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Conferenza a Nairobi: Achieving 90-90-90 in Kenya: DREAM experiences in HIV care

In Kenya il Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio è presente dal 2005. Ad oggi oltre 7000 pazienti sono in assistenza in 7 centri di cura Nairobi e nella “eastern region”. Dall’inizio il NASCOP (National Aids Control Program) e il Ministero della salute del Kenya hanno appoggiato il Programma e l’azione sul campo nelle diverse contee. DREAM è stato chiamato a fare parte delle commissioni nazionali per la stesura delle linee guida della cura dell’HIV.  Da un anno il paese ha scelto la strategia del cosiddetto del 90 90 90. (90% dei pazienti testati, 90% in trattamento stabile e 90% con una carica virale non più rilevabile). A Nairobi il Programma DREAM è portato avanti grazie alla collaborazione con la Congregazione delle Figlie della Carità.

La Cooperazione Italiana da oltre 5 anni sostiene il programma in Kenya. Per sottolineare questi aspetti di collaborazione e il raggiungimento degli ottimi risultati si è svolta a Nairobi la Conferenza dal titolo “Achieving 90-90-90 in Kenya: DREAM experiences in HIV care and treatment. The role of partnership: challenges and results”

L’Ambasciatore Italiano e quello di Irlanda intervenuti alla conferenza hanno sottolineato come durante le loro visite al centro clinico hanno potuto constatare la qualità di trattamento e i chiari risultati dimostrando la validità e la solidità del programma, così come la presenza di partenariati di livello e di lunga durata.

Forte sostegno e grande riconoscimento da parte sia del NASCOP che dei rappresentati della contee che hanno ricordato e sottolineato come DREAM sia il partner di elezione sulla lotta della pandemia e per l’ottenimento di risultati di valore. Il Professor Palombi, Responsabile scientifico del Programma DREAM ha quindi analizzato i risultati sia dal punto di vista delle qualità che del raggiungimento degli obiettivi. Ha messo in evidenza come il modello di cura proposto possa veramente essere una proposta replicabile per il paese e garantire risultati tangibili.

A lui si è associata la rappresentante della Maryland University, partner da anni di DREAM in Kenya, mostrando come le analisi dei dati e le valutazioni fatte sul campo abbiano messo in evidenza come DREAM possa essere un modello valido anche per la formazione.

La conferenza ha quindi sottolineato come il lavoro di tanti anni del programma ha costituito un importante elemento di sviluppo e di sostegno al paese e ai malati che grazie alla capillare presenza anche in aree rurali e distanti dalle città, come succede nella “eastern region”, riescono ad accedere a servizi di alta qualità. Grazie DREAM, Asante sana!

La notizia sul sito dell’ Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo

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Karibu DREAM Matteo Zuppi !

L’arcivescovo di Bologna Zuppi in visita al centro DREAM di Iringa

Mons. Matteo Zuppi al centro DREAM di Iringa in TanzaniaKaribu DREAM Matteo, sono le parole che hanno accolto con un caldo abbraccio Mons. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna, in visita lo scorso 20 gennaio al centro di cura della Comunità di Sant Egidio ad Iringa, in Tanzania.
Il caldo abbraccio è stato ricambiato dal grande affetto di Mons. Zuppi che con simpatia e interesse ha voluto visitare ogni singolo settore e dipartimento del Centro. Grande sorpresa nel vedere la cura degli ambienti, la grande organizzazione, la professionalità degli operatori che hanno spiegato il funzionamento del programma e la cura dei pazienti. Il programma DREAM oggi ha in cura 2100 pazienti nella città di Iringa e dalla sua nascita nel 2009 ha assistito circa 12.000 pazienti.
Il vescovo ha poi visitato il laboratorio di biologia molecolare di cui ha apprezzato gli standard di tipo occidentale e per le apparecchiature sofisticate, ha quindi incontrato i malati e li ha salutati dicendo: “Normalmente i ricchi tengono per loro le cose più belle. DREAM e la Comunità di Sant’Egidio invece, come una madre che vuole il meglio per i suoi figli, ha reso disponibile il meglio che si trova in Europa. Questo centro, oltre essere molto bello, mostra l’amore della Comunità per i suoi figli in Africa. Gli operatori non solo sono molto bravi, ma si vede che vi vogliono bene. Noi abbiamo ricordato il grande lavoro della Pace che la Comunità di Sant’Egidio ha fatto in Africa ricordando il Mozambico e il Burundi. Oggi quella che vediamo qui è un’altra guerra, contro l’AIDS. Noi siamo qui per vincere insieme questa battaglia “.
Una grande torta è stata tagliata da Mons Zuppi con l’aiuto di un bambino e di una attivista di DREAM. Al termine prima di una bella foto di gruppo, anzi di famiglia, i pazienti hanno regalato una maglietta con scritto “Karibu DREAM Matteo”. Benvenuto a DREAM Mons. Matteo!

