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Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo – Firmato un accordo fra DREAM ed il Ministero della Salute congolese

Il 7 giugno scorso è stato firmato un accordo di collaborazione fra DREAM ed il Ministero della Sanità Pubblica della Repubblica Democratica del Congo, un documento che conferisce all’azione di DREAM sul territorio congolese lo status di un programma pilota e di eccellenza per la diagnosi e la cura dell’AIDS. 

Si tratta di un passo avanti importante per la presenza di DREAM in un paese che ancora risente pesantemente degli esiti della guerra civile, conclusasi appena cinque anni fa. DREAM vuole configurarsi come un elemento di sostegno all’intervento dello stato nonché come un modello possibile per lo sviluppo di un efficace sistema nazionale di contrasto all’AIDS.

L’accoglienza all’équipe di DREAM è stata ovunque calorosa, a Kinshasa e nell’entroterra. Il Ministro della Sanità Pubblica, dr. Victor Makwenge Kaput, ha apprezzato in particolare la determinazione di DREAM ed il suo desiderio di radicarsi nel contesto congolese, senza una scadenza temporale, anche attraverso la strategia di collaborazione con le congregazioni religiose e le associazioni presenti sul territorio.
I prossimi passi prevedono l’apertura di laboratori di biologia molecolare e di centri di cura che offrano un servizio gratuito con protocolli diagnostici e terapeutici eccellenti nel quadro di un’attenzione particolare per la prevenzione dell’infezione madre-bambino. La presenza di laboratori che siano in grado di supportare la necessità di monitoraggio delle terapie si rivela molto preziosa in un paese dove sono totalmente assenti su territori estremamente vasti e remoti.
DREAM, del resto, inizierà da Mbandaka, nella provincia dell’ Equatore, in collaborazione con le Figlie della Carità. A Mbandaka il centro ed il laboratorio sono ormai terminati e si sta provvedendo agli allestimenti ed agli arredi finali, dei gioielli di eccellenza sanitaria in un contesto ambientale altrettanto magnifico ma difficile. Se ne prevede l’ apertura ufficiale nei prossimi mesi.
Ma non si dimentica la capitale. Nel frattempo a Kinshasa, con la collaborazione delle Suore congolesi dell’Immacolata Concezione, l’équipe di DREAM sta gettando le basi per la costruzione di un centro fornito di un grande laboratorio di biologia molecolare, a vantaggio tanto della popolazione della grande megalopoli stesa lungo il fiume Congo (più di 7 milioni di abitanti), quanto delle province meridionali del paese. 

L’entusiasmo per la presenza di DREAM contagia anche la popolazione. A Mbandaka, per esempio, la gente ha cominciato a costruire abitazioni tutto intorno al futuro centro, in un’area che era stata fino a poco tempo fa di fitta foresta. Dove nasce DREAM nasce qualcosa di nuovo e di eccezionale per tutti.

 

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Reportage dalla Repubblica Democratica del Congo

Una missione DREAM ha visitato la Repubblica Democratica del Congo, per verificare l’avanzamento dei lavori riguardanti il centro di Mbandaka – di prossima apertura -, nonché per sondare le possibilità di un ampliamento della presenza del Programma in altre zone del paese, in particolare a Kinshasa, la capitale.

Com’è noto la Repubblica Democratica del Congo è stata purtroppo al centro, fino alla metà del 2004, di un conflitto armato di vaste proporzioni, che ha visto via via il coinvolgimento di un gran numero di paesi limitrofi. Un conflitto talmente lungo e complesso da essere stato definito, piuttosto impropriamente, “la prima guerra mondiale africana”.
 
A causa di un tale conflitto, delle guerriglie che l’hanno accompagnato e che si sono trascinate fino a poco tempo fa, nonché di una situazione politica piuttosto instabile, definire la situazione epidemiologica del paese per quanto riguarda l’infezione da HIV non è facile. 

Allo stato attuale non sono attivi “posti sentinella” di depistage collegati al monitoraggio internazionale dell’epidemia e la maggior parte dei dati disponibili sull’AIDS in Congo si basano sui trend di sieroprevalenza e di morbilità riscontrabili nei paesi confinanti. Qualcosa di davvero insufficiente se si pensa all’enormità dell’estensione della Repubblica Democratica del Congo, grande quasi quanto l’intera Europa occidentale. 

