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Si rafforza la lotta all’AIDS/HIV in Guinea Conakry. Inaugurato nuovo centro di salute

Inaugurato a Dubreka, città rurale della Guinea Conakry, un nuovo centro di salute del programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio. La struttura è stata costruita grazie a un finanziamento dell’Ambasciata del Giappone nel Paese ed stata equipaggiata con il sostegno dell’Agenzia Italia per la Cooperazione allo Sviluppo.
È il primo centro DREAM al 100% solare: senza allaccio alla rete elettrica nazionale e senza gruppi elettrogeni, è dotato di un sistema fotovoltaico con una potenza espandibile in futuro in base alle necessità. Un pozzo alimenta una riserva d’acqua a 2 serbatoi, per ottimizzare il funzionamento della pompa di sollevamento in presenza di energia solare. La riserva d’acqua del centro medico verrà presto messa a disposizione della popolazione circostante con la creazione di una fontana pubblica.

L’inaugurazione arriva a un anno dalla firma dell’accordo tra l’ambasciata e la Comunità di Sant’Egidio. All’evento erano presenti: il nuovo ambasciatore del Giappone Hideo Matsubara, il rappresentante UNAIDS nel paese Dr Dado Sy Gnakassi, il sindaco della città El Hadj Alseny Bangoura, i rappresentanti della Giustizia, i capi di tutti i quartieri e la popolazione locale.

Dopo aver sostenuto la costruzione di molte scuole a Conakry e in altre zone della Guinea e cooperato a progetti di sviluppo dell’agricoltura, questo è il primo centro clinico che il Giappone finanzia in Guinea, mentre ha già collaborato con il programma DREAM in Mozambico, nella costruzione dei centri di Matola e Zimpeto. “Il sostegno al rafforzamento dei servizi sanitari di base è uno dei pilastri della sesta Conferenza internazionale di Tokyo sullo sviluppo dell’Africa”: ha dichiarato l’ambasciatore del Giappone in Guinea.

DREAM è presente a Dubreka già a partire dal 2011 con l’apertura di un piccolo centro “satellite” presso una casa in affitto, sorto per avvicinare le cure a pazienti che non risiedono nella capitale, dove DREAM è presente dal 2006 con un centro dotato di laboratorio di biologia molecolare.  Il nuovo centro, che segue già 300 pazienti, rappresenta ora un nuovo punto di partenza in questa prefettura, volendo stabilizzare la sua presenza con una apertura quotidiana e con la realizzazione, accanto alle sale di visita, di un piccolo laboratorio equipaggiato per l’ematologia, la biochimica e per analisi dello stato immunologico.

La struttura è per il programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio una nuova opportunità per diffondere la cultura del diritto alla salute in zone rurali. Il centro di salute implementerà le attività di sensibilizzazione sul territorio anche grazie alla presenza di attiviste già operative nella zona e alla determinazione della coordinatrice Seny Lamah, testimone ella stessa della possibilità di vincere l’AIDS e di cambiare la propria vita mettendola al servizio dei malati e dei più deboli. Intervistata dalla televisione di Stato, ha colto l’occasione per incoraggiare con il suo esempio tutti, soprattutto le donne, a non aver paura della malattia: “quando ho incontrato DREAM e mia figlia è nata sana ho capito che tutto può cambiare e che non bisogna aver paura”.

“È fondamentale aumentare la consapevolezza tra la gente. Vi aiuteremo a diffondere tra la gente la notizia di questo centro”, ha detto El Hadj Alseny Bangoura, sindaco della città, orgoglioso di ospitare nel suo comune il centro di salute.

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Malawi, progetto G.R.A.S.S.: i primi frutti del loro lavoro nei 30 orti comunitari nel sud del Paese

Una giornata dedicata a raccontare i primi risultati raggiuti nell’ambito di G.R.A.S.S. (Growth and Resilience in Agriculture for Sustainable Societies), progetto del Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio e Fondazione Slow Food per la biodiversità: il Terra Madre Day, svoltosi il 30 aprile scorso a Kapeni, in Malawi, è stato l’occasione per i contadini e le contadine coinvolti nella realizzazione dei 30 orti nel sud del Paese per presentare i loro prodotti alla comunità e alle istituzioni locali.