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L’approccio globale all’AIDS e alle patologie associate oggi: una sfida da raccogliere

La  Formazione del Programma DREAM in Tanzania

img_7523L’estendersi dei programmi di cura per l’Aids e la Tubercolosi a livello paese e la necessità di sostenere lo sforzo del governo per garantire la loro qualità e quindi il loro successo, hanno mosso il programma DREAM a organizzare a Dar es Salaam un corso di formazione dal titolo “DREAM 2.0 – The global approach to HIV patient: prevention, diagnosis and treatment of virological failure and drug resistance.”
Il titolo e il tema affrontate hanno suscitato molto interesse e attenzione tra il personale sanitario coinvolto nella lotta alle pandemie. Oltre 30 clinici esperti di diverse zone della Tanzania hanno partecipato alla formazione. La presenza di docenti internazionali, la fama del programma DREAM nel paese e il delicato e attuale tema proposto hanno fatto si che ci sia stata un’entusiasta risposta dei partecipanti.
L’inaugurazione dei lavori si è tenuta alla School of Pubilc Health di Dar es Salaam presso il Muhimbili Hospital. Il rettore ha avviato il corso sottolineando l’onore e il piacere di poter ospitare tal evento.
Il responsabile dei laboratori del NACP ha ricordato come DREAM ha fatto da apripista in questi anni realizzando laboratori di biologia molecolare che consentono il monitoraggio dei pazienti in trattamento e che oggi sono un modello da implementare per l’intero paese.
ll corso è stato realizzato grazie al sostegno della Chiesa Cattolica e dei fondi dell’otto per mille che supportano da anni con notevole successo e impatto DREAM.
Il 1 Dicembre, giornata Mondiale per la lotta all’Aids, da poco celebrata pone ancora molte sfide aperte: l’estensione dei programmi di cura a livello nazionale, la loro sostenibilità, il controllo dell’aderenza alle cure per evitare l’insorgere di resistenze ai farmaci e il ruolo importante di tutti gli attori coinvolti, dalla cui azione dipendono le sorti di milioni di malati. Indubbiamente la formazione dei sanitari gioca un ruolo fondamentale per il successo in questa battaglia.
Molto ancora resta da fare e molto cammino si è fatto grazie all’appoggio di tanti. La Comunità di Sant’Egidio sente come non possa non raccogliere la sfida che quest’epidemia porta con sé appoggiando gli sforzi dei paesi dove essa è presente, partendo proprio dal personale sanitario impegnato nella lotta e nella cura dell’AIDS e delle altre patologie a essa correlate.
Alla conclusione del corso, l’Ambasciatore Italiano in Tanzania, Dott. Roberto Mengoni, ha posto l’accento sul ruolo fondamentale di Sant’Egidio sia in Tanzania che in Africa in questi anni per la presenza e il lavoro svolto nella lotta alla pandemia e per la pace.
Molte sfide restano e DREAM si consolida sempre più nel ruolo guida e anticipatore di grandi e importanti scelte che hanno cambiato le tante realtà dei paesi dove opera a fianco dei malati e degli operatori.

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Giornata mondiale contro l’AIDS 2016

Formazione e tecnologia al cuore del successo del programma dream

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Anche oggi, giornata mondiale dell’AIDS 2016, oltre 230 persone contraggono l’infezione da HIV ogni ora. La situazione è grave in molti paesi, soprattutto africani, ma tanto si è fatto e si sta facendo; oltre 18 milioni di persone sono in trattamento in tutto il mondo, anche se circa altrettante ne avrebbero bisogno.