I dati UNAIDS fissano oggi il tasso di sieroprevalenza per la popolazione adulta in RDC attorno al 3,2%. Ma con un notevole margine di incertezza. 

Va infatti considerato che il territorio congolese è stato percorso per anni da militari, ribelli e sfollati, che molte sono state le violenze subite dalle donne, che generale è la condizione di povertà della popolazione, che preoccupante è la disgregazione di tanta parte del tessuto sociale. In realtà i segnali dell’avanzamento dell’epidemia di AIDS nella Repubblica Democratica del Congo sono molti. 

La provincia congolese dell’Equatore (nella parte nord-occidentale del paese) è una delle zone in cui tali segnali si avvertono più forti. 

E’ una provincia immensa, grande come metà della Germania, cui la foresta pluviale ed il fiume Congo fanno dono di una conformazione ed un paesaggio indubbiamente affascinanti, quasi struggenti. E però, proprio a causa delle incredibili difficoltà poste dalla foresta e dall’attuale scarsità di mezzi di comunicazione fluviale – inutilizzabili per le conseguenze della guerra o per la mancanza di manutenzione – tutta l’area è difficilmente raggiungibile, quasi isolata. 

Eppure Mbandaka, il capoluogo della provincia, che si affaccia sul fiume Congo esattamente sull’Equatore (il suo nome sotto la dominazione coloniale belga era Equateurville), ha circa 700.000 mila abitanti. 

Un tempo la città era dotata di un importante porto fluviale. Ma oggi questo è in disarmo, anche se il fiume è spesso l’unico legame tra la città e Kinshasa, centinaia di chilometri più a sud, l’unico legame con tutto ciò che può giungere dal mondo esterno.
Sia in provincia che a Mbandaka ci si rende conto immediatamente del peso e delle conseguenze dell’isolamento. La malnutrizione raggiunge livelli inaccettabili, soprattutto all’interno della comunità pigmea. Le scuole ed i professori sono insufficienti, ed i livelli di analfabetismo sono aggravati dal fatto che si paga ogni cosa. Lo stesso vale per la sanità.
In tutta Mbandaka non c’è alcun laboratorio di base e l’Hopital Central è fornito di un solo microscopio da utilizzare per le indagini parassitologiche.

E’ proprio per tali ragioni, è proprio per venire incontro all’enorme bisogno della sua popolazione e di quella della regione circostante, che è stata individuata la città di Mbandaka come prima sede di un centro DREAM nella Repubblica Democratica del Congo con annesso laboratorio di biologia molecolare.
Un progetto avviato qualche tempo fa e non ancora portato a termine, anche se è stata appena completata la costruzione delle strutture esterne. I lavori hanno infatti richiesto molto più tempo del previsto.
Il terreno su cui il centro ed il laboratorio stanno sorgendo non era altro che una parte di foresta, che ha dovuto essere disboscata e recintata con un solido muro. Si è poi dovuto attendere l’arrivo di molti materiali da Kinshasa. I mattoni sono stati fabbricati in loco, ma per il cemento è stato necessario l’invio dalla capitale tramite barche, sul fiume, con una modalità di trasporto che ha richiesto di volta in volta anche 15 giorni di tempo. Non c’è inoltre rete idrica, né elettricità, a Mbandaka. Per provvedere a tutte le necessità si sono dovuti montare cisterne e generatori di grande capacità.
Insomma non è stata una sfida facile, quella affrontata da DREAM e dalla Congregazione delle Figlie della Carità della provincia dell’Equatore, le suore che si faranno carico della gestione del nuovo centro. Né si può ancora dire che tutto sia pronto. C’è infatti da compiere un ultimo sforzo per allestire il laboratorio con i macchinari e i materiali più adeguati.
Si prevede comunque, grazie anche al prezioso sostegno messo a disposizione dalla Cooperazione italiana, di completare tutti i lavori entro il prossimo giugno. I due tecnici che si occuperanno del laboratorio stanno già svolgendo uno stage apposito nel laboratorio DREAM di Conakry.