L’evento, dal titolo “Harnessing indigenous crops: adapting to climate change with traditional knowledge”, ha visto la partecipazione di oltre 200 contadini e contadine, per lo più pazienti dei centri DREAM, provenienti dai 30 orti avviati in sei distretti del Malawi. Inoltre, erano presenti alcuni abitanti della zona di Kapeni, il capo villaggio di Kapeni, il Crops Officer in rappresentanza del Dipartimento dell’Agricoltura del distretto, il District Nutrition officer e il District Education manager.

Tutti i partecipanti hanno manifestato grande apprezzamento e interesse per le attività svolte e i risultati raggiunti. Grazie alle competenze acquisite dalle persone coinvolte nel progetto, in futuro il modello messo in campo potrà essere diffuso e applicato anche in altre zone del Malawi.

G.R.A.S.S. è un progetto sostenuto dalla Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo e ha l’obiettivo specifico di sviluppare resilienza all’insicurezza alimentare. I protagonisti e beneficiari sono le persone con HIV seguite dal programma DREAM che, coadiuvate da esperti di agricoltura, hanno creato orti comunitari, recuperando le produzioni tradizionali e imparando nuove tecniche di coltivazione che permettono di contrastare la vulnerabilità alimentare legata ai cambiamenti climatici.

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La devastazione del ciclone Idai. La testimonianza di un volontario da Beira

Testimonianza di Fabrizio Graglia – volontario dell’Associazione ESMABAMA con cui collabora il programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio in Mozambico.

Mozambico, 18 marzo. A quattro giorni dal ciclone Idai che ha travolto il Paese, sono riuscito a lasciare Beira per raggiungere zone in cui mi fosse possibile accedere alla connessione Internet.

La provincia di Sofala è totalmente distrutta. Siamo senza energia elettrica, senza collegamenti telefonici, senza benzina e soprattutto senza cibo né acqua potabile. Le scuole, gli uffici, gli ospedali che sono rimasti in piedi sono diventati il rifugio di centinaia di famiglie che hanno perso tutto. Il tetto dell’Ospedale centrale di Beira è caduto: 5 neonati e più di 160 malati sono morti a causa della mancanza di elettricità o per il crollo della struttura.

La tempesta è durata 20 ore. Il vento si è abbattuto alla velocità di 230 km/h: i motori dei condizionatori sono stati strappati via dai muri e scaraventati sui tetti delle case vicine, nessuna porta o finestra ha resistito alla violenza dell’uragano. Le lamiere dei tetti sono entrate come lame volanti nelle case, abbiamo usato i materassi come scudi per non essere colpiti da oggetti e vetri delle finestre. Gli animali domestici sono volati per aria e sono rimasti appesi sui rami o incastrati tra le macerie.

Interi villaggi sono scomparsi insieme ai loro abitanti. Molti distretti, come Buzi, Chibabava e Marromeu sono totalmente isolati e si prevede che il numero delle vittime aumenti così come i rischi di malattie dovute alle decine di cadaveri che galleggiano nei fiumi Pungue e Buzi.

Di notte, a Beira, ci sono gruppi di persone che vagano e tra questi gli sciacalli: le violenze sono molto aumentate e si registrano rapine alle persone e alle case danneggiate e abbandonate.

Le piogge torrenziali non si fermano e se continueranno anche nei prossimi giorni i fiumi strariperanno ancora.

Sono costernato e distrutto da questo scenario dantesco, ho negli occhi il panico dei visi di chi ora teme ancora per la propria vita e per quella dei propri cari.

Abbiamo bisogno di aiuto. Urgentemente.

