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Emerenciana. Donna, mamma e Laboratory Technician al centro DREAM di Arusha

Emerenciana è parte dello staff del centro DREAM di Arusha, in Tanzania. La sua storia di donna, mamma e lavoratrice è un esempio per tutte le donne che incontra nel suo lavoro ed è il simbolo di come le donne africane stiano lavorando per combattere la cultura maschilista.

Se sei donna in Tanzania probabilmente da piccola ti hanno insegnato a fare l’inchino. Per una persona più grande, un sacerdote o un mzungo (un bianco) . Ti sei presa cura dei tuoi fratelli o sorelle minori. Devi aiutare, imparare ad essere madre, anche se sei solo una bambina e sembra un gioco. Come “mamma e figli”, il Dolce Forno. La differenza è che non sono bambolotti ma neonati veri e il cibo da preparare è necessità. Poi cresci, sei una ragazzina e non ci sono i pomeriggi con le amiche. Sei grande abbastanza per avere un marito che se non ti lascerà, sola con i figli che hai avuto così presto, avrà altre donne. Devi pensare alla casa e ai figli, che vadano a scuola e facciano i compiti. Come quando eri bambina e pensavi fosse un gioco. Devi preparare da mangiare e l’economia della casa è sulle tue spalle perché sei sola. Un lavoro non ce l’hai ma puoi inventarti qualcosa alla giornata, spaccare le pietre, vendere il carbone o se ti dice bene, mettere un banchetto in strada con i prodotti della terra che lavori tu.

Accade spesso, in aree rurali o villaggi, ma non è la regola. Emerenciana è donna, mamma e responsabile della sua famiglia. Dal 2008 è Laboratory Technician al centro DREAM di Arusha. Un lavoro considerato insolito per una donna, in Europa, figuriamoci in Tanzania.

“Lavoravo in un dispensario e quando ha aperto DREAM nella small house, ho cominciato a collaborare e mi sono trovata benissimo. Le persone, la mission, l’ambiente familiare. L’opportunità di lavorarci a tempo pieno era un sogno”.

La “small house” è la vecchia sede del centro. Small, perché rispetto a quella di oggi è davvero piccola. Nel 2005, quando ha aperto il centro DREAM ad Arusha, la situazione dell’HV era molto seria, 8 persone su 10 erano malate.

“All’epoca solo l’ospedale curava l’Hiv, a pagamento ma la maggior parte delle persone erano troppo povere e quindi non si curavano. L’Hiv poi era ed è, anche se molto meno, un tabù. A causa dello stigma, le persone non ne volevano nemmeno parlare, pensa farsi vedere in pubblico a prendere le medicine. Al centro di salute era diverso, i servizi gratuiti e la privacy garantita. Tutto, dalla pre visita, al couseling, fino all’home care, avveniva in una situazione confidenziale”.

“lo staff di DREAM ha insegnato l’approccio alla malattia e l’importanza della terapia. L’attenzione non era solo per i malati di HIV, nonostante l’emergenza. C’erano tanti disabili e poveri. Distribuivano il cibo, supportavano i bambini ad andare a scuola, molti erano orfani, la malattia aveva spazzato via una generazione e anche loro stavano male perché le nonne non sapevano come prendersene cura”.

Emerenciana non lavora solo in laboratorio, è lei a fare i prelievi, parla con i pazienti, conosce le loro storie, i risultati dei loro controlli.

“I controlli dicono tutto, quelli della carica virale si fanno una volta l’anno, se il risultato è molto alto, dopo sei mesi. Capiamo se e come si segue la cura.  A volte i pazienti mentono. Succede che la terapia non funzioni, che si creino resistenze al farmaco e quindi vada cambiato, ma nella maggioranza dei casi, a presentarsi è la prima ipotesi”.

Le ragioni sociali incidono molto sull’aderenza al trattamento, specialmente per i giovani.

