  L’adolescenza è un’età difficile a tutte le latitudini, si comincia a prendere coscienza di sé, si progetta il futuro e non è facile farlo quando la propria vita è segnata dall’AIDS contratta alla nascita. Tante sono le domande che si affollano nella mente dei ragazzi, come sarà la mia vita? Potrò sposarmi, Avere dei figli? A che serve studiare se sono malato? Dovrò prendere la terapia per tutta la vita? Questioni complesse da affrontare persino per un adulto e che diventano insormontabili per un adolescente specialmente se non ha una stabilità affettiva e sociale che lo circonda.

Spesso i genitori o i parenti sono in difficoltà, non sanno come comunicare ai figli, che sono sieropositivi. Talvolta le mamme si sentono colpevoli di aver trasmesso il virus ai propri figli e sfuggono, per ignoranza o senso di inadeguatezza, il momento in cui parlare con franchezza e spiegare le ragioni dell’assunzione quotidiana della terapia. Fino a quando si tratta di bambini piccoli la gestione è più semplice, basta una scusa, ad esempio dire “…queste sono medicine per l’anemia…” o “…per prevenire la malaria…”ma con gli adolescenti è più difficile. Sovente i ragazzi vengono a sapere per caso il loro problema, magari da un compagno di scuola, che si accorge delle regolari e frequenti assenze per andare a prendere le medicine e comincia a prenderli in giro.

L’aderenza al trattamento per gli adolescenti è una sfida aperta in tutti i paesi dove l’HIV è endemico e per questo motivo negli ultimi anni nei centri DREAM del Malawi è iniziata una approfondita riflessione sulla condizione degli adolescenti sieropositivi per poter meglio sostenere questi giovani pazienti.

Dopo alcune lezioni con il personale sulle caratteristiche dell’età adolescenziale, è stata effettuata un’analisi specifica di tutti i pazienti tra i 10 e i 17 anni. Si è poi indagato per ciascuno se erano stati informati e con quali modalità del proprio status e in riunioni successive sono stati aiutati e istruiti i genitori, o gli adulti di riferimento, su come comunicare la diagnosi ai propri figli.

Ad esempio, raccontare che al tempo della gravidanza l’accesso universale al trattamento non era disponibile e sottolineare che comunque i genitori si sono sempre presi cura dei figli, portandoli all’ospedale per la terapia e aiutandoli a crescere, ha contribuito a ricostruire un rapporto di fiducia tra adulti e ragazzi.

Per i casi più difficili, che mostravano carica virale in risalita dopo anni che questi bambini godevano di buona salute e prendevano correttamente la terapia, è stato deciso un intervento mirato con l’affiancamento di un attivista come punto di riferimento e sono state predisposte frequenti visite domiciliari di supporto per tutta la famiglia.

Sono poi iniziati i “sabati per gli adolescenti”, parte del personale socio sanitario dei centri DREAM, su base volontaria, ha deciso di dedicare l’ultimo sabato del mese all’apertura del centro dedicando così un giorno speciale di attività  ai teen agers. Avere un giorno riservato ai giovani ha avuto un effetto molto positivo, per i ragazzi non era più necessario perdere un giorno di scuola (il sabato non ci sono lezioni) ed essere circondati da coetanei ha reso il centro più accogliente e “su misura” per loro.  I centri il sabato cambiano volto: centinaia di ragazzi e ragazze se ne “impadroniscono”. Dalla mattina presto fino all’orario di chiusura è possibile vedere ragazzi che giocano a scacchi, a pallone, chiacchierano fra di loro, partecipano agli incontri di educazione sanitaria preparati dal personale e fanno merenda insieme.

Appartenere ad un gruppo, fatto così determinate in questa fase della crescita, da forza, coraggio, entusiasmo e voglia di vivere. Talvolta sono invitati a partecipare al sabato anche ragazzi più grandi che sono stati adolescenti di DREAM e che sono un esempio di storie di successo sociale e terapeutico, come G e F che si sono da poco sposati, G lavora come elettricista in una importante azienda del paese.

Con il moltiplicarsi dei sabati di DREAM sempre più ragazzi e ragazze hanno ricominciato a venire al centro, anche quando non avevano appuntamenti fissati. Hanno acquisito la consapevolezza di non essere soli ad affrontare la difficile condizione di sieropositività e sono nate tante belle amicizie. Questo gruppo ha anche favorito il recupero dei giovani con le situazioni sociali più disagiate come Ak.

Dall’essere insieme, far parte di un gruppo, di una famiglia in cui sentirsi accolti, fa maturare nuove idee e occasioni di amicizia, come quella proposta da T e R. che tanto desideravano fare una gita per vedere gli animali della savana che popolano il Malawi. E così… autotassazione per alcuni mesi per pagarsi il trasporto fino al parco di Chickwawa nel sud del paese… preparazioni di sandwich per un pranzo comune… un aiuto per ottenere un ingresso al parco a tariffa agevolata e… il 4 novembre 75 ragazzi sono andati in gita insieme alla scoperta del loro paese che certamente domani sarà un paese migliore, grazie anche al loro contributo per la costruzione di una società più umana e inclusiva.

 

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Nutrizione e Salute con DREAM 2.0

Il corso di formazione “Nutrizione e Salute, organizzato dal Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio con il contributo dell’8 x mille della Chiesa Cattolica Italiana ha visto impegnati per 4 giorni 23 operatori comunitari di salute dei centri DREAM della Tanzania (provenienti da Iringa, Arusha, Uwemba e Masanga) e 20 operatori comunitari di Iringa, Usokami e del distretto di Pawaga,  uno di quelli  più colpiti dalla malnutrizione infantile, nella Regione di Iringa.

La malnutrizione è  ancora oggi uno dei principali fattori che contribuiscono alla mortalità infantile in Tanzania. Nel Paese il 34,4% dei bambini sotto i cinque anni è affetto da  malnutrizione cronica, ma questo dato tocca il 50% nelle aree rurali e più povere.  La malnutrizione acuta interessa il 4,5% della popolazione, circa 2.600.000 persone. Il Paese ha recentemente inserito la lotta alla malnutrizione tra le priorità nel campo della salute pubblica.

Nella regione di Iringa più di 14.000 bambini soffrono di malnutrizione, di  questi 4700 di malnutrizione severa acuta, come hanno ricordato le autorità locali ( il Regional Commissioner e il Regional Medical officer ),   presenti all’inaugurazione. Tra le cause della malnutrizione, la povertà della popolazione rurale e una dieta basata prevalentemente sul consumo di cereali e tuberi, con scarso apporto di cibi ricchi di micronutrienti e proteine.

Per questo motivo durante il corso si è dato ampio spazio alla formazione su come educare la popolazione ad una dieta corretta e diversificata, migliorando l’alimentazione locale.

Con l’aiuto di nutrizionisti tanzaniani e di esperienze sul campo come quella della Comunità Papa Giovanni, sono stati messi a punto consigli pratici ed una serie di ricette utili per i bambini da 6 mesi a 2 anni, l’età più a rischio per la malnutrizione. Un altro argomento affrontato è stato quello relativo all’igiene nella preparazione e conservazione degli alimenti e all’importanza di consumare acqua sicura. L’insufficiente accesso all’acqua potabile è infatti causa di ripetute malattie che possono pregiudicare la buona crescita del bambino.

Tutti i partecipanti alla fine del corso, oltre all’attestato di partecipazione, hanno ricevuto l’edizione in kiswahili del libro “Come va la salute”.

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