Sostieni la nostra raccolta fondi a sostengo delle persone coinvolte dal ciclone

DONA ORA tramite il sito della Comunità di Sant’Egidio  o su Facebook

 

 

 

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Il centro Dream di Beira gravemente danneggiato. L’impegno delle Comunità per aiutare

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DREAM RAFFORZA IL SUO IMPEGNO PER IL DIRITTO ALLA SALUTE IN REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

Il programma DREAM della comunità di Sant’Egidio sostiene la popolazione della Repubblica Democratica del Congo nella lotta all’HIV/AIDS implementando le sue attività diagnostiche in nuove aree del Paese.

Malaria, tubercolosi e HIV/AIDS sono ancora oggi malattie molto diffuse nella Repubblica Democratica del Congo. La situazione potrebbe migliorare in maniera netta aumentando i servizi di prevenzione e trattamento. Una necessità per il Ministero della Salute locale e per organizzazioni internazionali come il Fondo Globale contro l’AIDS, la tubercolosi e la malaria e PEPFAR, il piano di emergenza USA per la cura dell’AIDS, che si sono rivolti al Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio per favorire l’accesso alle cure in diverse province del Paese.

DREAM implementerà le proprie attività in diverse aree della Repubblica Democratica del Congo, in particolare nelle province di Goma, Bukavu, Kisangani, Kikwit, Mbuji-Mayi e Kalemie in Takanyika, Uvira in Sud Kivu. Qui il programma della Comunità di Sant’Egidio formerà personale in grado non solo di effettuare i prelievi, ma anche di contribuire alla creazione di un flusso di tracciabilità del sangue raccolto.

In questo modo, DREAM sosterrà la Repubblica Democratica del Congo a raggiungere l’obiettivo di attuare le disposizioni internazionali in materia di prevenzione e cura di HIV/AIDS secondo lo schema 90 90 90 di UNAIDS: entro il 2020 il 90% della popolazione stimata con HIV dovrà avere consapevolezza della propria situazione, il 90% delle persone sieropositive dovrà ricevere il sostegno della terapia antiretrovirale, il 90% dei pazienti in trattamento dovrà raggiungere la soppressione della carica virale.

Attualmente DREAM gestisce due dei quattro laboratori di biologia molecolare presenti nel Paese: uno a Mbandaka e uno Kinshasa. I pazienti presi in carica al 31 dicembre 2018 sono 3.000 e dal 2008, quando DREAM ha iniziato a lavorare in Repubblica Democratica del Congo, a oggi i campioni processati sono 77.000.

In Congo la Comunità di Sant’Egidio è in grado di processare un numero elevato di campioni anche grazie al metodo DBS (Dried Blood Spots), sistema che permette una agevole conservazione e spedizione del campione. La sfida, per i prossimi mesi, sarà quella di individuare un punto strategico per ogni provincia dove formare gli operatori, distribuire gli strumenti necessari per la raccolta del sangue e per la tracciabilità dei dati, avviando così una capillare attività di prevenzione su gran parte del territorio.

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MALAWI, CIRCA TREMILA MORTI L’ANNO PER CANCRO ALLA CERVICE UTERINA. SCREENING E PREVENZIONE POSSONO FARE LA DIFFERENZA

In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro (4 febbraio) vi proponiamo questa interessante intervista a Hawamamary Sangaré, medico che da anni lavora con il programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio nella prevenzione del cancro alla cervice uterina in Malawi.

 

 

Cosa ha spinto il team del programma DREAM in Malawi ad avviare il lavoro di prevenzione del cancro alla cervice uterina?

Come organizzazione che da oltre dieci anni si occupa della prevenzione e cura dell’HIV in Africa, abbiamo notato che l’assistenza che forniamo nei centri DREAM di Sant’Egidio ha migliorato molto la qualità della vita delle persone affette da HIV, sia da un punto di vista clinico che sociale, ma nonostante i risultati positivi relativi all’HIV, alcune donne nel nostro programma sono morte non a causa dell’HIV ma per il cancro alla cervice uterina. La morte di ognuna di quelle donne è stata un’esperienza terribile per noi, perché l’assistenza fornita da DREAM va oltre il semplice trattamento della malattia, diventa una questione di relazioni umane. Ci siamo sentiti impotenti nel vedere le nostre amiche, sorelle, figlie e madri morire a causa del cancro alla cervice uterina, quando questo in realtà può essere combattuto con la prevenzione.

