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L’azione di DREAM per migliorare la vita nelle carceri africane

Nell’ambito di un vasto servizio che la Comunità di Sant’Egidio svolge in tante carceri africane[1] pubblichiamo il racconto di Raquel Sancho della Comunità di Sant’Egidio di Barcellona che durante una delle sue missioni in Guinea ha accompagnato le attiviste di Je DREAM[2] in una delle loro visite nelle due carceri di Coyah e Dubreka (città che si trovano uscendo dalla capitale Conakry). Una raccolta di fondi fatta in Spagna ha permesso la liberazione di alcuni prigionieri e l’acquisto di alcuni generi di sostegno alla vita dei prigionieri.

20160726_130557-1Nella periferia di Conakry, ogni mese il carcere di Dubreka e di Coyah aprono le loro porte per accogliere un gruppo di attiviste di Dream che arriva per far loro una visita. Il valore dell’amicizia e la fedeltà dell’incontro hanno qui un senso molto speciale dovuto al senso di abbandono e alle dure condizioni di vita dei prigionieri, 86 a Dubreka e 105 a Coyah.

Dormono per terra, sopra le nattes, tappetini di plastica intrecciata, tutti insieme, quasi senza cibo e con acqua potabile limitata, senza igiene né pulizia. Manca tutto, perfino l’aria per respirare. In tale condizione è molto facile ammalarsi e molto difficile avere i farmaci per curarsi. Durante la visita sono tanti i prigionieri che si lamentano dei loro mali: paludismo, asma, dolori in tutto il corpo, ferite, stanchezza, febbre, raffreddore, e chiedono di scrivere i loro nomi sui quaderni  delle attiviste come a dire: non dimenticarti di me. Pochi giorni prima di essere liberati, Etienne e Alpha Omar sono morti per mancanza di medicine.

La maggior parte di loro non conosce neanche il tempo di pena e la data termine: così possono passare mesi e anche anni!

Aliou, Naby, Saliou, Idrissa, Diaby sono alcuni dei nomi degli 11 prigionieri che saranno liberati nei prossimi giorni, grazie ad una raccolta di fondi che permetterà loro di pagare la cauzione di uscita. Infatti una volta scontata la pena molti restano in carcere perché non hanno i mezzi per pagare questa tassa che permetterebbe loro la libertà. La cauzione dipende dall’infrazione compiuta. In tale situazione, i più vulnerabili sono sempre i più poveri, o quelli la cui famiglia abita lontano: possono restare per molto tempo senza permessi, né giudizio, né avvocati, né il  necessario per sopravvivere.

Un gruppetto di sei donne vive insieme in una cella a parte. Una di loro piange per i suoi sei figli che ha lasciato da soli a casa da due mesi e di cui non ha notizie. Dentro il recinto del carcere accanto alle celle, un gruppo di 15 bambini giocano davanti alle loro case. Lì abitano le famiglie dei guardiani che in quel triste ambiente subiscono quasi le stesse restrizioni alla libertà. Le parole, i gesti e l’amicizia gratuita con i prigionieri è una domanda anche per i guardiani che lavorano e vivono lì. Avere amici è sempre una protezione.

Dentro le celle la luce quasi non arriva e manca tanto l’aria. Tutti sono seduti per terra con la schiena contro il muro. Ogni prigioniero riceve un saluto e allo stesso tempo una borsa di farina di manioca. Le attiviste di DREAM hanno portato anche altre nattes nuove, ciabatte in plastica e sapone. Uno di loro guarda fissamente un pezzo di cartone pieno di numeri che ha tra le mani, indica il numero 487: sono i giorni che ha passato qui.

Prima di salutarci ascoltano queste parole: non siete abbandonati, noi amici della comunità vi faremo visita, e ci sono anche altri che pensano, lavorano e pregano ogni giorno per voi, per la liberazione dei prigionieri, per la libertà degli oppressi. Questo segno di speranza è ricevuto con un sentito ringraziamento e un caloroso applauso aspettando e contando anche i giorni che mancano per la prossima visita.

prigione

[1] La Comunità di Sant’Egidio è presente nelle carceri di 15 paesi dell’Africa grazie all’impegno delle comunità locali. Si tratta di una presenza capillare che riguarda sia grandi centri di detenzione, in alcuni dei quali ci sono anche i condannati a morte, sia piccole prigioni di distretti rurali. Questo servizio è volto in primo luogo a migliorare le condizioni di vita dei prigionieri e a garantire e promuovere il rispetto dei diritti umani, tra cui quelli fondamentali per la sopravvivenza e la dignità, come nutrirsi, lavarsi, vestirsi, curare l’igiene. 

[2] Je DREAM è il movimento creato pazienti, tra questi soprattutto donne, che hanno scelto di aiutare altri malati, non fuggendo più la malattia. Sono dei veri e propri testimonial che svolgono una funzione insostituibile di sostegno, counselling, peer-education e lotta allo stigma. Si impegnano inoltre gratuitamente, nello spirito di Sant’Egidio, con i più poveri: bambini, prigionieri, anziani.

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