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RDC, DREAM combatte il Coronavirus con mascherine fatte in casa e educazione sanitaria

Aumentano i casi nella Repubblica Democratica del Congo e il Governo dichiara l’emergenza: le attività di supporto del laboratorio DREAM di Kinshasa

Sono 1160 i casi di Covid-19 registrati a metà maggio in Repubblica Democratica del Congo. I primi contagi si sono verificati nella capitale Kinshasa, e precisamente nel quartiere di La Gombe, centro amministrativo e commerciale, sede di ambasciate e ministeri e dunque frequentato da stranieri o persone che abitualmente viaggiano all’estero.  Nel giro di qualche settimana, i casi si sono diffusi anche in quartieri molto periferici e in altre province, a Lubumbashi e in Kivu.

Il governo ha dichiarato “l’Etat d’urgence sanitaire”. Sono stati sospesi i voli e i trasporti tra province, mentre il centro città è stato messo in una sorta di isolamento, per contenere il focolaio del quartiere Le Gombe. Il tentativo di rendere operativo il lockdown dell’intera Kinshasa è fallito in seguito alla speculazione sui prezzi dei beni di prima necessità e alla seria minaccia di rivolta della popolazione. Restano alcuni provvedimenti restrittivi, ma la situazione dei trasporti è disastrosa e i limiti alla libera circolazione stanno causando molti problemi ai tantissimi nuclei famigliari che vivevano di quello che riuscivano a guadagnare in giornata.

Sul fronte sanitario, il Governo ha elaborato una procedura di gestione  dei casi, sono stati identificati degli ospedali per accogliere pazienti Covid ed è stato individuato un laboratorio di riferimento nazionale, l’ INRB Institut national de recherche biomédicale.

Il laboratorio DREAM di Kinshasa è al lavoro per sostenere il sistema sanitario del Paese, ed è nella lista dei laboratori che potranno ricevere reagenti per supportare l’attività di diagnostica. Come tutti gli altri centri, anche il nostro ha stabilito subito il triage, il lavaggio mani e il distanziamento, che si è rivelato di facile implementazione in quanto il centro ha un’area d’attesa molto grande. Restano grandi le difficoltà a reperire le mascherine per il personale sanitario, quelle di tipo FFP2 e FFP3, introvabili già prima che scattasse l’emergenza Coronavirus in Repubblica Democratica del Congo. Con l’aiuto di una delle infermiere del centro, che ha portato  la sua macchina da cucire, e con il lavoro delle attiviste, è iniziata la produzione delle mascherine per tutti, anche per i pazienti che vengono al centro. Inoltre, lo stesso gruppo sta insegnando ai pazienti come preparare le mascherine in casa.

Combattere il virus significa anche combattere la paura. La popolazione teme il virus, ma non sa come comportarsi: per questo c’è bisogno di educazione sanitaria e di mascherine. Ma l’emergenza sanitaria si sta già trasformando in emergenza sociale: per questo, oltre ai dispositivi di protezione individuale, presto sarà necessario pensare alla distribuzione di cibo.

 

 

 

 

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