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Radiogiornale Radiovaticana (Città del Vaticano) – Terapie anti AIDS anche nei paesi in via di sviluppo: a Parigi 5000 esperti riuniti per una conferenza internazionale sul virus

Testo della Trasmissione di martedì 15 luglio 2003

Intervista al Dott. Giuseppe Liotta

Come salvare i Paesi in via di sviluppo dall’Aids, un virus che dalla sua scoperta, nel 1983, ad oggi ha contagiato 60 milioni di persone e ne ha già uccise più di un terzo, ben 22 milioni. È l’incognita alla quale lavorano gli oltre 5mila esperti di 120 Paesi riuniti fino a domani a Parigi per la II Conferenza internazionale sull’Aids, promossa dall’International Aids Society. In primo piano, le costose terapie anti-virus già disponibili – i cosiddetti “cocktail antiretrovirali” – con cui si tenta di salvare milioni di poveri nei Paesi in via di sviluppo, dove si concentra circa l’85% dei sieropositivi. Intervenendo ai lavori, l’ex presidente sudafricano ha invocato un maggior impegno dell’Unione europea nella lotta al male e ha chiesto un accesso ai farmaci anti-Aids anche per i meno fortunati. La mancanza di terapie – ha detto Mandela – è una ”palese violazione dei diritti umani su scala mondiale”. Ma a che punto è oggi la lotta all’Aids nel mondo? Giada Aquilino lo ha chiesto al dott. Giuseppe Liotta, responsabile di “Dream”, il progetto anti-Aids per il Mozambico della Comunità di Sant’Egidio, presente al Congresso di Parigi:

 

 

 

R. – Bisogna distinguere chiaramente tra quello che succede nei Paesi occidentali e negli Stati Uniti e ciò che accade nei Paesi in via di sviluppo. In Occidente la lotta all’Aids è a buon punto, perché i farmaci consentono di controllare la malattia per lungo tempo. Gli stessi farmaci, purtroppo, sono disponibili solo in maniera molto limitata nei Paesi in via di sviluppo, dove invece la mortalità della malattia è ancora elevatissima. Oltre il 90 per cento delle morti per Aids avvengono ormai nei Paesi meno sviluppati, dove sono concentrati i ¾ dei pazienti. Ci sono delle zone, come in Africa australe, dove nelle popolazioni adulte la percentuale di infezione raggiunge il 30 per cento; in qualche caso, come in Botswana, addirittura il 35 per cento.

 

 

 

 

 

 

 

D. – Perché questa disparità tra Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo?

 

 

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