“È difficile per loro. Vanno a scuola, dormono li e si vergognano a prendere le medicine così non lo fanno, rischiando la vita o di star molto male. Una domenica al mese organizziamo un incontro solo per loro dove affrontiamo questi temi, come abbattere il tabù”.

Le sfide, del lavoro e della realtà che vive tutti i giorni, sono tante ma anche le soddisfazioni.

“Uno dei momenti più belli è stato quando ci siamo trasferiti nella nuova sede. Voleva dire che non eravamo più un progetto. C’eravamo, funzionavamo e saremmo rimasti. Quel momento, indimenticabile, significava che la prova era finita, il centro DREAM era definitivo”.

Emerenciana colpisce per l’ entusiasmo e l’ approccio positivo, anche per quanto riguarda le donne.

“Sempre più donne vanno a scuola e c’è divisione del lavoro con i mariti, molte aprono il loro piccolo business, vendono i prodotti che coltivano”.

Poi prende il cellulare, illumina lo schermo e sorride. Non posso non impicciarmi, è una foto dei suoi figli.

“Guarda me. Ho un lavoro che mi rende orgogliosa, l’ho voluto tanto e continuo ad imparare, ad aggiornarmi. Ho fatto formazione in Malawi e a Iringa, uso nuovi software. È un lavoro stimolante e mi permette di mantenere i miei figli, provvedere alla famiglia. Sono la prova del miglioramento.”

Guarda l’ora, “andiamo che devo farti vedere la small house prima che faccia buio. È importante ricordarsi da dove si è cominciato per apprezzare ogni singolo, piccolo, passo in avanti”.

Articolo di Cecilia Gaudenzi

 

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La storia di Mary. Da paziente Hiv ad attivista DREAM

Affetta da HIV, combatte lo stigma e decide di curarsi. Mary viene accolta nel centro di salute DREAM di Iringa dove segue le cure necessarie che le permettono di vivere bene e di mettere al mondo due bambini sani. Oggi è  una “expert client” e svolge attività di sensibilizzazione presso la sua comunità su come prevenire e curare l’HIV e l’AIDS.

Mary ha gli occhi neri e quando finalmente ti guarda ti ci perdi dentro. La voce bassa, il tono calmo, mette tranquillità. Siamo rimaste solo donne nella stanza e il ritmo della conversazione è cambiato. C’è intimità, come fossimo amiche da tempo. Dal 2016 Mary è attivista nel centro DREAM di Iringa in Tanzania. È arrivata da paziente nel 2010, quando, a 28 anni, scopre di avere l’hiv.

“Avevo paura ma sapevo che quello era un posto sicuro. Avrei avuto buone cure, mi avrebbero ascoltata”.

Era stata male durante la seconda gravidanza e una levatrice del suo villaggio le aveva consigliato di andare al centro DREAM. C’è voluto coraggio e scoprire di avere l’HIV, doloroso. Vedere tante persone malate, molte della sua zona, l’aveva colpita. Accettare e affrontare la malattia è più difficile che curarla in Tanzania dove lo stigma è forte.

“Ero molto preoccupata per la reazione che la gente avrebbe avuto nei miei confronti. Mi avrebbero allontanata dalla società, la mia famiglia mi avrebbe rifiutata”.

Tornata a casa, Mary chiede al marito di fare il test. È una donna forte, risoluta. Bisogna affrontare il problema.

“Tu sei malata, tu stai male. Io no, non ho nulla che non va e non mi curo se non sto male”. Le aveva detto. Nessuna sorpresa, la maggior parte degli uomini nasconde il problema.

Mary aveva visto morire tante persone di Hiv ma nessuna si era veramente curata.

“Più frequentavo il centro DREAM e parlavo con le altre donne, con le attiviste, i medici e più mi rendevo conto che avrei potuto convivere con la malattia, non ne sarei morta. Dovevo seguire bene la terapia”.

Quando la cura ha fatto effetto e Mary è stata meglio, anche il marito, intanto peggiorato, si è convinto dell’efficacia. La terapia è complessa, non impossibile. L’HIV non vuol dire morte, la vita va avanti e in salute. Grazie alle cure e alla prevenzione pre natale, Mary è mamma di due bambini HIV free. Era inaccettabile per lei che questo messaggio non arrivasse.

“Diventare attivista è stato naturale. Passavo molto tempo al centro DREAM e parlando con gli altri pazienti mi sono accorta della mia abilità comunicativa. Cresceva in me la necessità di rendermi utile. Raccontavo la mia storia per far capire l’importanza del trattamento. Ero l’esempio che star bene era possibile”.

Le donne accettano più facilmente la loro condizione, per gli uomini è più difficile. Per orgoglio o ignoranza, anche dopo essere risultati positivi non cominciano il trattamento. Non credono di essere malati finché non ne hanno la prova concreta, quando il virus si manifesta gravemente.

 “Non è costume parlare delle proprie cose, non si fa. Quello che accade nella vita, preoccupazioni, difficoltà, devono rimanere private e non se ne parla nemmeno con le persone più vicine. Non sono riuscita a parlare della malattia con mia madre, la mia famiglia non sa che sono malata, solo mio fratello”.

Avere supporto emotivo è difficile, ecco perché il ruolo di Mary e delle attiviste è fondamentale.

“Come attivista, la soddisfazione più grande è quando pazienti che inizialmente rifiutano la terapia, dopo averci parlato, raccontato la tua storia, tornano e cominciano la cura. Molte, come è successo a me, si attivano in prima linea per la causa. Questa è la vera vittoria”.

Mary ha vinto lo stigma e la paura dell’emarginazione.

“Non credevo che fosse possibile ma oggi ho più amici di prima e come donna mi sento finalmente realizzata, completa. Ho un ruolo e mi sento utile”.

Nella società tanzaniana le donne contano poco. Mary mi fa l’occhiolino “ma siamo noi quelle forti”. Tutto dipende da loro. Il lavoro nei campi, la vendita dei prodotti, il cibo, la cura della casa e dei figli, il loro rendimento scolastico. Quando le chiedo come vede il suo futuro, mi guarda seria, poi sorride. “Bello!”

In questa parola, in questo aggettivo, c’è tutta la forza, la consapevolezza di chi ha lottato per un futuro migliore.

Articolo di Cecilia Gaudenzi

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Nutrizione e Salute con DREAM 2.0

Il corso di formazione “Nutrizione e Salute, organizzato dal Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio con il contributo dell’8 x mille della Chiesa Cattolica Italiana ha visto impegnati per 4 giorni 23 operatori comunitari di salute dei centri DREAM della Tanzania (provenienti da Iringa, Arusha, Uwemba e Masanga) e 20 operatori comunitari di Iringa, Usokami e del distretto di Pawaga,  uno di quelli  più colpiti dalla malnutrizione infantile, nella Regione di Iringa.

La malnutrizione è  ancora oggi uno dei principali fattori che contribuiscono alla mortalità infantile in Tanzania. Nel Paese il 34,4% dei bambini sotto i cinque anni è affetto da  malnutrizione cronica, ma questo dato tocca il 50% nelle aree rurali e più povere.  La malnutrizione acuta interessa il 4,5% della popolazione, circa 2.600.000 persone. Il Paese ha recentemente inserito la lotta alla malnutrizione tra le priorità nel campo della salute pubblica.

Nella regione di Iringa più di 14.000 bambini soffrono di malnutrizione, di  questi 4700 di malnutrizione severa acuta, come hanno ricordato le autorità locali ( il Regional Commissioner e il Regional Medical officer ),   presenti all’inaugurazione. Tra le cause della malnutrizione, la povertà della popolazione rurale e una dieta basata prevalentemente sul consumo di cereali e tuberi, con scarso apporto di cibi ricchi di micronutrienti e proteine.

Per questo motivo durante il corso si è dato ampio spazio alla formazione su come educare la popolazione ad una dieta corretta e diversificata, migliorando l’alimentazione locale.

Con l’aiuto di nutrizionisti tanzaniani e di esperienze sul campo come quella della Comunità Papa Giovanni, sono stati messi a punto consigli pratici ed una serie di ricette utili per i bambini da 6 mesi a 2 anni, l’età più a rischio per la malnutrizione. Un altro argomento affrontato è stato quello relativo all’igiene nella preparazione e conservazione degli alimenti e all’importanza di consumare acqua sicura. L’insufficiente accesso all’acqua potabile è infatti causa di ripetute malattie che possono pregiudicare la buona crescita del bambino.

Tutti i partecipanti alla fine del corso, oltre all’attestato di partecipazione, hanno ricevuto l’edizione in kiswahili del libro “Come va la salute”.

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Karibu DREAM Matteo Zuppi !

L’arcivescovo di Bologna Zuppi in visita al centro DREAM di Iringa

Mons. Matteo Zuppi al centro DREAM di Iringa in TanzaniaKaribu DREAM Matteo, sono le parole che hanno accolto con un caldo abbraccio Mons. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna, in visita lo scorso 20 gennaio al centro di cura della Comunità di Sant Egidio ad Iringa, in Tanzania.
Il caldo abbraccio è stato ricambiato dal grande affetto di Mons. Zuppi che con simpatia e interesse ha voluto visitare ogni singolo settore e dipartimento del Centro. Grande sorpresa nel vedere la cura degli ambienti, la grande organizzazione, la professionalità degli operatori che hanno spiegato il funzionamento del programma e la cura dei pazienti. Il programma DREAM oggi ha in cura 2100 pazienti nella città di Iringa e dalla sua nascita nel 2009 ha assistito circa 12.000 pazienti.
Il vescovo ha poi visitato il laboratorio di biologia molecolare di cui ha apprezzato gli standard di tipo occidentale e per le apparecchiature sofisticate, ha quindi incontrato i malati e li ha salutati dicendo: “Normalmente i ricchi tengono per loro le cose più belle. DREAM e la Comunità di Sant’Egidio invece, come una madre che vuole il meglio per i suoi figli, ha reso disponibile il meglio che si trova in Europa. Questo centro, oltre essere molto bello, mostra l’amore della Comunità per i suoi figli in Africa. Gli operatori non solo sono molto bravi, ma si vede che vi vogliono bene. Noi abbiamo ricordato il grande lavoro della Pace che la Comunità di Sant’Egidio ha fatto in Africa ricordando il Mozambico e il Burundi. Oggi quella che vediamo qui è un’altra guerra, contro l’AIDS. Noi siamo qui per vincere insieme questa battaglia “.
Una grande torta è stata tagliata da Mons Zuppi con l’aiuto di un bambino e di una attivista di DREAM. Al termine prima di una bella foto di gruppo, anzi di famiglia, i pazienti hanno regalato una maglietta con scritto “Karibu DREAM Matteo”. Benvenuto a DREAM Mons. Matteo!

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L’approccio globale all’AIDS e alle patologie associate oggi: una sfida da raccogliere

La  Formazione del Programma DREAM in Tanzania

img_7523L’estendersi dei programmi di cura per l’Aids e la Tubercolosi a livello paese e la necessità di sostenere lo sforzo del governo per garantire la loro qualità e quindi il loro successo, hanno mosso il programma DREAM a organizzare a Dar es Salaam un corso di formazione dal titolo “DREAM 2.0 – The global approach to HIV patient: prevention, diagnosis and treatment of virological failure and drug resistance.”
Il titolo e il tema affrontate hanno suscitato molto interesse e attenzione tra il personale sanitario coinvolto nella lotta alle pandemie. Oltre 30 clinici esperti di diverse zone della Tanzania hanno partecipato alla formazione. La presenza di docenti internazionali, la fama del programma DREAM nel paese e il delicato e attuale tema proposto hanno fatto si che ci sia stata un’entusiasta risposta dei partecipanti.
L’inaugurazione dei lavori si è tenuta alla School of Pubilc Health di Dar es Salaam presso il Muhimbili Hospital. Il rettore ha avviato il corso sottolineando l’onore e il piacere di poter ospitare tal evento.
Il responsabile dei laboratori del NACP ha ricordato come DREAM ha fatto da apripista in questi anni realizzando laboratori di biologia molecolare che consentono il monitoraggio dei pazienti in trattamento e che oggi sono un modello da implementare per l’intero paese.
ll corso è stato realizzato grazie al sostegno della Chiesa Cattolica e dei fondi dell’otto per mille che supportano da anni con notevole successo e impatto DREAM.
Il 1 Dicembre, giornata Mondiale per la lotta all’Aids, da poco celebrata pone ancora molte sfide aperte: l’estensione dei programmi di cura a livello nazionale, la loro sostenibilità, il controllo dell’aderenza alle cure per evitare l’insorgere di resistenze ai farmaci e il ruolo importante di tutti gli attori coinvolti, dalla cui azione dipendono le sorti di milioni di malati. Indubbiamente la formazione dei sanitari gioca un ruolo fondamentale per il successo in questa battaglia.
Molto ancora resta da fare e molto cammino si è fatto grazie all’appoggio di tanti. La Comunità di Sant’Egidio sente come non possa non raccogliere la sfida che quest’epidemia porta con sé appoggiando gli sforzi dei paesi dove essa è presente, partendo proprio dal personale sanitario impegnato nella lotta e nella cura dell’AIDS e delle altre patologie a essa correlate.
Alla conclusione del corso, l’Ambasciatore Italiano in Tanzania, Dott. Roberto Mengoni, ha posto l’accento sul ruolo fondamentale di Sant’Egidio sia in Tanzania che in Africa in questi anni per la presenza e il lavoro svolto nella lotta alla pandemia e per la pace.
Molte sfide restano e DREAM si consolida sempre più nel ruolo guida e anticipatore di grandi e importanti scelte che hanno cambiato le tante realtà dei paesi dove opera a fianco dei malati e degli operatori.

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Il sostegno della Marina Militare Italiana al Programma DREAM

consegnaIl 23 febbraio si è svolta a Dar es Salaam la cerimonia di consegna di aiuti umanitari da parte della nave ammiraglia della Marina Militare Italiana Carabiniere. La nave è attiva nelle operazioni della missione antipirateria Atalanta, a guida UE .

Alla presenza dell’ ambasciatore italiano Luigi  Scotto, che nel corso del suo mandato ha visitato in diverse occasioni i centri DREAM di Arusha ed Iringa, sono stati consegnati farmaci per infezioni opportunistiche, farmaci generici e materiale sanitario, destinati alle cure dei 3700 pazienti in assistenza nel Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio in Tanzania.

farmaciQuesta donazione rappresenta un importante sostegno per tanti malati che non hanno possibilità economiche per acquistare farmaci, spesso molto costosi. Le cure antiretrovirali sono distribuite gratuitamente a tutti le persone sieropositive, ma le persone HIV positive contraggono spesso infezioni opportunistiche che possono compromettere gravemente il loro stato di salute, nonostante la terapia antiretrovirale. Questo tipo di farmaci sono totalmente a carico dei pazienti e le terapie sono molto lunghe.

La Tanzania è un Paese prevalentemente rurale e molti  dei pazienti dei centri DREAM di Iringa ed Arusha vengono da piccoli villaggi, per la gran parte di loro, l’unica risorsa economica è rappresentata dalla vendita nei mercati locali di prodotti agricoli che coltivano in piccoli appezzamenti di terra. Sono per lo più le donne che si dedicano all’agricoltura e alla vendita. Molte delle pazienti Dream sono vedove, a causa dell’Aids  e sostengono il peso di tutta la famiglia. Anche il costo del trasporto per venire a curarsi rappresenta un grosso impegno economico, quindi la possibilità di ricevere tutti i farmaci gratuitamente costituisce un importante aiuto nell’aderenza alla terapia.

Grazie, Asante Carabiniere!

(“Asante” , “Grazie” in Swahili )

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