Il progetto DREAM a Mbandaka nasce dall’accordo di partenariato firmato a Kinshasa nel giugno 2005 con il Ministero della Salute. Tale documento non solo autorizza in toto i protocolli diagnostici e terapeutici di DREAM, ma individua nei suoi centri dei veri e propri centri pilota, punti di riferimento del servizio sanitario nazionale congolese per la prevenzione e la cura dell’AIDS.
L’accordo definisce in pratica un modello intervento di lunga durata fondato sulla corresponsabilità tra Governo, Figlie della Carità e Comunità di Sant’Egidio e può essere considerato qualcosa di replicabile anche in altri contesti dove operano le Figlie della Carità o altre congregazioni religiose.

L’attesa di tutti per la prossima apertura del centro DREAM di Mbandaka è grande, in loco e nella capitale. Responsabili politici, dirigenti sanitari, autorità ecclesiali guardano con grandissimo favore ad un progetto che vuole occuparsi proprio della parte più abbandonata e difficile da raggiungere del paese.
Quando sarà attivo il nuovo centro permetterà di avere una delle strutture più avanzate di tutta la Repubblica Democratica del Congo proprio lì dove nessuno pensava di poter fare nulla.
A Mbandaka – ed in tutta la provincia di Equatore – non sono infatti ancora attivi programmi di prevenzione e cura dell’AIDS né da parte governativa né da parte di altre ONG. La collocazione geografica e le difficili condizioni logistiche hanno scoraggiato tutti dall’intraprendere un qualche progetto del genere.
Ed invece la presenza di un laboratorio di biologia molecolare a Mbandaka vorrà dire davvero tanto. Come pure il fatto che la terapia antiretrovirale sarà assicurata in maniera gratuita.
La missione DREAM ha colto l’occasione della propria visita per recarsi anche a Bikoro (a sud di Mbandaka, nell’interno), perché è lì che si vorrebbe aprire il primo centro satellite della futura struttura per la cura dell’AIDS.
Da sempre le Figlie della Carità sono presenti a Bikoro. Vi hanno gestito un ospedale anche quando la strada di collegamento con Mbandaka era quasi inesistente ed ogni volta bisognava trovare il passaggio più agibile nella foresta impiegando fino a 12 ore di viaggio. Oggi, per fortuna, la strada è percorribile in modo meno problematico e Mbandaka dista solo tre ore di macchina.

La seconda parte della missione DREAM ha riguardato soprattutto Kinshasa.
Le Assicurazioni Generali si sono recentemente gettate con passione, nella loro qualità di sponsor, nel progetto congolese, impegnandosi nel sostegno all’apertura di un secondo centro DREAM nel paese, nella capitale stavolta. Un centro anch’esso provvisto di laboratorio, che possa fungere da modello e da centro pilota per le province meridionali.
Kinshasa è una capitale caotica, dove la gente cerca di cavarsela tra tante difficoltà. Le principali sono economiche: il lavoro è occasionale e la vita è cara, in particolare i trasporti. I circa dieci milioni di abitanti di questa metropoli distesa lungo il fiume Congo vivono in immense distese di casette e baracche cresciute disordinatamente e si muovono per lo più a piedi alla ricerca di un modo di sbarcare il lunario. Molti sono i bambini che si incontrano in strada, e molti sono quelli non registrati all’anagrafe.
Dopo alcuni incontri interlocutori la missione DREAM a Kinshasa è riuscita a stringere un accordo con una congregazione religiosa seriamente intenzionata ad assumersi la responsabilità di gestire il Programma nella capitale congolese.
La Congregazione diocesana delle Suore dell’Immacolata Concezione ha aderito con grande entusiasmo all’idea di dare vita ad un centro di prevenzione e cura per l’AIDS a Kinshasa, ed ancor di più a quella di impiantare ed attivare un laboratorio di eccellenza completamente gratuito, destinato a divenire un punto di riferimento per l’immenso retroterra meridionale del paese. Le religiose hanno già avviato i primi sondaggi per individuare il terreno su cui poi verranno costruiti il centro ed il laboratorio.

Il laboratorio di biologia molecolare di Kinshasa assumerà un ruolo estremamente importante. Ad esso convergeranno i campioni di sangue prelevati nei futuri centri satellite DREAM della provincia di Bandundu (a sud-est di Kinshasa), un’altra zona molto estesa e priva di grandi risorse sanitarie.
Un rapporto privilegiato sarà attivato con l’ospedale di Kimbau, nel distretto di Kenge, dove opera la dr.ssa Chiara Castellani, un medico italiano che vive e lavora da molti anni nella Repubblica Democratica del Congo, una figura ben conosciuta in Europa ed in Africa per la sua appassionata ed instancabile attività.

