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22/05/2013

Il Programma DREAM partecipa alla 66ª sessione dell'Assemblea Mondiale della Sanità

Si è aperta il 20 maggio a Ginevra la 66ª sessione dell’Assemblea Mondiale della Sanità, il supremo organo decisionale dell'OMS cui partecipano circa 3000 partecipanti in delegazioni provenienti da tutti gli Stati Membri dell'OMS. Il programma DREAM della Comunità di Sant'Egidio partecipa con una delegazione e ha promosso un side-event dal titolo "DREAM: Achieving Results in HIV Positive Patients in Sub-Saharan Africa", in cui presenterà i risultati e le prospettive del lavoro che svolge da più di 10 anni per cura i pazienti affetti colpiti dall'AIDS in Africa...
 

Video

Il Programma DREAM - TG3 ore 12 del 22 aprile 2013
Msd e Comunità di Sant'Egidio per ridurre mortalità materna da Hiv
Il centro nutrizionale della Comunità di Sant'Egidio a Matola, Mozambico
Contagio Positivo
di Maite Carpio
 

Rassegna stampa

DREAM, acronimo di Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition, è un programma ad approccio globale per curare l’AIDS in Africa avviato nel febbraio 2002 dalla Comunità di Sant’Egidio

Oggi è presente in Mozambico, in Malawi, in Tanzania, in Kenya, nella Repubblica di Guinea, nella Guinea Bissau, in Nigeria, in Angola, nella Repubblica Democratica del Congo, in Camerun...




16/04/2013

Il Programma DREAM per dare senso a una vita ritrovata. Testimonianza di Cacilda Isabel Massango.

Mi chiamo Cacilda Massango. Sono Mozambicana e ho 36 anni. Sono madre di una bambina di 11 anni . Nell’ottobre del 2002, decisi di sottopormi al test per l’HIV presso l’ospedale Generale di Machava. Per me fu un grandissimo dolore trovarmi davanti al risultato: era positivo! Mi disperai e pensai a tutte le peggiori soluzioni possibili. Quelli furono giorni di sofferenza enorme, perché le informazioni che avevo all’epoca erano che per ogni persona con l’AIDS non c’e’ che la morte. E cosi’, anch’io, come gli altri, aspettavo di morire.


Ma ho avuto la fortuna di incontrare il programma DREAM della Comunita’ di Sant’ Egidio. Per me fu veramente una buona notizia, che cambiò completamente la mia vita. Cominciai così il trattamento antiretrovirale e già dopo pochi mesi mi ripresi, tanto che non avevo più segni della malattia. . Tornai ad essere la protagonista principale della mia vita, una vita reale in cui potevo avere dei sogni e dei desideri. In Mozambico si dice che tornai ad essere “proprietaria del mio naso”. Ho ritrovato la mia dignità e ho scoperto di avere un futuro
Alla fine del 2003, con altre donne positive, e in trattamento antiretrovirale, decidemmo di fondare l’Associazione Eu DREAM, una rete di donne e uomini che aiutano altri pazienti a fare bene il trattamento.
Sono orgogliosa di essere stata una delle prime attiviste, in un periodo di grande lotta, quando alla malattia si accompagnavano la discriminazione e lo stigma, e di poter dare il mio contributo soprattutto alle madri sieropositive e ai loro figli dei centri DREAM di Maputo.
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30/05/2011

Editoriale

Il programma DREAM: approccio olistico della cura della persona nella prevenzione e  trattamento dell’HIV/AIDS

Prof.ssa Maria Cristina Marazzi
Comunità di Sant’Egidio - Università LUMSA

Origine
Alla fine degli anni novanta l’epidemia di AIDS in Africa cominciava a delinearsi come una vera e propria catastrofe umanitaria: un impressionante numero di soggetti infetti, una mortalità molto elevata ed una crescente popolazione di piccoli orfani. Questa situazione metteva anche in grave difficoltà la vita sociale ed economica di interi paesi africani.
In quegli anni sia le principali agenzie internazionali che molte ONG puntavano su un approccio esclusivamente preventivo, cercando cioè di ridurre il numero dei nuovi infetti, per contenere almeno in parte la diffusione epidemica dell’HIV.
Per la Comunità di Sant’Egidio, che già contava numerosissimi africani tra i suoi membri, un tale approccio –contenimento del contagio- appariva riduttivo. Era scarsamente attento alla vita dei milioni di infetti africani, lasciati senza alcuna speranza e segnati da una malattia mortale, infamante ed emarginante.
L’approccio preventivo, da solo, risultava insufficiente e fallimentare. Gli attuali 23 milioni di infetti in Africa ne sono purtroppo la prova chiara.
Inoltre, come cristiani, ci appariva insopportabile l’ingiustizia di una cura possibile ed efficace, la triterapia, ma non disponile per gli africani. Il diritto alla terapia è un diritto umano fondamentale, troppo spesso violato senza neanche la consapevolezza del danno subito da parte del malato africano. 

Ci è sembrato che fosse necessario allora uno sforzo più generoso: un’assunzione di responsabilità verso i malati africani, una coscienza più forte dell’interdipendenza tra il Nord e il Sud del mondo e della sfida di un futuro comune migliore per tutti.
Da queste motivazione ha preso l’avvio il programma DREAM (Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition). DREAM è nato davvero come un “sogno”: rendere disponibili terapie e tecnologie già sperimentate nel mondo ricco in Africa...

27/04/2013

L'iniziativa di Maputo per l'eliminazione della trasmissione materno-infantile dell’infezione da HIV: la necessità di un modello di cura.

Si è tenuto a Maputo dall’11 al 15 marzo 2013 un workshop sulla prevenzione della trasmissione materno-infantile del virus dell’HIV organizzato dal programma DREAM. Tra i partecipanti, medici, clinici, infermieri e rappresentanti esperti di salute pubblica provenienti da vari paesi dell’Africa sub-sahariana.

Lo sviluppo di nuove linee guida internazionali e un modello di cura basato sulla somministrazione di Tripla Terapia Antiretrovirale a TUTTE le donne HIV positive in gravidanza , dalle prime settimane di gestazione fio allo svezzamento, ci rende più vicini all’obiettivo di eliminare la trasmissione verticale dell’HIV. Sono stati pubblicati i punti chiave dell’accordo raggiunto durante il workshop.

 - Negli ultimi 10 anni ci sono stati grandi sviluppi nel campo della prevenzione della trasmissione materno-infantile del virus dell’HIV. Vi è una crescente consapevolezza sulla necessità di interventi che siano ampiamente efficaci nel prevenire la trasmissione verticale dalla gravidanza fino alla fine dell’allattamento. La superiorità di una combinazione di almeno tre farmaci antiretrovirali nel ridurre la trasmissione verticale rispetto alla mono o bi-terapia è stata chiaramente documentata...