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Malawi, progetto G.R.A.S.S.: i primi frutti del loro lavoro nei 30 orti comunitari nel sud del Paese

Una giornata dedicata a raccontare i primi risultati raggiuti nell’ambito di G.R.A.S.S. (Growth and Resilience in Agriculture for Sustainable Societies), progetto del Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio e Fondazione Slow Food per la biodiversità: il Terra Madre Day, svoltosi il 30 aprile scorso a Kapeni, in Malawi, è stato l’occasione per i contadini e le contadine coinvolti nella realizzazione dei 30 orti nel sud del Paese per presentare i loro prodotti alla comunità e alle istituzioni locali.

L’evento, dal titolo “Harnessing indigenous crops: adapting to climate change with traditional knowledge”, ha visto la partecipazione di oltre 200 contadini e contadine, per lo più pazienti dei centri DREAM, provenienti dai 30 orti avviati in sei distretti del Malawi. Inoltre, erano presenti alcuni abitanti della zona di Kapeni, il capo villaggio di Kapeni, il Crops Officer in rappresentanza del Dipartimento dell’Agricoltura del distretto, il District Nutrition officer e il District Education manager.

Tutti i partecipanti hanno manifestato grande apprezzamento e interesse per le attività svolte e i risultati raggiunti. Grazie alle competenze acquisite dalle persone coinvolte nel progetto, in futuro il modello messo in campo potrà essere diffuso e applicato anche in altre zone del Malawi.

G.R.A.S.S. è un progetto sostenuto dalla Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo e ha l’obiettivo specifico di sviluppare resilienza all’insicurezza alimentare. I protagonisti e beneficiari sono le persone con HIV seguite dal programma DREAM che, coadiuvate da esperti di agricoltura, hanno creato orti comunitari, recuperando le produzioni tradizionali e imparando nuove tecniche di coltivazione che permettono di contrastare la vulnerabilità alimentare legata ai cambiamenti climatici.

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MALAWI, CIRCA TREMILA MORTI L’ANNO PER CANCRO ALLA CERVICE UTERINA. SCREENING E PREVENZIONE POSSONO FARE LA DIFFERENZA

In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro (4 febbraio) vi proponiamo questa interessante intervista a Hawamamary Sangaré, medico che da anni lavora con il programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio nella prevenzione del cancro alla cervice uterina in Malawi.

 

 

Cosa ha spinto il team del programma DREAM in Malawi ad avviare il lavoro di prevenzione del cancro alla cervice uterina?

Come organizzazione che da oltre dieci anni si occupa della prevenzione e cura dell’HIV in Africa, abbiamo notato che l’assistenza che forniamo nei centri DREAM di Sant’Egidio ha migliorato molto la qualità della vita delle persone affette da HIV, sia da un punto di vista clinico che sociale, ma nonostante i risultati positivi relativi all’HIV, alcune donne nel nostro programma sono morte non a causa dell’HIV ma per il cancro alla cervice uterina. La morte di ognuna di quelle donne è stata un’esperienza terribile per noi, perché l’assistenza fornita da DREAM va oltre il semplice trattamento della malattia, diventa una questione di relazioni umane. Ci siamo sentiti impotenti nel vedere le nostre amiche, sorelle, figlie e madri morire a causa del cancro alla cervice uterina, quando questo in realtà può essere combattuto con la prevenzione.

La morte di quelle donne ci ha fatto entrare nel programma di prevenzione del cancro alla cervice uterina con uno slogan “Il cancro alla cervice è prevenibile, nessuna donna dovrebbe morire a causa di questa malattia”

 

Quando avete iniziato?

Abbiamo iniziato a lavorare sul programma di prevenzione del cancro alla cervice uterina nel 2016, ma avevamo già da tempo cominciato a consigliare alle pazienti di DREAM di sottoporsi agli appositi screening negli ospedali centrali.

 

Come lavorate sulla prevenzione? Che tipo di metodo adottate?

