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Centrafrica. Dall’Italia in arrivo 300 presidi sanitari

“Bisogna fare rete, ovunque, soprattutto se si parla di Africa e di bisogni grandi, qualsiasi collaborazione che porti vantaggi lì dove è necessario è benvenuta”.

Queste le parole di Paola Germano, direttrice scientifica del Programma Dream della Comunità di Sant’ Egidio (sito ufficiale) che ieri ha firmato un accordo di collaborazione in Centrafrica con il World Food Programme Italia e la Fondazione Santa Lucia Irccs. Si tratta di una donazione di 300 presidi sanitari.

“Il Centrafrica sta faticosamente uscendo dalla guerra civile e tra le tante necessità c’è anche quella sanitaria, in particolare le cure per i più piccoli perché il paese è un “mondo di bambini””.

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Camerun: il lavoro del personale DREAM a sostegno degli adolescenti sieropositivi

Sikè* ha 15 anni e vive in un villaggio a 50 Km da Dschang, centro urbano nella Regione Ovest del Camerun. Affetto da HIV sin dalla nascita, a prendersi cura di lui, da quando i suoi genitori sono morti, è la nonna. Sikè è seguito dai medici del centro DREAM, che le Figlie della Carità gestiscono in collaborazione con la  Comunità di Sant’Egidio fin dal 2008, ed è proprio al personale del programma DREAM che la nonna si rivolge quando si rende conto che il nipote non vuole più curarsi.

Sikè non sa di essere sieropositivo e non capisce il perché di quei medicinali. Solo grazie all’intervento di Sylvie e Pierre, due volontari di DREAM, il ragazzo comprende la gravità della sua malattia e l’importanza di assumere regolarmente i farmaci. Oggi Sikè grazie alle cure sta meglio, frequenta regolarmente il centro di salute e partecipa alle giornate dedicate agli adolescenti.

La storia di Sikè è la storia di tanti ragazzi e ragazze camerunensi che hanno contratto l’HIV alla nascita e che mal convivono con la loro malattia e lo stigma a cui sono sottoposti. Per favorire il loro percorso di crescita e inclusione sociale, la Comunità di Sant’Egidio, tramite il personale del programma DREAM, ha pensato a delle attività di sostegno dedicate esclusivamente agli adolescenti, giornate di incontro e condivisione durante le quali si cerca di rafforzare la consapevolezza dei giovani rispetto all’HIV e di offrire loro gli strumenti culturali e sociali per un futuro migliore.

Per gli adolescenti sieropositivi è fondamentale comprendere che anche con l’HIV si può vivere bene, senza rinunciare al proprio progetto di vita. Confrontandosi tra loro e migliorando le loro competenze, i ragazzi che frequentano il centro DREAM investono sul proprio futuro, si impegnano negli studi e nella formazione professionale.

Attraverso attività ricreative, sport, passeggiate e proponendo laboratori mirati allo sviluppo delle competenze, il personale DREAM punta a creare un clima di fiducia con i ragazzi e le ragazze e a rafforzare la coesione tra coetanei. Molti degli adolescenti che frequentano il centro sono diventati attivisti e parte integrante delle attività di DREAM: svolgono visite a domicilio portando supporto a pazienti anziani e a persone con disabilità, li aiutano con alcune faccende domestiche e li incoraggiano nel proseguire le cure.

I medici, i volontari e tutto il personale sanitario del centro DREAM di Dschag hanno la consapevolezza che solo con un incessante lavoro di counseling e informazione per adolescenti con HIV si potrà avere una buona risposta al trattamento e si potrà assicurare un buon livello di salute a ragazzi e ragazze che a causa della malattia vivono ai margini della società e non vedono alcun futuro.

 

*Siké è un nome di fantasia.  

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Grande Hotel. Il verticale slum di Beira

Il lavoro del Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio in sostegno degli abitanti del Grande Hotel di Beira. Cibo e assistenza sanitaria gratuiti in un luogo di estrema povertà e degrado.

 

Dopo quasi settant’anni il Grande Hotel di Beira è ancora lì che si affaccia maestoso sull’Oceano Indiano. Guardiano del mare e degli eventi che si sono susseguiti dentro le sue mura. Basta guardarlo per capire che un tempo quell’edificio, oggi fatiscente, era molto di più. Hotel di extra lusso aperto nel 1954 nella seconda città più grande e popolosa del Mozambico, simbolo del successo del regime portoghese a Beira era la luxury accomodation per turisti dal Portogallo o dal ricco Sudafrica, ritrovo dei coloni. Quattro piani per 21mila metri quadrati di lusso sfrenato in stile Art Deco. Piscina olimpionica, il miglior ristorante del paese e tanti ascensori, ognuno con un addetto. Troppo costoso e troppi pochi clienti. Il Grande Hotel viene chiuso, formalmente nel 1963 rimanendo a disposizione per grandi eventi o conferenze e poi definitivamente nel 1974.