Come ha detto Kofi Annan “Quella dell’AIDS non ha niente a che vedere con una crisi sanitaria, ma è una minaccia allo sviluppo stesso”, per questo deve essere affrontata con strategie a lungo periodo, come quella della Comunità di Sant’Egidio che con il programma DREAM dopo 15 anni è ancora sul campo nella lotta all’AIDS. Il tema della sostenibilità, importantissimo in contesti a risorse limitate come quelli africani, va affrontato nell’ottica dello sviluppo e non nella risposta emergenziale ad una crisi. I numeri parlano chiaro: in Africa ci sono circa 25,5 milioni di persone che convivono con il virus, ma meno della metà di loro ricevono il trattamento salvavita. UNAIDS ha recentemente pubblicato dei dati che mostrano come nella regione del Sud e Est Africa vivano 19 milioni di sieropositivi e solo il 54% riceve il trattamento antiretrovirale, mentre nell’Africa centro-occidentale vivono “solo” 6,5 milioni di persone con HIV ma il 72% di loro non riceve nessun trattamento. Ban Ki-moon ha dichiarato: “La nostra sfida è quella non lasciare nessuno indietro”, ma purtroppo oggi in Africa si lasciano indietro oltre 13 milioni di persone. DREAM oggi raggiunge con il suo programma 300.000 pazienti in tutto il continente.

Una delle sfide del contesto africano è quello del personale. In molti paesi mancano medici e infermieri qualificati in grado di far fronte ad un così alto numero di malati. Gran parte dei paesi europei hanno mediamente 1 medico ogni 250 persone, in Africa invece, proprio lì dove il peso delle malattie è più pesante, ci sono pochissimi medici: in Guinea Conakry, da poco uscita da Ebola, c’è un medico ogni 10.000 abitanti, in Mozambico un medico ogni 37.000 persone e in Malawi, tra i paesi più colpiti dall’AIDS, c’è un medico ogni 52.000 abitanti. Molti di questi medici sono stati formati da DREAM e alcuni di loro lavorano al programma e ricevono costante formazione. Dall’inizio delle sue attività DREAM infatti ha formato oltre 5.000 persone tra medici, infermieri, tecnici, laboratoristi, assistenti sociali, attivisti. Solo nel 2016 hanno partecipato ai corsi di formazione organizzati da DREAM oltre 600 professionisti di 12 paesi Africani.

DREAM è anche formazione “on the job”, supervisione, affiancamento, e-learning. Negli anni il personale di DREAM in Africa – migliaia di operatori sanitari – ha ricevuto una formazione continua: da 15 anni specialisti europei supervisionano (in loco o a distanza), affiancano e formano i colleghi africani. Si sono così diffuse conoscenze specialistiche in tanti paesi ed è cresciuta una generazione di professionisti africani in grado di fornire un servizio sanitario di qualità. Tali competenze rimangono nel territorio e sono la garanzia dello sviluppo del continente.

Inoltre, anche grazie alla collaborazione con Global Health Telemedicne, una specifica piattaforma di telemedicina ha permesso di allargare la rete di medici ad un centinaio di specialisti europei che danno consulenze in poche ore, refertano elettrocardiogrammi ed elettroencefalogrammi, danno consigli terapeutici per pazienti diabetici, offrono le loro competenze. Questa rete, oltre ad essere un’offerta di servizi sanitari di qualità per i pazienti, è un’occasione di formazione on the job per i professionisti africani che ricevono le consulenze.

DREAM investe da anni sul personale africano per affrontare in maniera incisiva il delicato tema della sostenibilità per la cura dell’AIDS; è una conoscenza che si diffonde e permette ai sistemi sanitari di far fronte in maniera adeguata all’epidemia; ma è anche qualcosa di più, è una scommessa sul futuro dell’Africa, che è incentrata sul personale africano ma si fonda su un’alleanza euroafricana.

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Eccellenza nella diagnostica. Il ruolo del laboratorio in DREAM 2.0

dream-resistance-m2La scorsa settimana in Malawi, presso il centro DREAM Elard Alumando di Blantyre, si è tenuto un workshop dal titolo “Assicurare l’eccellenza nella diagnostica e nella gestione di laboratorio. Il ruolo del laboratorio in DREAM 2.0”. Il corso, sponsorizzato dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) e da Abbott Diagnostics, ha visto coinvolti i responsabili dei maggiori laboratori realizzati dal Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio in Africa, provenienti da Mozambico, Kenya, Tanzania, RDC e dallo stesso Malawi.

Partendo dalla constatazione di come DREAM in questi ultimi anni sia stato capace di rispondere alle nuove sfide poste dalla domanda di Salute Globale in molti paesi africani, grazie al modello di cura inclusivo e attento ai bisogni del paziente come persona, coniugato all’eccellenza dei servizi offerti (e i laboratori di biologia molecolare ne sono un esempio), i partecipanti si sono interrogati su come i laboratori da loro diretti possano essere sempre meglio al servizio del programma DREAM.