Per prima cosa abbiamo cercato di capire perché il Malawi ha un alto tasso di cancro alla cervice uterina. Alcune cause principali sono: mancanza di consapevolezza, assenza di screening soprattutto nelle aree rurali, insufficiente formazione da parte di chi somministra gli screening, carenza di materiali di screening e attrezzature per il trattamento, mancanza di un programma di vaccinazione contro il Papillomavirus e alta presenza di contagi da HIV.

Sulla base dei nostri risultati e delle risorse disponibili, abbiamo basato la nostra strategia su: formazione dei  di screening del cancro alla cervice; donazione di materiali per lo screening e apparecchiature per il trattamento alle strutture gestite dal Ministero della Salute; attività di orientamento per i giovani e le giovani, nonché per gli opinion leader (anche religiosi) in modo tale da farli diventare attori principali nella sensibilizzazione sul cancro alla cervice uterina; formazione ai pazienti, indirizzando le donne della comunità verso strutture dove si effettuano screening e supportando le donne disabili ad accedere ai servizi di prevenzione; sensibilizzazione e screening di massa rivolti principalmente alle aree rurali, dove i servizi di prevenzione non sono disponibili, tutoraggio e supervisione con la collaborazione del Ministero della Salute.

 

Qual era la situazione all’inizio del vostro lavoro e qual è oggi? Puoi riportarci i numeri dei risultati raggiunti?

La situazione prima dell’avvio del nostro programma è quella descritta dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) con il documento “GLOBOCAN 2012: stima dell’incidenza del cancro, mortalità e prevalenza in tutto il mondo nel 2012: schede informative sul cancro: cancro alla cervice uterina. Lione: IARC; 2014”. Secondo i dati riportati, il Malawi ha il più alto tasso di cancro alla cervice uterina al mondo, con tasso standardizzato per età (ASR) di 75,9 su 100.000 (Fig 2) [7]. Anche la diffusione del Papillomavirus (HPV) è alta: 33,6%. Le fonti stimano che 3.684 donne sviluppano il cancro alla cervice e 2.314 muoiono ogni anno a causa della malattia.

Facendo ricerca sul campo, abbiamo collegato l’alto tasso di cancro alla cervice uterina alle cause già citate: mancanza di consapevolezza, pochi fornitori di screening, molte strutture prive di personale qualificato, mancanza di vaccinazione contro l’HPV, ecc…

Il Ministero della Salute non ha ancora pubblicato dati aggiornati, in quanto è ancora in corso il piano nazionale quadriennale di controllo del cancro alla cervice uterina 2016-2020, ma ad oggi governo e partner stanno conducendo corsi di formazione, fornendo materiale per lo screening e attrezzature per il trattamento e promuovendo eventi di sensibilizzazione sul tema.

Nel gennaio 2019 il Malawi ha lanciato una campagna di vaccinazione contro l’HPV per le ragazze di 9 anni, utilizzando le risorse disponibili.

Come DREAM Sant’Egidio dal 2016 al 2018 abbiamo supportato il Ministero della Salute nella formazione di 96 professionisti sulla prevenzione del cancro alla cervice in 6 distretti, cui abbiamo fornito materiali per lo screening e attrezzature per il trattamento, abbiamo aiutato i Ministero a effettuare supervisione e mentorship clinica in 32 strutture sanitarie, abbiamo fatto diverse campagne di sensibilizzazione e di screening che hanno coinvolto oltre 20 mila donne: circa il 3% aveva lesioni pre-tumorali e l’1% sospetto cancro.

 

Molte delle attività sono incentrate sulla sensibilizzazione della comunità locale. Come reagisce la popolazione?

Il feedback è molto buono. Gli opinion leader incoraggiano le donne a sottoporsi agli screening durante le riunioni della comunità e altri eventi. I rappresentanti religiosi lanciano anche un messaggio di consapevolezza dopo la messa nelle chiese e durante la preghiera nelle moschee. I pazienti esperti portano messaggi informativi di porta in porta, volantini e manifesti.