Oggi è la casa di più di 4mila persone, un gigantesco vertical slum dove vivono migliaia di persone in condizioni di estrema necessità e molti di loro sono bambini. È considerato un posto in cui vivono ladri e criminali, reietti e poveracci. È così ma solo in parte perché quello che stupisce di questo luogo fantasma è l’ordine caotico con cui la vita si organizza al suo interno. Per entrare devi conoscere qualcuno, c’è bisogno di un permesso. I membri della Comunità di Sant’Egidio sono tra le poche persone esterne a potervi accedere. Volontarie e volontari del Programma DREAM svolgono un lavoro importantissimo: sensibilizzazione alla salute e all’alimentazione, molti degli abitanti dello slum sono in cura presso il centro di salute dedicato alla cura e prevenzione dell’ HIV e delle malattie non trasmissibili come ipertensione, cancro alla cervice uterina e diabete. Molti dei bambini che vivono al Grande Hotel frequentano la mensa e la scuola adiacente al centro DREAM della città.

Per poter frequentare il Grande Hotel è necessario il lasciapassare del “segretario”, una sorta di “sindaco” che vive in quello che un tempo era il sotterraneo dell’hotel e che è anche il suo ufficio dove vivono, spalla a spalla, molte altre famiglie. Ognuna si è costruita la sua baracca di plastica dentro questo grande spazio umido e buio, “siamo tutti vicini di casa” ci dice quando andiamo a trovarlo. É contento di avere visite ed è orgoglioso di farci da guida ma prima, foto di rito.

Cominciamo dalla piscina o il suo ricordo. La sua funzione oggi è di pozzo e discarica. La parte più profonda funge da cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, nell’altra, cumuli di immondizia. Nell’hotel non c’è acqua corrente ed elettricità, anche se alcuni se le procurano illegalmente e si convive con i rifiuti che sono ovunque. Vere e proprie montagne, nelle parti esterne e interne. “Avevamo provato a organizzare una raccolta ma non tutti partecipano e c’è chi lancia i rifiuti dai piani alti” dice il “segretario” mentre davanti a noi una ragazza cala un secchio nella piscina per raccogliere l’acqua più sporca che io abbia mai visto, “con quella ci cuciniamo e ci laviamo” continua. Entrando nell’edificio passiamo per i bagni, latrine in comune per tutti. Il rischio epidemico è molto alto: colera, diarrea, malaria e scabbia sono come la nostra influenza, per non parlare della diffusione dell’HIV, ecco perché l’attività delle volontarie DREAM è così importante. È un viavai di gente. “Qui le regole sono due- ci spiega il segretario- rispetto e apertura a chi necessita di un rifugio. L’autorità locale vorrebbe demolire l’hotel e allocare gli abitanti provvedendo alla costruzione di case vere ma non avendo fondi, questo piano non è realizzabile e comunque la polizia qui non ha alcuna autorità. Nuovi residenti continuano ad arrivare e molti vivono qui da anni a causa della povertà, ci sono abitanti di terza generazione”. Loro sono gli esclusi dalla vita socio-economica, la maggior parte lavora in nero ed è molto difficile procurarsi i bisogni primari.

La criminalità c’è ma va diminuendo mentre il problema di alcol e droga è alto, per spaccio e consumo che poi si traduce in violenza, generalmente sessuale. Forte il contrasto tra la sporcizia fuori dall’edificio o nelle aree comuni interne e l’ordine, la pulizia dentro le “case” degli inquilini dell’hotel. 116 sono le stanze originarie che i più fortunati hanno occupato, abitate da intere famiglie. In molti ci accolgono e sono orgogliosi di mostrarcele. Intanto i bambini tornano da scuola, con zainetto e divisa. Prima di pranzo giocano negli ex saloni dell’albergo come fosse il cortile di un condominio qualunque. Tutto è pericolante, le scale sembrano sospese e i piani superiori sono corridoi nel vuoto, qualcuno ci è anche morto. È l’ora del mercato, allestito all’entrata principale, c’è anche un chiosco per i ragazzi con tanto di postazione Playstation. Sembra assurdo eppure anche quella quotidianità ha la sua normalità.