La morte di quelle donne ci ha fatto entrare nel programma di prevenzione del cancro alla cervice uterina con uno slogan “Il cancro alla cervice è prevenibile, nessuna donna dovrebbe morire a causa di questa malattia”

 

Quando avete iniziato?

Abbiamo iniziato a lavorare sul programma di prevenzione del cancro alla cervice uterina nel 2016, ma avevamo già da tempo cominciato a consigliare alle pazienti di DREAM di sottoporsi agli appositi screening negli ospedali centrali.

 

Come lavorate sulla prevenzione? Che tipo di metodo adottate?

Per prima cosa abbiamo cercato di capire perché il Malawi ha un alto tasso di cancro alla cervice uterina. Alcune cause principali sono: mancanza di consapevolezza, assenza di screening soprattutto nelle aree rurali, insufficiente formazione da parte di chi somministra gli screening, carenza di materiali di screening e attrezzature per il trattamento, mancanza di un programma di vaccinazione contro il Papillomavirus e alta presenza di contagi da HIV.

Sulla base dei nostri risultati e delle risorse disponibili, abbiamo basato la nostra strategia su: formazione dei  di screening del cancro alla cervice; donazione di materiali per lo screening e apparecchiature per il trattamento alle strutture gestite dal Ministero della Salute; attività di orientamento per i giovani e le giovani, nonché per gli opinion leader (anche religiosi) in modo tale da farli diventare attori principali nella sensibilizzazione sul cancro alla cervice uterina; formazione ai pazienti, indirizzando le donne della comunità verso strutture dove si effettuano screening e supportando le donne disabili ad accedere ai servizi di prevenzione; sensibilizzazione e screening di massa rivolti principalmente alle aree rurali, dove i servizi di prevenzione non sono disponibili, tutoraggio e supervisione con la collaborazione del Ministero della Salute.

 

Qual era la situazione all’inizio del vostro lavoro e qual è oggi? Puoi riportarci i numeri dei risultati raggiunti?

La situazione prima dell’avvio del nostro programma è quella descritta dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) con il documento “GLOBOCAN 2012: stima dell’incidenza del cancro, mortalità e prevalenza in tutto il mondo nel 2012: schede informative sul cancro: cancro alla cervice uterina. Lione: IARC; 2014”. Secondo i dati riportati, il Malawi ha il più alto tasso di cancro alla cervice uterina al mondo, con tasso standardizzato per età (ASR) di 75,9 su 100.000 (Fig 2) [7]. Anche la diffusione del Papillomavirus (HPV) è alta: 33,6%. Le fonti stimano che 3.684 donne sviluppano il cancro alla cervice e 2.314 muoiono ogni anno a causa della malattia.

Facendo ricerca sul campo, abbiamo collegato l’alto tasso di cancro alla cervice uterina alle cause già citate: mancanza di consapevolezza, pochi fornitori di screening, molte strutture prive di personale qualificato, mancanza di vaccinazione contro l’HPV, ecc…

Il Ministero della Salute non ha ancora pubblicato dati aggiornati, in quanto è ancora in corso il piano nazionale quadriennale di controllo del cancro alla cervice uterina 2016-2020, ma ad oggi governo e partner stanno conducendo corsi di formazione, fornendo materiale per lo screening e attrezzature per il trattamento e promuovendo eventi di sensibilizzazione sul tema.

Nel gennaio 2019 il Malawi ha lanciato una campagna di vaccinazione contro l’HPV per le ragazze di 9 anni, utilizzando le risorse disponibili.

