• Via di San Gallicano, Rome, Italy
  • (39) 06 8992225
  • dream@santegidio.org

Una storia dal Malawi: La resurrezione di Edward

 Edward torna lentamente, con il cuore pieno di disperazione, verso la sua abitazione nell’area 25 della periferia di Lilongwe, la capitale del Malawi.

Strade sterrate e polverose, file di case basse, di fango o di mattoni cotti al sole, la povertà di sempre. Ma anche tanta gente, la vita che pulsa, gli uomini e le donne che camminano, che parlano, che ridono.
 

Edward, però, non partecipa della vita che scorre accanto a lui. E’ malato. Ha l’AIDS.
 

E’ un uomo senza speranze, ormai. Non ha più un lavoro, lui che da giovane aveva avuto al fortuna di poter studiare ed aveva completato la scuola secondaria, lui che aveva ottenuto un buon impiego come meccanico. E’ normale in Africa, quando si è ammalati, perdere il lavoro, e di conseguenza anche gli amici e la propria posizione sociale. Ed in effetti Edward non ha più amici. Quelli di un tempo, spaventati dalle sue condizioni, non vogliono nemmeno vederlo, hanno paura. I migliori tra loro provano un po` di  compassione.

Per questo Edward torna a casa. E’ un buon posto per morire. Dove dovrebbe andare, peraltro? Non c`è molto altro da fare, ormai. Nelle condizioni in cui si trova come poter lavorare? Come poter sopravvivere? Il virus ha infierito terribilmente sul suo corpo, rendendolo debolissimo e quasi cieco a soli 38 anni. Fra poco non ci vedrà più e non potrà neanche più camminare da solo.
 
L’aveva scoperto ad aprile 2005, Edward, di avere l’AIDS. Stava spesso male, gli avevano chiesto di fare delle analisi del sangue …. Ed ecco, il test era risultato positivo. Edward era stato infettato dal virus dell’HIV ed il suo sistema immunitario era già pesantemente compromesso.
Una notizia terribile. Ma aveva lottato, Edward, non si era arreso. Saputo il risultato delle analisi aveva provato a curarsi approfitando del trattamento offerto dal governo, con fiducia aveva cominciato a prendere regolarmente le medicine. Ma le sue condizioni non erano migliorate … anzi, andavano peggiorando di giorno in giorno. E allora, cos`altro fare se non tornare a casa per aspettare la morte?
 
Ma la storia di Edward non è destinata ad incrociare la morte. Per uno di quei miracoli che avvengono anche in Africa la sua vicenda incrocia un sogno di speranza, di guarigione, di vita.
Mentre Edward sta tutto il giorno disteso su una stuoia, senza aspettarsi niente e nessuno, all’improvviso succede qualcosa. Lo va a trovare Joseph, un suo lontano parente, che ha saputo della sua malattia e che l’anno precedente ha partecipato al Corso di formazione per tecnici di laboratorio del Programma DREAM, a Maputo, in Mozambico.
Joseph, appunto dopo aver frequentato quel corso di formazione, ha iniziato a lavorare nel laboratorio di biologia molecolare dell`ospedale di Mthengo wa Ntenga, alla periferia di Lilongwe. Quel laboratorio è il primo aperto da DREAM in Malawi, ed è l’unico del paese in cui i malati non pagano per fare le sofisticate analisi necessarie per monitorare e curare l’AIDS. Joseph è entrato a contatto con tanta gente, con tanti malati: ha visto che, grazie alla terapia antiretrovirale, molti pazienti hanno ripreso speranza e forza, che l’AIDS non è una condanna a morte, ma una malattia che può essere curata e tenuta sotto controllo. 

Ecco allora che Joseph, che ha visto le condizioni di Edward e ne è rimasto impressionato (quasi non lo riconosceva), gli dà il consiglio giusto, quello di andare al centro DREAM di Mthengo wa Ntenga. Lì potrà essere curato, allo stesso modo in cui si curano i malati di AIDS in Europa o negli Stati Uniti, e per di più gratuitamente. Ad Edward, come agli altri malati più deboli, che non possono lavorare, verranno dati anche degli aiuti alimentari.

Edward si lascia convincere dal discorso appassionato di Joseph, dalla sua prospettiva di cura e di dignità restituita e decide di affrontare lo sforzo di raggiungere il centro DREAM.
Non è facile, c`è da percorrere un lungo tratto a piedi e poi si deve prendere un minibus. Sono circa 1600 kwacha per andare e tornare, più di un dollaro. E peraltro Edward non può certo affrontare il viaggio da solo, è quasi paralizzato! Ci vorranno almeno una o due persone di buona volontà che si impegnino ad accompagnarlo.
Ma la prospettiva di ritrovare la speranza vale tutto questo. Edward non vuole più lasciarsi andare ora che coltiva un sogno di guarigione e di vita.

Edward arriva al nostro centro il 31 ottobre 2005, viene aiutato ad accomodarsi in sala d’attesa e poi visitato. Il medico fa eseguire un prelievo per poter reimpostare la terapia e prescrive le cure per trattare le numerose infezioni opportunistiche che affligono il paziente.
Edward, infatti, ha una tosse terribile causata dalla tubercolosi, lesioni cutanee sul corpo e sulla testa, una ferita all`ascella destra, infettatasi, che dovrà essere incisa per drenare il pus, dolori muscolari che gli impediscono di camminare da solo e una debolezza generalizzata. Benché sia alto più di un metro e settanta è talmente dimagrito negli ultimi mesi da non arrivare a pesare 50 chili. Per questo riceve il supporto alimentare per i giorni a venire, fino alla visita successiva.
In un primo tempo Edward verrà al centro ogni due settimane, c’è bisogno di un controllo medico molto serrato.
Dopo un paio di mesi, però, comincia a stare meglio. Nel suo quartiere quasi non ci credono, ricomincia a camminare e a vedere. A febbraio viene da solo per le visite, non ha bisogno più di nessuno che lo accompagni.

Oggi Edward è un’altra persona.
A metà marzo è arrivato al centro DREAM orgoglioso di aver convinto la moglie ad eseguire anche lei il test e ad entrare nel nostro programma di assistenza. Ricorda con noi la sua storia, ci ringrazia per la terapia che gli ha permesso di rimettersi in buone condizioni. Oggi vede il suo futuro con più speranza e con meno solitudine, ha trovato qualcuno che combatta insieme a lui la battaglia per la sua salute.
Conversiamo a lungo anche con sua moglie. Ci racconta che fino a pochi mesi fa non pensava che suo marito potesse cavarsela. Anzi, temeva molto anche per se stessa. Lui, dopo che aveva cominciato a star male, aveva più volte tentato di convincerla a fare il test, ma lei non aveva voluto. Aveva paura, temeva di avere la conferma che la disperata condizione del marito potesse un giorno essere anche la sua. Ma quando invece ha cominciato a vedere che suo marito riprendeva forza giorno dopo giorno, la paura ha cominciato a scomparire ed ha lasciato spazio alla convinzione che è importante conoscere e affrontare per tempo il risultato del test, tanto più se si può avere la certezza, al centro DREAM, di essere seguiti ed accompagnati con premura, oggi ed in futuro.
La moglie di Edward ha fatto il primo prelievo ed è tornata a casa con il marito. Li vediamo allontanarsi dall’ospedale passeggiando per le vie del mercatino che si trova all’esterno del centro. Sono ancora malati, ma il loro passo è il passo di chi ha ritrovato la speranza, di chi ha ripreso a sognare. Camminano insieme, tranquilli, verso un futuro che si intravede più lungo di quanto avessero pensato solo qualche mese prima.

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail