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Category Page: Repubblica di Guinea

DREAM : non solo cure, ma cultura del vivere insieme

2016-01-27_134948Sotto una paillote una trentina di persone si ritrovano a parlare e ad ascoltare.  Alcune sono cristiane, la maggior parte musulmane. Si conoscono da vari anni e sono amiche. Sono quasi tutte donne. Alcune di loro, una volta al mese si recano in una prigione della periferia dove sono ammassati in una  sola stanza un centinaio di uomini; quando riescono a raccogliere indumenti o cibo, portano loro qualcosa, ma spesso vanno a mani vuote, per una visita d’amicizia, per salutare, per raccogliere numeri di telefono di parenti lontani o ignari della loro condizione, per ritessere legami strappati. Altre fanno visita regolarmente ad un gruppo di bambini in un picco orfanotrofio, sempre in periferia.  Ospita una trentina di bambini, tra i quali alcuni malati di AIDS.

Non sono ricche, anzi. Alcune hanno storie complicate dalla povertà ma soprattutto dalla malattia che rappresenta ancora qui un motivo ulteriore, per le donne, di emarginazione e stigma. Ma non hanno affatto l’aria malata né triste. Mario Giro, sottosegretario agli Esteri e membro da tanti anni della Comunità di Sant’Egidio,  in visita ufficiale in Guinea è venuto a fare visita e ad incontrarle, nel centro DREAM di Conakry.

Il discorso parte dalla loro vita e dalla loro esperienza2016-01-27_145631 ma si allarga poi ai temi grandi della coabitazione tra etnie e religioni diverse. Temi alti che toccano però la vita quotidiana di ciascuno. Nei quartieri della capitale, dove da sempre cristiani e musulmani vivono fianco a fianco,  arrivano le voci delle guerre, delle migrazioni, degli attentati. Pochi giorni fa un altro “paese fratello” è stato colpito da un attentato che ha fatto 30 morti, operato da tre ragazzi appena ventenni. “Se tu vuoi andare in Europa non puoi più se ti chiami Ousmane o Fatoumata, devi cambiare nome…non ce li vogliono lì i musulmani“. Raccontano di un sottile disagio, come se gli il vento della violenza arrivi, smorzato, anche in questo paese,  con una tradizione di coabitazione, non sempre facilissima, ma radicata. E la domanda che spunta è una di quelle fondamentali: cos’ è che divide?  Dio è uno, per tutti. Ci si avventura quasi su un terreno teologico e su cos’ è che contraddistingue le grandi religioni monoteiste.

Sotto la paillote del centro DREAM si accavallano storie, desideri , sentimenti, progetti.

C’è molto desiderio di capire, un ascolto attento, ma anche la testimonianza di un’amicizia che può andare oltre la diffidenza, oltre le diversità.  Che è già una realtà vissuta insieme, quotidianamente nella cura dei malati, cristiani, animisti, musulmani, peul, soussou o kissi, donne sole  – anche quelle tutte coperte di uno spesso velo nero che lascia scoperti solo gli occhi – orfani e adolescenti che desiderano un futuro “normale” anche se malati.

C’è la tenerezza e la felicità provata  nel pranzo di Natale, preparato insieme, di fronte al bambino che sgrana gli occhi davanti al regalo del suo primo paio di scarpe o al grazie del prigioniero che finalmente quest’anno ha mangiato la carne.

2016-01-27_131627L’esperienza della propria debolezza accolta e curata, provata nel momento della scoperta della malattia, o nel momento in cui a causa di essa ci si è ritrovate sole;  un luogo come il centro DREAM della Comunità di Sant’Egidio che diventa la casa di tutti; la consapevolezza che la propria vita è ancora davanti e che è utile non solo per se stessi ma per altri; la coscienza di non essere soli…tutto questo continua a legare gente con storie personali,  cultura, religione ed etnia diverse.

È una via che a molti sembra troppo semplice, la via dell’amicizia, del rispetto della diversa fede, della equità e dei diritti (alla salute, alla cultura, alla dignità) ma è la via possibile a tutti, non importa il tuo grado di istruzione o la tua situazione economica. È il dialogo, curioso e rispettoso dell’altro, che si può fare ogni giorno, per strada e nei quartieri. Preservare pace e coabitazione è quello che le donne di DREAM possono e vogliono fare, per una Guinea pacifica, che trova nella coesione la chiave di un futuro possibile e nelle donne una forza insospettata.