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In Kenya per combattere HIV e Tubercolosi grazie a un progetto sostenuto dall’AICS

Test e counseling per il trattamento di HIV e Tubercolosi in Kenya. Grazie al partenariato con DREAM Kenya Trust e Università di Tor Vergata, e al sostegno economico di AICS, il programma sanitario della Comunità di S.Egidio potrà ampliare il numero di pazienti a cui offrire cure gratuite e di qualità nel Paese.

Con l’obiettivo di rafforzare il sistema sanitario in Kenya, attraverso l’aumento dell’accesso ad un servizio di cura gratuito e di qualità per l’HIV e la TB, il personale del programma DREAM della Comunità di S. Egidio sta lavorando da oltre un anno al progetto “Insieme al Global Fund per porre fine all’epidemia di HIV e TB in Kenya”.

L’iniziativa, finanziata dall’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, prevede interventi mirati in sei centri di salute, nelle contee orientali del Kenya: AINA center, Chaaria, Chiakariga, Nkubu, Kyeni e Tunyai Health center.

Secondo il Global Fund, il Kenya è il quarto paese al mondo per diffusione di HIV e il quindicesimo per quanto riguarda la Tubercolosi. Si stima che nel Paese circa il 6% della popolazione è affetta da HIV e che più di un terzo delle persone a cui viene diagnosticata la Tubercolosi presenti anche l’HIV.

Per migliorare la risposta a questa emergenza sanitaria, la Comunità di S. Egidio, insieme all’Università di Tor Vergata e al partner locale DREAM Kenya Trust ha puntato in particolar modo sulle attività di test e counseling per l’HIV e sullo screening e trattamento della TB. Grazie a personale locale specializzato, in 15 mesi sono state sottoposte a screening e counseling per l’HIV oltre 51.000 persone. Di queste, circa 11.600 non si erano mai sottoposte al test e quasi 600 sono risultate positive. Le persone HIV positive sono state subito indirizzate presso i centri di salute dove hanno potuto avviare le cure in modo totalmente gratuito.  Inoltre, circa 4.700 pazienti sono stati sottoposti allo screening per la tubercolosi. 1.463 sono risultati positivi allo screening e, di questi, dopo ulteriori accertamenti, 481 persone sono state sottoposte a trattamento. Di 481 pazienti con TB, 143 sono anche sieropositivi.

Anche nell’ambito di questo progetto – come DREAM è solito fare in tutti i contesti in cui lavora – sono state organizzate attività di sensibilizzazione. In particolare, ad aprile si è tenuto il “Word TB Day”, una giornata patrocinata dal Ministero della Sanità durante la quale il personale sanitario ha eseguito 128 screening per TB e 87 per HIV. Tre persone sono state avviate al trattamento per la Tubercolosi e 5 per l’HIV.

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Cibo e vestiti in quantità: l’inaspettato regalo di Natale al centro Dream di Zimpeto

Riso, pollo, olio, bibite e biscotti in grande quantità. Ma anche vestiti e scarpe per bambini. Sono i doni, un vero e proprio regalo di Natale, appena arrivato al Centro DREAM di Zimpeto, quartiere periferico di Maputo in Mozambico.

Proprio qui, nella struttura della Comunità di Sant’Egidio, un gruppo di persone ha assistito alla recente visita di papa Francesco. Commossi dalle parole del Santo Padre, che ha paragonato l’attività del centro di salute alla parabola del Buon Samaritano, hanno deciso di regalare alla struttura cibo e abbigliamento. Questa la toccante lettera che ha accompagnato le casse piene di generi alimentari, vestiti e scarpe:

La visita di papa Francesco echeggia nelle nostre menti come se fosse stata ieri, e siamo sicuri che questa giornata sarà per sempre nei nostri cuori.

Grazie alla Comunità di Sant’Egidio, abbiamo avuto il privilegio di ascoltare il messaggio di papa Francesco e ricevere la sua benedizione. La nostra presenza nel centro di salute di Zimpeto non si è limitata alla gioia di vedere il Santo Padre, abbiamo anche ascoltato le sue parole, quando ha paragonato la vostra attività alla parabola del Buon Samaritano. “Avete sentito quel grido silenzioso, quasi impercettibile di coloro che soffrono, e grazie al vostro gesto diventate espressione del Cuore di Gesù, in modo che nessuno pensi che il loro grido arriverà a orecchie sorde.” (Parole del Santo Padre).

Siete un segno di solidarietà per coloro che hanno bisogno sentire la presenza attiva di un fratello o una sorella (parole del Santo Padre) ed è in questo spirito di fratellanza che inviamo la nostra offerta per aiutarvi nelle celebrazioni del Santo Natale, per continuare a dare luce e speranza a tutti coloro che aiutate.

