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Grande Hotel. Il verticale slum di Beira

Il lavoro del Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio in sostegno degli abitanti del Grande Hotel di Beira. Cibo e assistenza sanitaria gratuiti in un luogo di estrema povertà e degrado.

 

Dopo quasi settant’anni il Grande Hotel di Beira è ancora lì che si affaccia maestoso sull’Oceano Indiano. Guardiano del mare e degli eventi che si sono susseguiti dentro le sue mura. Basta guardarlo per capire che un tempo quell’edificio, oggi fatiscente, era molto di più. Hotel di extra lusso aperto nel 1954 nella seconda città più grande e popolosa del Mozambico, simbolo del successo del regime portoghese a Beira era la luxury accomodation per turisti dal Portogallo o dal ricco Sudafrica, ritrovo dei coloni. Quattro piani per 21mila metri quadrati di lusso sfrenato in stile Art Deco. Piscina olimpionica, il miglior ristorante del paese e tanti ascensori, ognuno con un addetto. Troppo costoso e troppi pochi clienti. Il Grande Hotel viene chiuso, formalmente nel 1963 rimanendo a disposizione per grandi eventi o conferenze e poi definitivamente nel 1974.

Oggi è la casa di più di 4mila persone, un gigantesco vertical slum dove vivono migliaia di persone in condizioni di estrema necessità e molti di loro sono bambini. È considerato un posto in cui vivono ladri e criminali, reietti e poveracci. È così ma solo in parte perché quello che stupisce di questo luogo fantasma è l’ordine caotico con cui la vita si organizza al suo interno. Per entrare devi conoscere qualcuno, c’è bisogno di un permesso. I membri della Comunità di Sant’Egidio sono tra le poche persone esterne a potervi accedere. Volontarie e volontari del Programma DREAM svolgono un lavoro importantissimo: sensibilizzazione alla salute e all’alimentazione, molti degli abitanti dello slum sono in cura presso il centro di salute dedicato alla cura e prevenzione dell’ HIV e delle malattie non trasmissibili come ipertensione, cancro alla cervice uterina e diabete. Molti dei bambini che vivono al Grande Hotel frequentano la mensa e la scuola adiacente al centro DREAM della città.

Per poter frequentare il Grande Hotel è necessario il lasciapassare del “segretario”, una sorta di “sindaco” che vive in quello che un tempo era il sotterraneo dell’hotel e che è anche il suo ufficio dove vivono, spalla a spalla, molte altre famiglie. Ognuna si è costruita la sua baracca di plastica dentro questo grande spazio umido e buio, “siamo tutti vicini di casa” ci dice quando andiamo a trovarlo. É contento di avere visite ed è orgoglioso di farci da guida ma prima, foto di rito.

Cominciamo dalla piscina o il suo ricordo. La sua funzione oggi è di pozzo e discarica. La parte più profonda funge da cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, nell’altra, cumuli di immondizia. Nell’hotel non c’è acqua corrente ed elettricità, anche se alcuni se le procurano illegalmente e si convive con i rifiuti che sono ovunque. Vere e proprie montagne, nelle parti esterne e interne. “Avevamo provato a organizzare una raccolta ma non tutti partecipano e c’è chi lancia i rifiuti dai piani alti” dice il “segretario” mentre davanti a noi una ragazza cala un secchio nella piscina per raccogliere l’acqua più sporca che io abbia mai visto, “con quella ci cuciniamo e ci laviamo” continua. Entrando nell’edificio passiamo per i bagni, latrine in comune per tutti. Il rischio epidemico è molto alto: colera, diarrea, malaria e scabbia sono come la nostra influenza, per non parlare della diffusione dell’HIV, ecco perché l’attività delle volontarie DREAM è così importante. È un viavai di gente. “Qui le regole sono due- ci spiega il segretario- rispetto e apertura a chi necessita di un rifugio. L’autorità locale vorrebbe demolire l’hotel e allocare gli abitanti provvedendo alla costruzione di case vere ma non avendo fondi, questo piano non è realizzabile e comunque la polizia qui non ha alcuna autorità. Nuovi residenti continuano ad arrivare e molti vivono qui da anni a causa della povertà, ci sono abitanti di terza generazione”. Loro sono gli esclusi dalla vita socio-economica, la maggior parte lavora in nero ed è molto difficile procurarsi i bisogni primari.

La criminalità c’è ma va diminuendo mentre il problema di alcol e droga è alto, per spaccio e consumo che poi si traduce in violenza, generalmente sessuale. Forte il contrasto tra la sporcizia fuori dall’edificio o nelle aree comuni interne e l’ordine, la pulizia dentro le “case” degli inquilini dell’hotel. 116 sono le stanze originarie che i più fortunati hanno occupato, abitate da intere famiglie. In molti ci accolgono e sono orgogliosi di mostrarcele. Intanto i bambini tornano da scuola, con zainetto e divisa. Prima di pranzo giocano negli ex saloni dell’albergo come fosse il cortile di un condominio qualunque. Tutto è pericolante, le scale sembrano sospese e i piani superiori sono corridoi nel vuoto, qualcuno ci è anche morto. È l’ora del mercato, allestito all’entrata principale, c’è anche un chiosco per i ragazzi con tanto di postazione Playstation. Sembra assurdo eppure anche quella quotidianità ha la sua normalità.

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