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“Viva le mamme ! Viva i bambini!” A Conakry è festa con DREAM in occasione della Giornata mondiale di lotta all’AIDS

IMG_20151208_135255Martedì 8 dicembre a Conakry, una grande festa nel centro DREAM della Comunità di Sant’Egidio per celebrare la vita nel mese dedicato alla lotta all’AIDS. Centinaia di mamme con i loro bambini nati sani nel programma di prevenzione della trasmissione Madre-Bambino hanno espresso insieme la loro gioia. Erano donne malate, con poche speranza su di sé e sul futuro: oggi sono l’immagine della felicità di chi ha potuto dar vita a bambini sani e liberi dall’AIDS; oggi sono una forza per le loro famiglie e le loro comunità: la cura infatti che continuano a seguire  dona una ritrovata salute, ma soprattutto la fiducia ritrovata nella propria vita.

Alla festa hanno partecipato centinaia di donne e i loro bambini, di età diverse: c’erano infatti i bambini più grandi, nati con il Programma DREAM tra il 2006 e il 2007, come Eva che ha ormai 8 anni e ricorda alla madre l’orario della terapia (Scopri la storia di Eva) o i piccolissimi ancora nel programma di prevenzione.

IMG_20151208_135012A Conakry con il Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio sono nati quasi 1000 bambini sani, le cui mamme hanno iniziato la terapia durante la gravidanza e che, continuando a curarsi, assicurano il proprio futuro e quello dei figli.

All’incontro era presente la rappresentante paese dell’UNAIDS Mme Félicité N’Sabimana, rappresentanti del Ministero della salute, del Ministero dei Diritti Umani, del Comitato Nazionale di Lotta all’AIDS ed altri rappresentanti di ONG locali.

La festa ha rappresentato anche l’occasione per molti malati di celebrare la vita, dopo un anno difficile e di paura dovuto all’epidemia di Ebola che ha colpito duramente il paese e da cui solo ora s’intravede un’uscita.

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Un giorno di liberazione nella prigione di Coyah, in Guinea, grazie a “Je DREAM”

2015-09-25_Coyah_evDomenica era un giorno molto atteso da 10 detenuti della piccola prigione di Coyah, un giorno di liberazione. Otto di loro avevano già scontato la loro pena da due mesi, ma l’impossibilità di pagare la multa per la detenzione li obbligava a rimanere, finché qualcuno non si ricordasse di loro;  gli altri due avevano  terminato la pena da solo una settimana, ma con lo stesso problema.

In Guinea la cifra da pagare per poter uscire a fine pena si aggira di solito tra i 100 e i 200mila franchi guineani (tra 12 e 24 euro): non è poco se si considera che il salario minimo guineano è di 400.000, ma impossibile da trovare per chi, in prigione da tempo, non ha risorse economiche ed ha perso i contatti con la famiglia.

La comunità di “Je DREAM”, che visita regolarmente i prigionieri ed è composta soprattutto di donne legate al Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio, conosce le date di fine pena, tiene i conti e cerca di raccogliere fondi per consentire – a chi è lontano dalla famiglia, o non ha famiglia o non ha potuto informare nessuno della sua detenzione – di pagare l’ammenda di uscita e tornare libero. E’ in questo modo che, domenica scorsa, dieci detenuti hanno potuto lasciare la prigione.

A Coyah, una prefettura limitrofa alla capitale, in pratica una delle periferie di Conakry, la prigione consiste in un unico ambiente per gli uomini di circa 15 metri x 6 di larghezza e una stanza adiacente per le donne. Attualmente i prigionieri sono in totale 144 (di cui 3 sono le donne, con un bambino3 anni ed uno di 2 mesi).

il pastoIn questo spazio così ristretto il caldo e l’umidità, la promiscuità, la malnutrizione (è previsto un pasto al giorno a base di riso), rendono le condizioni di vita al limite della sopravvivenza. I prigionieri sono quasi nudi e trascorrono le giornate seduti a terra, una sola fila  può appoggiarsi al muro con la schiena e stendere le gambe, gli altri verso il centro della stanza siedono come possono.

A turno si sta in piedi o seduti. Non c’è posto per prendere la posizione che si vuole se non concordando lo spazio con chi ti è accanto spalla a spalla. Non c’è cortile in questa prigione. La stagione delle piogge, ancora in corso, peggiora ulteriormente queste condizioni già così compromesse.

sez. donne prima della pittura

La sezione delle donne prima della pittura

sez donne dopo

La sezione delle donne dopo la pittura delle pareti

Con un fondo raccolto di 300 euro e in accordo con i militari di sorveglianza, la Comunità ha ottenuto di poter ripulire gli ambienti della prigione ridipingendo le mura con vernice lavabile bianca, che offre anche un po’ più di luce alle stanze che possono riceverla solo dalle feritoie poste in alto.

La raccolta continua per offrire a chi è detenuto stuoie per non essere a contatto con il cemento del pavimento, abiti e ciabatte, farmaci di base per chi sta male: un piccolo fondo rimasto dalle spese della pittura è la base di partenza per una nuova raccolta.

stanza uomini dopoUn’attivista di DREAM, infermiera, e un amico medico si occuperanno nei prossimi giorni di chi sta più male (uno dei prigionieri ha un dito tagliato per il morso di un altro detenuto durante una lite) e per verificare le condizioni dei bambini e delle tre donne. Una di loro è incinta. I motivi della reclusione sono diversi “nous sommes tous prisonniers mais chacun a son histoire et nous avons pas les mêmes peines » raccontano. Sedici di loro sono stati posti in arresto per la partecipazione ad una manifestazione di protesta contro l’assenza di elettricità nel loro quartiere; una delle donne è trattenuta a causa di un attacco armato compiuto dal marito resosi irrintracciabile. L’altra, con un bimbo di due mesi, racconta del furto di una vettura operato dal fratello.

naby e alcuni detenutiLa piccola comunità di Je DREAM spesso non ha nulla da portare in prigione ma la visita da sola è  preziosa, perché più ancora delle dure condizioni pesa sui prigionieri il sentimento di essere dimenticati.

La fedeltà della loro presenza, le visite periodiche e il rapporto instaurato con i sorveglianti hanno consentito un accordo per la pulizia e la ridipintura della prigione, accolta dai detenuti (ma anche dai sorveglianti) con grande riconoscenza. I prigionieri si sono accordati per scrivere una lettera indirizzata alla Comunità di Sant’Egidio, al Programma DREAM e a chi ha trovato i fondi, per ringraziare e per raccontare la speranza che ripongono in questa amicizia: iniziata ormai da alcuni anni  rappresenta la possibilità di trovare vie sempre più efficaci per rendere più umana ed equa la giustizia.

Perché nessuno sia dimenticato.

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Natale con DREAM, in uno dei paesi più colpiti dall’epidemia di Ebola

2014-12-24_Guinea_1La Guinea è un paese in maggioranza musulmano ma il Natale è una festa celebrata da tutti. L’epidemia di Ebola sta pesando fortemente sul paese, con il suo carico di morti, di orfani, con la chiusura di tutte le scuole e delle università. E la paura è il sentimento più diffuso anche se le persone cercano di continuare a vivere, andare al mercato, frequentare le moschee e le chiese.
Al centro DREAM della Comunità di Sant’Egidio continua lo screening, individuando all’ingresso le persone febbrili che sono accolte da un medico in una stanza apposita dove è possibile, con le precauzioni del caso, approfondire le numerose ragioni possibili di una temperatura non a norma o di sintomi riconducibili ad un’eventuale infezione. In molti casi si tratta di malaria o di febbre dovuta a cause facilmente curabili: questo evita di diffondere paura e consente di curare. Queste misure precauzionali, come il materiale di protezione fornito al personale e il grande lavoro di sensibilizzazione, informazione ed educazione sanitaria, stanno evitando l’impatto di Ebola sui malati di AIDS nei centri DREAM.

