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Intervista con Jane Gondwe, attivista del programma Dream in Malawi

a cura di Maite Bulgari

contributo inviato da Cooperamondo il 27 maggio 2008

Come ha conosciuto il programma DREAM in Malawi?

Ho conosciuto il programma DREAM attraverso un amico che aveva frequentato il centro. A quella epoca ero molto depressa perché a causa della mia malattia avevo perso il mio lavoro; anche mio marito poco prima era morto di AIDS. Questo amico mi ha incoraggiato ad andare al centro Dream, la prima volta è stata il 30 marzo 2006

Com’è stato il primo contatto con un centro del programma Dream e com’è riuscita a portare avanti la cura?

Il primo incontro con Dream è stato una grande gioia, specialmente quando la mia amica italiana Chiara mi ha detto che non dovevo preoccuparmi perché avevo trovato una nuova famiglia. Infatti, per me è stata un grande aiuto sapere che avevo qualcuno disposto a prendersi cura di me. Ho fatto un analisi del sangue e il dottore Giuseppe mi ha detto di tornare la settimana dopo a prendere i risultati. Dopo una settimana sono tornata e ho saputo che i livelli nel sangue del mio cd4 erano molto alti, allora di 511. La buona notizia era che avrei potuto tornare ogni qual volta mi fossi sentita male.

Come era la sua vita prima della cura antiretrovirale e com’è adesso?

Prima della cura antiretrovirale soffrivo di forti dolori al petto e di malaria ricorrente; il mio HB era molto basso (6.1) per cui il dottore mi aveva dato una cura specifica molto forte. Mi sentivo morta ma l’incontro con Dream è stata la mia risurrezione, non lo dimenticherò mai. Dopo aver cominciato la cura retrovirale il mio HB è arrivato a 14 e il protocollo di Dream è diventato famigliare per me. Soprattutto non mi sono più sentita sola.

Perché ha deciso di diventare un’attivista del programma Dream? In che consiste la sua attività?

La prima cosa che mi veniva in mente quando pensavo che sarei guarita era di andare in Sud Africa per cercare un lavoro. Pensavo che nessuno nel mio paese mi avrebbe mai dato un altro impiego; infatti avevo sofferto già la discriminazione nel mio lavoro come insegnante a causa della malattia. Quando ho sentito che nel programma Dream le persone con il HIV potevano lavorare come volontarie ho subito chiesto di poter diventare una di loro. Da allora il mio lavoro consiste in dar testimonianza con la mia voce di come questa cura ha cambiato la mia vita. Aiuto i miei pazienti-compagni a cambiare la loro forma di pensare. Faccio una assistenza giornaliera a chi viene al centro o in ospedale, cercando di convincerli che l’AIDS non è una sentenza di morte. Il mio lavoro è andato oltre parlando con la gente attraverso la televisione e la radio per convincerli a farsi fare il test.

Ora abbiamo una rete di supporto molto importante, come una famiglia. Accogliamo chiunque voglia unirsi a noi nella maniera più cordiale e cerchiamo di condividere la nostra esperienza in maniera gentile e amichevole con tutti quelli che incontriamo. Inoltre, visito personalmente le case dei bambini con problemi di malnutrizione, anche i bambini che sono in terapia e i figli di genitori molto malati.

Qual’è la sfida più importante che deve affrontare il programma Dream nel futuro immediato ?

La sfida più importante direi che è ,innanzitutto, dare un’ attenzione particolare ai pazienti in questa fase della loro vita e poi la creazione di cooperative agricole che sarebbero un prezioso contributo per risolvere i problemi di malnutrizione. Inoltre, raggiungere le zone più remote del paese dove ancora non è arrivato l’accesso alla terapia ARV e fare realtà il titolo del nostro incontro a Roma : “comunità e salute, un modello per l’Africa”. Desidero che Dream possa insegnare alla gente un nuovo modello di educazione e salute. Se la gente avesse conoscenza di tutto ciò la sua vita sarebbe migliore e più completa.

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