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COVID-19 IN MALAWI, DREAM IN PRIMA LINEA PER PREVENIRE I CONTAGI

Qualche centinaio di casi sospetti, ma solo 17 positivi confermati e 2 decessi al 19 aprile 2020. Apparentemente, l’emergenza Coronavirus in Malawi è molto contenuta. In tutta l’Africa, vengono segnalati poco più di 21 mila casi e 1000 morti, ma i test effettuati sono pochi e troppo spesso è difficile riuscire a verificare la causa di ogni decesso. I numeri, dunque, dicono davvero poco sugli effettivi contagi di un virus praticamente sconosciuto la cui diffusione, secondo gli esperti, è senz’altro maggiore e vedrà un significativo aumento con l’arrivo dell’inverno, che nei Paesi africani dell’emisfero australe inizierà a maggio e si protrarrà fino a luglio.

“Il numero dei casi riportati – conferma Richard Luhanga, direttore dei laboratori dei Centri DREAM in Malawi – potrebbe non riflettere l’attuale situazione, poiché i test con i tamponi non sono ancora efficienti e i nostri sistemi sanitari non sono in grado di effettuare uno screening approfondito.”

Secondo i report ufficiali del Governo, quasi tutti i casi confermati arrivano dall’estero. Nonostante i numeri ufficiali siano bassi, il Malawi ha formato un comitato governativo sul COVID-19 che comprende ministri ed esperti del ministero della Salute.

Il 30 marzo scorso, è stata dichiarata l’emergenza nazionale e sono state chiuse scuole e università, sono stati vietati gli assembramenti con oltre 100 persone. Per assicurare il distanziamento sociale, il trasporto pubblico e privato ha un accesso limitato.

Il ministero della Salute ha sviluppato procedure standard, algoritmi per lo screening e sta redigendo un manuale COVID-19. Al momento in tutto il Paese ci sono 3 strutture per i test sul Coronavirus, due al centro e una al sud, con una quarta in allestimento nel nord del Malawi. Sono state inoltre formate delle squadre distrettuali di risposta rapida, con un budget per farmaci e dispositivi di protezione.

Il problema dell’approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale presenta grosse criticità in molte strutture sanitarie, dove spesso sono inadeguati o assenti. “Parliamo di visiere, mascherine, disinfettanti e tute – chiarisce Luhanga – Prima di utilizzarli, gli operatori sanitari devono sapere come indossarli per evitare la contaminazione incrociata. Lo staff privo di dispositivi di protezione può entrare in contatto con il resto della popolazione, aumentando il rischio di diffusione del virus.”

I centri DREAM della Comunità di Sant’Egidio sono già al lavoro per supportare il sistema sanitario del Malawi. “Abbiamo messo in atto misure di prevenzione per fermare la diffusione del virus e proteggere il personale sanitario – spiega Luhanga – forniamo mascherine FFP3 ai medici che lavorano con i casi sospetti, FFP2 a dottori, infermieri e volontari che sono in contatto con i pazienti e FFP1, le mascherine chirurgiche, al resto del personale. A tutto lo staff è stato chiesto di usare le mascherine chirurgiche quando utilizzano il trasporto pubblico”.

Quando un paziente arriva nei centri DREAM, viene sottoposto a triage per identificare i casi sospetti che richiedono uno screening più approfondito. Viene fatta formazione e informazione sul Coronavirus e c’è la disponibilità di acqua, sapone, cloro e disinfettanti per le mani.

“Abbiamo autorizzato l’acquisto di ulteriori apparecchiature ausiliarie per i test, come ad esempio set di pipette e una microcentrifuga – aggiunge Luhanga -Siamo al lavoro con CHAI (Clinton Health Access Initiative) e ministero della Salute per gestire i test del Coronavirus su macchinari Genexpert. DREAM ha due macchine Genexpert, una al laboratorio di Blantyre e un’altra presso quello di Mtengowanthenga.

Collaboriamo inoltre con il National Health Reference Laboratory e Abbott per utilizzare i sistemi Abbott m2000, già esistenti, per i test. Di conseguenza sono stati messi in atto protocolli per l’estrazione automatizzata con estrattore Abbott m2000 e protocolli per il rilevamento sull’unità di rilevamento Abbott m2000. Questi sono protocolli di dosaggio CDC (Centers for Disease Control and Prevention) e attualmente in Malawi vengono utilizzati i kit DAAN cinesi.”

Richard Luhanga, in quanto direttore dei laboratori DREAM, è anche membro del team diagnostico incaricato dei test nel sud del Malawi. Fanno parte della squadra anche il College of Medicine, il Malawi Liverpool Welcome Trust e il Queen Elizabeth Central Hospital. L’equipe si occupa di formare tecnici di laboratorio, infermieri e medici per la raccolta dei campioni COVID-19, per i test e le migliori pratiche di prevenzione.

L’emergenza Coronavirus in Malawi rischia di allargare il divario tra campagna e città. L’85 per cento della popolazione vive in aree rurali, è povera, non ha accesso alle informazioni e non è consapevole della gravità della situazione. L’impatto del Coronavirus su queste persone è potenzialmente devastante. Difficilmente metteranno in pratica il distanziamento sociale o potranno seguire le indicazioni igienico-sanitarie, non essendo nemmeno in grado di comprare sapone o igienizzanti. Diversa la situazione in città, dove le campagne di sensibilizzazione e le misure prese dalle aziende sull’igienizzazione hanno avuto i loro frutti. Gli abitanti hanno compreso il pericolo e hanno paura. Chiunque entri in banche, negozi, stazioni di benzina e altri esercizi commerciali è invitato a lavarsi le mani. Tuttavia, in molti hanno perso il lavoro e le sacche di indigenza rischiano di aumentare anche in città, alimentando così una spirale in cui chi non si può permettere le più elementari pratiche di prevenzione diventa facile preda del virus e amplificatore del contagio.

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