Al contrario molti altri centri di cura dell’HIV, situati in Centri di Salute o negli ospedali sono disertati dai pazienti, con le gravi conseguenze dovute all’interruzione della terapia antiretrovirale. Gli ospedali infatti si sono rivelati come i centri di maggiore diffusione del virus Ebola e incutono giustamente un grande timore. Molti sono stati i decessi tra il personale sanitario, categoria tra le più colpite dalla epidemia insieme a quella delle donne, che – soprattutto nelle zone della foresta – si occupano della cura dei corpi prima dei funerali.

In questo mese di dicembre, dedicato alla lotta all’AIDS , alcuni giorni fa è stata celebrata una preghiera per tutti coloro che – a causa della malattia – hanno perduto la vita quest’anno. Si sono ricordati i loro nomi, insieme a tutti quelli morti a causa di Ebola nelle varie parti del paese, in particolare amici e fratelli della regione della Guinée Forestière.

2014-12-24_Guinea_4Tra i 3300 pazienti di DREAM, si è registrato un solo caso di Ebola, quello di una giovane donna che a ottobre aveva contratto il virus da una vicina di casa. Le attiviste di DREAM continuano a seguire con attenzione le sue due bambine e suo marito, sfuggiti all’infezione e in cura con il programma DREAM. La preghiera, l’amicizia tra gli attivisti e con i pazienti, la fiducia nelle cure ricevute in questi anni e le esperienze già superate di stigma e di esclusione vissute da tanti pazienti, hanno garantito un’ aderenza non interrotta alle cure e una piena fiducia in DREAM, ed è una fiducia che salva la vita.

In questo contesto difficile per il paese la Comunità di “Je DREAM” * non ha voluto interrompere il servizio ai bambini all’orfanotrofio che ospita in periferia circa 30 bambini, di cui alcuni in cura con DREAM e ai detenuti della prigione di Coyah. Questo è stato possibile avendo sempre cura di non dimenticare alcune misure di precauzione, prima di entrare nell’orfanotrofio o in prigione. Così, nonostante tutto, non si vuole mancare all’appuntamento del Natale e alla preparazione del pranzo per i bambini dei centri DREAM di Conakry e di Fassia e, per la prima volta, quest’anno, anche alla preparazione di un pranzo di Natale per i prigionieri (circa 90) della prigione di Coyah.

In altri luoghi della città la comunità di Sant’Egidio presente potrà offrire distribuzioni di cibo ai mendicanti, agli anziani e in un’altra grande prigione della città.

La possibilità di utilizzare i centri DREAM per il pranzo è di grande aiuto perché permetterà di accogliere i bambini ed alcuni adulti più poveri avendo cura di monitorare la temperatura all’ingresso, di ottemperare al lavaggio delle mani con l’acqua clorata e di preparare – nel caso sia necessario – dei kit di pranzo da asporto e dei regali per chi non potrà partecipare di persona al pranzo.

 

* Je DREAM – Un movimento nato nei centri DREAM per iniziativa di alcuni pazienti che si impegnano al servizio dei più deboli nello spirito della Comunità di Sant’Egidio

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Guinea Conakry: Emergenza Ebola

L’epidemia di Ebola in Africa Occidentale è  in piena espansione, dallo scorso marzo ad oggi il numero dei contagiati è aumentato esponenzialmente, con circa 7000 casi e più di 3000 morti (approfondisci). I paesi più colpiti sono la Repubblica di Guinea, la Sierra Leone e la Liberia, che mostrano gravi difficoltà nel contenere l’epidemia e che soffrono, non solo per il numero di malati e di morti, ma anche per la chiusura delle scuole, il divieto di riunirsi,  le restrizioni imposte ai viaggi e ai commerci che hanno causato l’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità. Anche le Comunità in Guinea, in Sierra Leone e in Liberia sono  state colpite, con la morte di alcuni dei suoi membri oltre che di parenti e amici. Particolarmente vulnerabile il personale sanitario, fra il quale ad oggi sono morti 216 tra medici e infermieri, in paesi in cui le risorse umane in sanità sono peraltro fortemente carenti.

In Guinea, a Conakry, Fassià e Dubrekà in questi mesi l’attività dei centri DREAM, che hanno in cura più di 3000 persone, si è trovata a fronteggiare questa grave emergenza. Sono state potenziate le misure di prevenzione (lavaggio delle mani con acqua clorata, guanti, mascherine e altre protezioni per i prelievi e per il laboratorio di analisi…) per proteggere sia il personale che i pazienti, ed è stata svolta un’azione capillare di monitoraggio, in particolare sui pazienti che interrompevano la frequenza al centro. 


 Prevenzione in sala prelievi al centro DREAM di Conakry

Contemporaneamente è cominciata un'importante campagna di educazione sanitaria e di sensibilizzazione sulle vie di trasmissione e sulle misure di prevenzione. Si intende così limitare l'impatto dell’epidemia di Ebola sullo stato di salute di persone in cura per l'HIV, assicurando lo stesso standard di cure ricevuto fino ad oggi e proteggendo personale e pazienti in maniera adeguata; allo stesso tempo si collabora alla sorveglianza epidemiologica attraverso uno screening della popolazione in cura nei centri DREAM.

​Purtroppo, l’epidemia di Ebola sta modificando la vita e i sentimenti delle persone. A Conakry non ci si saluta più come prima, ci si evita, non si stringe più la mano e si ha paura anche dell'aria che si respira. Molti non mettono più camicie con le maniche corte e si cammina più del solito a piedi. Ma a lavorare bisogna andare e i mezzi di trasporto sono gli stessi: i vecchi taxi gialli in cui si sta in 3 davanti e in 4 dietro. Un  bambino accompagnato da un assistente dell'orfanotrofio dove vive, lungo la strada per arrivare al centro DREAM ha avuto mal di pancia in macchina ed ha vomitato: tutti sono fuggiti lontano da lui, lasciandolo solo sul bordo della strada mentre nessuno gli si accostava. Si convive con la paura e si cerca allo stesso tempo di andare avanti.
Anche se la televisione – che con ritardo ha iniziato una martellante campagna per la prevenzione – non parla di coprirsi il volto e il naso, molti lo fanno. Anche davanti ai chioschi e ai piccoli bar c'è l'acqua clorata.
E non si va più ai funerali o, prima di recarvisi si raccolgono notizie dettagliate su come il familiare è deceduto.
Si sta pagando un prezzo alto in vite umane, ma si muore anche per la paura come dimostra il fatto che nessuno vuole più entrare in ospedale: il cancello d’ingresso è diventato il cancello di Ebola e nessuno vuole varcarlo. Molti rischiano l’aggravamento di patologie curabili rimanendo a casa e senza aver coraggio di rivolgersi a nessuno.

In questo momento così grave i centri DREAM sono un riferimento  per quanti hanno paura, sono confusi e non sanno cosa fare. I pazienti  continuano  a rispettare gli appuntamenti. Non saltano i farmaci e c'è chi ha insistito per fare il prelievo anche senza avere un appuntamento convinto che nel centro DREAM si poteva diagnosticare anche il virus Ebola. Se questo ancora non si può fare, di certo trovano con DREAM spiegazioni corrette, un aiuto per gestire il meglio possibile la propria vita in famiglia e al lavoro, consapevoli che non vogliamo perdere nessuno né lasciar solo nessuno nel caso di infezione.

La sensazione è che molti di loro abbiano vissuto, a causa dell'AIDS, un percorso di resilienza dalla malattia ad una vita nuova: ciò aiuta ad affrontare questa sfida, senza cercare capri espiatori da accusare per il diffondersi dell’infezione e a non credere a promesse di cure inesistenti. C'è anche chi è guarito da Ebola e queste guarigioni offrono speranza e possono aiutare altri a non nascondersi e a cercare le cure.

Il 7 agosto l’OMS  ha dichiarato che l’attuale epidemia di Ebola costituisce un’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale e da allora gli Stati e gli Organismi Internazionali si sono mobilitati per sostenere e coordinare la risposta, che si presenta molto complessa. Si tratta infatti di prevenire il contagio negli ambiti sanitari e non sanitari, di limitare la libertà di spostamento dalle aree più colpite, di diagnosticare la malattia, di ricoverare le persone malate, rintracciare tutti i contatti, gestire i funerali e le sepolture in modo da non diffondere il contagio. I posti in ospedale per i malati di Ebola sono assolutamente insufficienti, e anche chi è affetto da altre malattie trova ormai difficoltà a curarsi.


