Famiglia Cristiana – La “resurrezione di Jane”

«Dream», racconta la donna, «ha scelto di combattere l’ Aids unendo cura e prevenzione. Io non ci volevo credere: i farmaci antiretrovirali erano gratuiti, potevo tornare al centro quando avevo un dubbio o non stavo bene. Insomma, a noi malati Dream ha ridato la dignità, dicendoci che a qualcuno importa della nostra vita». Jane vive in Malawi, un Paese poverissimo, ma che ha saputo cambiare rotta. Ecco come.

01/12/2015

di Stefano Pasta

jane-1-bd_1611278«Ho 43 anni e un figlio. Sono andata all’ ospedale all’ inizio del 2001 e sono risultata positiva al test Hiv come mio marito, che purtroppo è morto nel 2004». Inizia così la testimonianza di Jane Gondwe, malawiana. «Lui era malato ma, come altri uomini, non mi aveva detto nulla. Ero furiosa per quello che mi stava accadendo: dovevo occuparmi del mio bambino e di alcuni nipoti anche loro resi orfani dall’ Aids, ho dovuto lasciare la casa in cui abitavamo».

Verso la fine del 2005 è arrivato il turno di Jane: si è ammalata. Racconta: «Ho perso il mio lavoro, ero un insegnante in una scuola privata. Questo stigma è una discriminazione che tutti i malati di Adis vivono ancora oggi in Malawi».

All’ ospedale chiedevano troppi soldi per la cura, condannando i poveri a morire: «Sono rimasta a casa senza fare niente, poi ricoverata in attesa di morire. Ero disperata e sentivo scivolare via corpo e anima».

All’ inizio del 2006, grazie al suggerimento di un amico, è successo quello che Jane chiama «la mia resurrezione», l’ incontro con il programma Dream della Comunità di Sant’ Egidio. «Un’ amica italiana», ricorda, «mi disse che avevo trovato una nuova famiglia. Da tempo nessuno voleva più prendersi cura di me». Infatti il destino segnato per i malati come Jane era la morte, troppo costoso curarli in un periodo in cui si preferiva puntare unicamente sulla prevenzione e su imponenti ed economiche campagne informative. Giustissime, ma rimaneva il problema di chi la malattia l’ aveva già contratta.

«Dream», racconta Jane, «ha scelto di combattere l’ Aids unendo cura e prevenzione. Io non ci volevo credere: i farmaci antiretrovirali erano gratuiti, potevo tornare al centro quando avevo un dubbio o non stavo bene, mi chiedevano spesso se avevo preso con regolarità le medicine. Insomma, a noi malati Dream ha ridato la dignità, dicendoci che a qualcuno importa della nostra vita».

Continua a leggere l’articolo su Famiglia Cristiana