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Mbandaka, Repubblica Democratica del Congo – Procedono i lavori per la realizzazione del futuro centro DREAM

Dalla Repubblica Democratica del Congo giungono notizie positive a proposito del futuro centro DREAM di Mbandaka. La costruzione della struttura procede alacremente. Le immagini testimoniano l’avanzamento dei lavori, avviati nel giugno scorso, e si cominciano ad intravedere i profili del day hospital e del laboratorio di biologia molecolare.

Il futuro centro DREAM nascerà grazie alla collaborazione tra la Comunità di Sant’Egidio e la Congregazione delle Figlie della Carità. Nella zona di Mbandaka le Figlie della Carità costituiscono una realtà radicata da decenni e svolgono già diverse attività di tipo sociale e sanitario. Con il nuovo centro DREAM il loro impegno si allargherà al contrasto dell’AIDS ed alla prevenzione della trasmissione della malattia da madre a figlio.

Si tratta della prima presenza di DREAM in Congo, questo grande paese africano che ha appena concluso una lunga transizione democratica e che si avvia a riprendere la strada della pace, dell’unità e dello sviluppo. In questa prospettiva anche il centro DREAM è un contributo alla ripresa della normalità, una normalità fatta di cure che vengono garantite, di un presente e di un futuro che vengono preservati.

In passato città coloniale sulle rive di quell’immenso fiume che è il Congo, Mbandaka è oggi capoluogo della provincia dell’Equatore, ovvero di una delle aree più isolate del paese, priva di collegamenti regolari con la capitale, Kinshasa, e particolarmente colpita dall’epidemia di AIDS. E’ una sfida, allora, quella di DREAM, che mira a ridare speranza e fiducia proprio in uno dei luoghi più abbandonati e difficili dell’Africa centrale. 

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Repubblica Democratica del Congo: Iniziano i lavori per il Centro DREAM di M’bandaka

Sono iniziati da qualche settimana i lavori riguardanti le fondamenta di quello che sarà il centro DREAM di M’bandaka, nella Repubblica Democratica del Congo, centro nato dalla collaborazione tra la Comunità di Sant’Egidio e la Congregazione delle Figlie della Carità e voluto fortemente da soeur Suzanne, la provinciale delle Vincenziane congolesi. Si tratta della prima presenza di DREAM nel grande paese africano che sta vivendo una lunga transizione democratica ed è in attesa di celebrare, a fine luglio, le prime elezioni democratiche della sua non breve storia.

M’bandaka, ai confini nordoccidentali del paese, è una città di più di 500000 abitanti distesa sulla riva sinistra dell’immenso fiume Congo (25 km di larghezza in quel punto), posta esattamente sull’Equatore, a circa 600 km da Kinshasa, la capitale. Ma tale cifra non rende l’idea della distanza abissale che esiste tra una città pur problematica e caotica quale Kinshasa e l’enorme territorio che si estende alle sue spalle. Le strade sono state inghiottite dalla foresta tropicale e la stessa manutenzione del trasporto fluviale da cui dipende il collegamento con circa metà del territorio congolese è piuttosto precaria. Il risultato è l’assenza quasi totale di ogni legame tra centro e periferia, il vero e proprio isolamento che caratterizza l’interno del paese.

E’ proprio questo il motivo per cui le Figlie della Carità e DREAM hanno voluto realizzare un centro per la terapia antiretrovirale non nella capitale, a Kinshasa, ma nell’entroterra, a M’bandaka appunto, per partire da chi è più isolato ed abbandonato, per costruire un segno di speranza in una terra che ha conosciuto la tragedia di un paese potenzialmente tanto ricco caduto nella spirale di una storia violenta, in un paese che vive la tentazione della rassegnazione e della disperazione.
Sulle rive di un fiume di struggente bellezza la posa della prima pietra del centro DREAM costituisce, come ci ha scritto soeur Suzanne, una grande apertura al futuro e la testimonianza concreta “che si comincia a passare dal sogno alla realtà”. 

 

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