 Prevenzione al centro DREAM di Conakry

In questo senso, l’Ufficio per la Coordinazione degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite ha effettuato un censimento delle organizzazioni coinvolte nella risposta all’epidemia in Guinea. La Comunità di Sant’Egidio, con il Programma DREAM è stata inserita nei settori della comunicazione e mobilizzazione sociale e della sorveglianza epidemiologica, in 3 prefetture della Guinea (contatti). DREAM quindi si occuperà di effettuare uno screening per i malati di HIV e le loro famiglie, d’ informare la popolazione e di monitorare anche a domicilio le persone che hanno avuto un contatto con un malato di Ebola, o quelle che presentano sintomi riconducibili alla malattia, ma che non sono state ricoverate. Per queste attività si utilizzerà il personale e le risorse tecnico-organizzative che il Programma ha già messo in campo in Guinea.


 Lezione per la prevenzione di Ebola al centro DREAM di Conakry
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Formazione, la prima sfida

Cure e formazione le principali sfide del programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio in Repubblica di Guinea.

Sabato 15 marzo si è svolta a Conakry, in Guinea, la consegna degli attestati ad un primo gruppo di operatori sanitari formati nell’ambito di una serie di corsi  affidati al programma DREAM dal CNLS (Comité National de Lutte au SIDA) . Più di 150 tra medici, tecnici di laboratorio, infermieri ed agenti di salute parteciperanno nel mese di marzo a diversi corsi di formazione, organizzati grazie ai fondi che il governo guineano ha ricevuto dal  Global Fund. Alla cerimonia ha preso parte il dott. Remi Lamah, Ministro della Salute della Repubblica di Guinea, il Segretario esecutivo del CNLS, oltre agli ambasciatori dei paesi europei e ai rappresentanti di organizzazioni attive nel paese. Il ministro ha espresso stima ed affetto per il programma DREAM e i suoi ottimi risultati nel paese, ed apprezzamento per la prima sessione di formazione di operatori sanitari, svoltasi dal 10 al 15 marzo.

La Guinea, pur avendo tassi d’infezione da HIV più bassi di altri paesi dell’Africa Sub-sahariana, soffre comunque un’epidemia generalizzata; tuttavia i servizi presenti sul territorio per far fronte all’infezione non sono ancora sufficienti. Molte zone del paese non sono coperte con la terapia antiretrovirale e anche dal punto di vista diagnostico ci sono molte carenze. DREAM è presente a Conakry dal 2006 e ha in cura più di 3000 pazienti; oltre al centro nella capitale, DREAM ha portato la cura e la diagnostica avanzata anche nelle zone periferiche di Fassia e Dubreka. Attualmente DREAM è un punto di riferimento importante per quanto riguarda la lotta all’HIV nel paese, e vuole estendere sempre di più la collaborazione con tutti gli attori nazionali e internazionali.

Il corso ha affrontato i temi della diagnostica avanzata di laboratorio nell’infezione da HIV, della prevenzione della trasmissione materno-infantile, le problematiche specifiche della cura dei pazienti pediatrici e dei pazienti con coinfezione con tubercolosi.

I partecipanti, provenienti da tutte le provincie del paese, hanno espresso diverse problematiche, legate alla scarsa disponibilità di farmaci e strumenti diagnostici  e alle infrastrutture carenti. Ma il corso è stato anche una iniezione di speranza: chi lavora in centri di salute lontani dalla capitale e privi a volte di contatti e di strumenti si è preparato ad un futuro non lontano in cui potrà essere curato un maggior numero di malati e applicati i protocolli di cura e la diagnostica migliore già esistente a Conakry.

Per questo anche la cerimonia di chiusura del primo corso ha avuto i toni di una festa e i partecipanti hanno ricevuto i diplomi da più mani (ministro, ambasciatori, ONG e amici della Guinea), a significare come la battaglia contro l’AIDS non possa che essere vinta con una larga sinergia e nella coordinazione degli interventi.

La formazione è la prima sfida, DREAM sta aiutando il paese a raccoglierla.

 

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