• Via di San Gallicano, Rome, Italy
  • (39) 06 8992225
  • dream@santegidio.org

Malawi – La storia di Violet e di Faith, bambina nata sana da una madre sieropositiva

Martedì, al centro DREAM di Mthengo wa Ntenga (Lilongwe), è arrivata Violet. Era con Faith, sua figlia, che aveva appena compiuto i 18 mesi.
Faith è una degli oltre 100 bambini nati nel programma di prevenzione verticale DREAM a Mthengo wa Ntenga. Il suo nome in inglese significa ‘fede’, e senz’altro Violet, alla nascita di questa sua quarta figlia, giunta quando da pochi mesi aveva scoperto di essere sieropositiva, aveva voluto affidarsi ed affidarla a chi era in grado di condurle entrambe oltre la rassegnazione e la disperazione.
Violet era arrivata a Mthengo wa Ntenga il 19 ottobre 2005. Voleva fare una normale visita di controllo al locale Antenatal Care.

Un centro di maternità – come la maggioranza dei centri di maternità del Malawi – a corto di personale e di mezzi. In mancanza d’altro in tali centri ci si limita al controllo del peso della gestante ed alla prescrizione di qualche compressa di sale ferroso per curare l’anemia, molto diffusa tra chi vive in paesi dove la malaria è endemica. Secondo le normative vigenti in Malawi per prevenire la diffusione dell’AIDS, sarebbe obbligatorio procedere anche ad un test per l’HIV, ma spesso, purtroppo, nelle aree rurali i kit necessari non sono disponibili. A Mthengo wa Ntenga, però, grazie al supporto del centro DREAM, fare il test è possibile.

Quando, durante l’attesa della visita, a tutte le donne è stata spiegata l’importanza di fare il test, Violet ascoltava con attenzione. Da un po’ non stava troppo bene, aveva una strana tosse persistente, febbri frequenti. Sicuramente il suo animo era turbato … per un donna malawiana scoprire di essere positiva al test è un dramma, ti crolla il mondo addosso, in un attimo tutta la tua vita non è più come prima. Appena si comincia a spargere la voce che una donna è sieropositiva tutti cominciano a guardarla in un altro modo, i bambini non vanno più a giocare con i suoi figli, e non sono pochi i mariti che abbandonano le mogli affermando che sono loro stesse la causa del male.
Quel giorno, però, gli operatori e le attiviste di DREAM non si limitavano a spiegare cosa sia l’HIV e come si trasmetta. Dicevano anche della possibilità di curare la malattia ed informavano che, facendo bene la terapia, è possibile per una donna sieropositiva mettere al mondo un bambino sano. Violet si è fatta coraggio ed ha deciso di fare il test.

Ed ecco la risposta temuta: il test è positivo. Sono momenti terribili, il futuro fa paura: “Come faccio a tornare a casa? Cosa dico a mio marito? Cosa ne sarà dei miei bambini?”. Ma l’incontro con DREAM sostiene, incoraggia, apre ad una nuova speranza.
Dopo il test tutte le donne positive vengono accolte dal personale specializzato di DREAM in piccole stanze curate e ben arredate. C’è il tempo di parlare senza fretta. I malati hanno l’opportunità di esporre le proprie paure, di ascoltare le storie di chi ha già vissuto la stessa esperienza. Ricevono consigli pratici, suggerimenti su come spiegare la situazione ai propri familiari. Si offre loro la possibilità di incontrare e prendere in cura anche i parenti. Si garantisce la disponibilità gratuita di farmaci, visite mediche, esami di laboratori e – se necessario – assistenza domiciliare ed un pacco alimentare. Si assicura, in una parola, che qualcuno sarà al tuo fianco nella lotta contro il virus, per sostenerti nella cura ed aiutarti.
Dopo il colloquio Violet torna a casa meno preoccupata. Parla con il marito e poi con gli altri parenti e dopo una settimana torna al centro DREAM. Per cominciare la cura, per iniziare la prevenzione verticale, per salvare la vita del bambino che aspetta.
Giorno dopo giorno la paura e l’angoscia dell’inizio lasciano spazio alla fiducia, all’amicizia ed alla serenità che si respirano in un centro DREAM.
E forse per questo al momento del parto il nome della bella bimba di oltre 3 kg che vede la luce è già deciso: Faith. Fiducia che lei possa essere libera dall’AIDS, che possa crescere felice e che possa diventare adulta in un mondo meno ingiusto di quello in cui la cura per l’AIDS è disponibile solo per una esigua minoranza di persone malate.
Al centro DREAM abbiamo visto crescere Faith di mese in mese. E’ venuta regolarmente, in questi 18 mesi, con la mamma, agli appuntamenti di controllo. Ogni volta abbiamo verificato la sua crescita, il suo peso, abbiamo dato alla madre consigli per l’igiene e per dare alla bimba una buona alimentazione durante e dopo lo svezzamento.

 

Martedì scorso Faith ha compiuto i 18 mesi, l’età giusta per poter fare il test definitivo e stabilire con certezza se è presente nel suo sangue il virus HIV. Violet è venuta puntuale come sempre con la sua bambina, emozionata ed elegante. Le aspettative erano buone perché in tutte le analisi e i controlli fatti in quest’anno e mezzo i risultati già mostravano che Faith si era salvata dal contagio, come il 98% dei bambini che nascono all’interno del programma DREAM.
Questa volta entrare nella stanza dei test non è stato motivo di angoscia e, come previsto, il test ha definitivamente confermato che Faith è l’ennesima bambina del centro DREAM di Mthengo wa Ntenga che nasce sana da una madre sieropositiva. All’esito del test è cominciata una festa improvvisata, Violet ha voluto fare il giro di tutto il centro, mostrando la sua bimba sana a tutti gli altri pazienti, al personale ed anche ai tecnici di laboratorio che hanno permesso, con il loro lavoro, questo piccolo miracolo.
Poi è andata via contenta, con in braccio Faith. Davvero la fiducia di Violet che la sua bimba potesse nascere sana è stata ben riposta.
Ma la fiducia continua ad alimentarsi. Mentre Faith cresce sana e robusta, anche la fiducia di Violet continua a crescere, nella certezza di aver trovato un’amicizia senza fine e di poter continuare a curarsi, restare in salute e veder diventare grandi i suoi quattro figli.


Facebooktwitterpinterestlinkedinmail