Per questo, ci si è confrontati su come implementare nuovi test analitici, su come garantire lo sviluppo del sistema qualità, in accordo con le normative internazionali, gli orientamenti del WHO e i programmi specifici di ogni Paese. Ma anche come lavorare in coordinamento con altre Istituzioni, Pubbliche e Private, nazionali e internazionali, al fine di rendere sostenibili e sempre più accessibili nei vari Paesi i servizi di diagnostica, soprattutto per il settore molecolare.

Il lavoro in team, il confronto sugli argomenti specifici, e la condivisione di problemi e soluzioni ha arricchito moltissimo tutti i partecipanti, che hanno espresso un profondo e corale ringraziamento per l’occasione, impegnandosi a mantenere più stretti contatti nel corso dell’anno, per rafforzare ancora di più la rete africana realizzata dalla Comunità di Sant’Egidio con DREAM, lavorando insieme al mantenimento di un “approccio umanistico” alla qualità scientifica richiesta dalla professione, per non dimenticare che, dietro ogni campione da sottoporre ad analisi, si nascondono i volti, spesso familiari e amichevoli, di tanti uomini, donne e bambini.

Un particolare apprezzamento è stato espresso ai colleghi del programma DREAM in Malawi per l’eccellente lavoro svolto nell’implementazione di nuovi servizi come il monitoraggio dell’ipertensione, o lo screening del tumore al seno e del collo dell’utero. In ultimo, grande soddisfazione ha suscitato la presentazione da parte di Richard Luhanga, direttore del laboratorio di Blantyre, del metodo in house per il monitoraggio della farmacoresistenza di HIV. Questo metodo di laboratorio, che era appena stato presentato in una open lecture a Lilongwe alla presenza dei responsabili del Ministero della salute, dei CDC e di vari partners internazionali attivi nel settore dell’HIV, è molto interessante in quanto potrebbe, a regime, ridurre a un quarto i costi del test, e poter essere implementato nel Paese senza dover continuare a spedire all’estero i campioni da sottoporre ad indagine.

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L’energia solare che alimenta e sostiene il sogno di DREAM

05Nella bella cornice del centro nutrizionale della Comunità di Sant’Egidio a Machinjiri, nei pressi di Blantyre in Malawi, con la partecipazione del Direttore di Total Malawi, Seggie Kistasamy, si è svolta la cerimonia di consegna di 7 impianti ad energia solare installati tra la seconda metà del 2015 e i primi mesi del 2016 nell’ambito del progetto ‘A solar DREAM for Malawi’ finanziato dalla Fondazione Total attraverso Total Malawi.

Un totale di 10 centri DREAM in Malawi, di cui 2 con annesso laboratorio di analisi sono stati dotati di impianti ad energia solare nei 3 anni del progetto.

E’ una buona notizia in un paese attraversato da una grande crisi. Le piogge irregolari dei 2 anni passati hanno portato carestia e la fame è purtroppo la compagna quotidiana di molti in questi mesi.

Inoltre deficit strutturali e cattiva manutenzione stanno provocando una cronica carenza di energia elettrica in tutto il paese. Ci sono vaste aree del Malawi che ricevono energia solo poche ore durante la notte, altre restano al buio per giorni. Gli ospedali, soprattutto quelli nelle zone più rurali, rifiutano di eseguire interventi chirurgici o parti cesarei d’urgenza soprattutto nelle ore notturne quando rischierebbero di rimanere al buio totale. Anche l’acqua è diventata un problema, perché senza energia elettrica non è possibile pomparla dai pozzi verso le cisterne. Così purtroppo per giorni interi i centri sanitari restano anche senza acqua.

La rete dei nostri centri DREAM sta soffrendo di questa deteriorata situazione e gli impianti a energia solare sono una benedizione per poter svolgere normalmente le quotidiane attività di cura.

Proprio qualche giorno fa l’Organizzazione Mondiale per la Meteorologia e il Clima ha annunciato che le concentrazioni globali di CO2 hanno stabilmente superato le 400 parti per milione. Non è una buona notizia. L’OMM ha dichiarato il 2016 primo anno dell’ ‘Era dell’anidride carbonica’.

I canti e i balli di ringraziamento delle donne di Machinjiri si uniscono a quelli dell’ambiente naturale del Malawi, spesso maltrattato da inquinamento e deforestazione.

I 10 centri DREAM ad energia solare in Malawi sono un piccolo passo, ma nella giusta direzione.

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