Alla Comunità di Sant’Egidio e a tutti coloro che beneficiano della vostra dimostrazione d’amore, inviamo i nostri auguri di buon Natale e desideriamo che il Signore vi benedica, affinché la nascita di Gesù Cristo porti luce e speranza nei cuori di coloro che più vi amano e continuano ad essere la manifestazione dell’amore di Dio, sempre pronti a infondere vita e speranza.

Nel cantare la canzone con cui Papa Francesco è stato accolto al centro, ci salutiamo pieni di amore e gratitudine.

 

Moya wanga khensa, moya wanga khensa, moya wanga khensa, Khensa Yehova …

Moya Wanga Kensa, Moya Wanga Kensa, Moya Wanga Kensa, Papa Francisco …

 

Moya Wanga Khensa, Moya Wanga Khensa, Moya Wanga Khensa, Comunidade Santo Egidio…

 

Con amore e gratitudine

Açucena Benjamim Guilaze

Augusto Aldonio Cassa

Vercélia Pereira Lopes

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L’importanza delle attività di sensibilizzazione nel lavoro di DREAM: i risultati del primo anno del progetto Malawi? I care

Raggiugere 6000 persone in tre anni con campagne di sensibilizzazioni ad hoc sulla salute della donna: è questo uno degli importanti obiettivi di Malawi? I Care, progetto del programma DREAM della Comunità di S. Egidio in Malawi, finanziato dall’Agenzia Italia per la Cooperazione allo Sviluppo.

Il Malawi è il secondo Paese al mondo per incidenza di cancro alla cervice uterina (ogni anno muoiono 2300 donne), e le donne con HIV sono più soggette ad infezioni da HPV, tra le cause di questo tumore. Per questo motivo, il programma DREAM sta impiegando parte delle risorse messe a disposizione per il progetto “Malawi? I care” per aumentare la consapevolezza della popolazione rispetto alla salute delle donne, favorendo l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne.

Rispetto alla lotta al cancro alla cervice uterina, il programma DREAM è diventato un modello a livello nazionale ricevendo l’appoggio e il riconoscimento istituzionale del Ministero della Salute che però dispone di poche risorse per intervenire autonomamente. Il Malawi è uno dei paesi che più dipende da investimenti esteri per il sostegno di un settore costoso come quello sanitario.

In poco più di 12 mesi, il personale DREAM è riuscito a raggiungere 5100 persone con campagne di sensibilizzazione in cinque distretti del Paese: Blantyre, Dowa, Balaka, Machinga, Mangochi. Attraverso la distribuzione di materiale informativo e grazie alla collaborazione con Norwegian Church AID circa 1500 donne hanno fatto il test VIA per il cancro alla cervice uterina.

Biciclette utilizzate dalle expert client per fare visita ai pazienti in home care e per la ricerca attiva di chi manca gli appuntamenti

Particolarmente efficaci si sono rivelate le attività che la comunità di S. Egidio, in collaborazione con il District Health Office di Blantyre, ha proposto durante la settimana per la salute della donna (30 luglio – 3 agosto). La manifestazione, voluta proprio da DREAM, ha interessato le zone rurali intorno a Blantyre ed è stata incentrata sulla cura e prevenzione del cancro alla cervice uterina. Durante la settimana è stato offerto lo screening gratuito nei centri di salute di Chabvala, Chikowa, Ndziwe, Chileka, Lirangwe, Lundu, Ndeka, Madziabango e il centro di DREAM Mandala. Durante queste giornate, 1859 donne si sono sottoposte al test e di queste 47 sono risultate positive e per 15 è stato evidenziato il sospetto di cancro.

Il risultato delle attività di sensibilizzazione non è per niente scontato. Come per l’HIV e l’AIDS anche intorno al cancro alla cervice uterina ruotano credenze popolari che ne ostacolano la prevenzione e cura. Le donne, infatti, spesso non vogliono sottoporsi allo screening perché convinte che il test possa compromettere la possibilità di avere figli. Per ovviare a questi ostacoli, nell’ambito del progetto Malawi? I Care, è stato necessario avviare una campagna promozionale via radio per superare pregiudizi e resistenze culturali.

Il primo anno di progetto ha portato buoni risultati in termini di sensibilizzazione e ha evidenziato che solo con una campagna di informazione capillare, che coinvolga tutti gli attori in campo –  dai medici, ai volontari, dalle istituzioni alla comunità locale – è possibili invertire la rotta e permettere a un numero sempre crescente di donne di avere maggiore consapevolezze dei propri diritti e di accedere ai programmi di cura gratuiti non solo per combattere il cancro alla cervice uterina e l’HIV ma anche altre patologie.

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