Come DREAM Sant’Egidio dal 2016 al 2018 abbiamo supportato il Ministero della Salute nella formazione di 96 professionisti sulla prevenzione del cancro alla cervice in 6 distretti, cui abbiamo fornito materiali per lo screening e attrezzature per il trattamento, abbiamo aiutato i Ministero a effettuare supervisione e mentorship clinica in 32 strutture sanitarie, abbiamo fatto diverse campagne di sensibilizzazione e di screening che hanno coinvolto oltre 20 mila donne: circa il 3% aveva lesioni pre-tumorali e l’1% sospetto cancro.

 

Molte delle attività sono incentrate sulla sensibilizzazione della comunità locale. Come reagisce la popolazione?

Il feedback è molto buono. Gli opinion leader incoraggiano le donne a sottoporsi agli screening durante le riunioni della comunità e altri eventi. I rappresentanti religiosi lanciano anche un messaggio di consapevolezza dopo la messa nelle chiese e durante la preghiera nelle moschee. I pazienti esperti portano messaggi informativi di porta in porta, volantini e manifesti.

In sostanza, la consapevolezza della comunità ha favorito l’aumento del numero di donne che si sottopongono a test di routine sul cancro alla cervice uterina. Alcune strutture sanitarie finiscono i loro materiali di screening prima della fine del mese e richiedono materiali extra a causa della forte domanda.

 

Nel corso degli anni avete riscontrato ostacoli e difficoltà nel vostro lavoro?

Sì. Abbiamo avuto alcune difficoltà. Alcune donne erano riluttanti, non volevano sottoporsi allo screening per il cancro alla cervice uterina, a causa di idee sbagliate all’interno comunità. Si erano diffuse voci false, come il fatto che lo screening rendesse sterili. Siamo riusciti a chiarire questi malintesi con il supporto di tutta la comunità.

L’altra sfida che abbiamo affrontato riguarda la raccolta e il reporting dei dati negli ospedali e nei centri DREAM. A volte i dati delle strutture che offrono screening arrivano in ritardo a causa dell’enorme carico di lavoro. Abbiamo lavorato con il team sanitario distrettuale sul modo migliore per ricevere gli aggiornamenti in tempo utile. Stiamo anche lavorando con il team del Programma di Controllo del Cancro alla Cervice uterina alla raccolta di dati nazionali e di qualità.

 

Che tipo di rapporto c’è con le istituzioni locali? Sostengono le attività di Dream nella prevenzione del cancro alla cervice?

Abbiamo buoni rapporti con le istituzioni locali, ci aiutano molto nel nostro lavoro. DREAM è uno dei pionieri della prevenzione del cancro alla cervice uterina in Malawi. Il nostro obiettivo è fornire supporto: in qualità di partner del Ministero della Salute, facciamo parte della task force nazionale contro il cancro alla cervice uterina. Abbiamo anche buoni rapporti con gli altri portatori di interesse e li coinvolgiamo durante alcune delle nostre attività.

 

I dati sul cancro alla cervice uterina in Malawi sono ancora molto allarmanti: che tipo di intervento sarebbe necessario per migliorare radicalmente la situazione?

La situazione in Malawi è ancora allarmante, perché solo alcuni distretti o parte di distretti stanno facendo bene nella prevenzione del cancro alla cervice uterina. Per arrivare a una svolta, è necessario:

– Rafforzare il programma di prevenzione del cancro alla cervice uterina nei distretti

-Condurre più campagne di sensibilizzazione di massa e di screening su scala nazionale

– Coinvolgere pazienti e opinion leader

– Portare avanti una supervisione trimestrale delle attività a livello nazionale. Questo ci darà la vera fotografia di ciò che siamo riusciti a fare in Malawi

-Creare più servizi di screening attraverso un programma di formazione

– Fornire materiali di screening alle strutture sanitarie

– Introdurre il servizio di colposcopia nei principali centri di screening del cancro alla cervice uterina

– Fornire alle strutture termo-coagulatori

 

Qual è il ruolo delle donne in questa battaglia per il diritto alla salute?

Con le campagne di sensibilizzazione le donne si stanno ponendo alla guida nella corsa alla prevenzione del cancro alla cervice, così come per altre patologie.

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