In sostanza, la consapevolezza della comunità ha favorito l’aumento del numero di donne che si sottopongono a test di routine sul cancro alla cervice uterina. Alcune strutture sanitarie finiscono i loro materiali di screening prima della fine del mese e richiedono materiali extra a causa della forte domanda.

 

Nel corso degli anni avete riscontrato ostacoli e difficoltà nel vostro lavoro?

Sì. Abbiamo avuto alcune difficoltà. Alcune donne erano riluttanti, non volevano sottoporsi allo screening per il cancro alla cervice uterina, a causa di idee sbagliate all’interno comunità. Si erano diffuse voci false, come il fatto che lo screening rendesse sterili. Siamo riusciti a chiarire questi malintesi con il supporto di tutta la comunità.

L’altra sfida che abbiamo affrontato riguarda la raccolta e il reporting dei dati negli ospedali e nei centri DREAM. A volte i dati delle strutture che offrono screening arrivano in ritardo a causa dell’enorme carico di lavoro. Abbiamo lavorato con il team sanitario distrettuale sul modo migliore per ricevere gli aggiornamenti in tempo utile. Stiamo anche lavorando con il team del Programma di Controllo del Cancro alla Cervice uterina alla raccolta di dati nazionali e di qualità.

 

Che tipo di rapporto c’è con le istituzioni locali? Sostengono le attività di Dream nella prevenzione del cancro alla cervice?

Abbiamo buoni rapporti con le istituzioni locali, ci aiutano molto nel nostro lavoro. DREAM è uno dei pionieri della prevenzione del cancro alla cervice uterina in Malawi. Il nostro obiettivo è fornire supporto: in qualità di partner del Ministero della Salute, facciamo parte della task force nazionale contro il cancro alla cervice uterina. Abbiamo anche buoni rapporti con gli altri portatori di interesse e li coinvolgiamo durante alcune delle nostre attività.

 

I dati sul cancro alla cervice uterina in Malawi sono ancora molto allarmanti: che tipo di intervento sarebbe necessario per migliorare radicalmente la situazione?

La situazione in Malawi è ancora allarmante, perché solo alcuni distretti o parte di distretti stanno facendo bene nella prevenzione del cancro alla cervice uterina. Per arrivare a una svolta, è necessario:

– Rafforzare il programma di prevenzione del cancro alla cervice uterina nei distretti

-Condurre più campagne di sensibilizzazione di massa e di screening su scala nazionale

– Coinvolgere pazienti e opinion leader

– Portare avanti una supervisione trimestrale delle attività a livello nazionale. Questo ci darà la vera fotografia di ciò che siamo riusciti a fare in Malawi

-Creare più servizi di screening attraverso un programma di formazione

– Fornire materiali di screening alle strutture sanitarie

– Introdurre il servizio di colposcopia nei principali centri di screening del cancro alla cervice uterina

– Fornire alle strutture termo-coagulatori

 

Qual è il ruolo delle donne in questa battaglia per il diritto alla salute?

Con le campagne di sensibilizzazione le donne si stanno ponendo alla guida nella corsa alla prevenzione del cancro alla cervice, così come per altre patologie.

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Malattia, guarigione, valore della vita. Intervento di Jane Gondwe a “Ponti di Pace”

Nell’ambito dell’incontro internazionale per la pace dal titolo “Ponti di Pace” che si è appena concluso a Bologna, si è tenuta la conferenza “Malattia, guarigione, valore della vita” alla quale è intervenuta Jane Gondwe, coordinatrice del Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio in Malawi.

Riportiamo qui di seguito il testo del suo intervento:

Mi chiamo Jane, vengo dal Malawi e sono la coordinatrice di uno dei molti centri del programma DREAM (Disease Relief through Excellent and Advanced Means, Sollievo alla Malattia attraverso Mezzi Avanzati e di Eccellenza) di Sant’Egidio, che sono stati aperti in tutto il mio paese e in 11 altre nazioni africane. Il programma è cominciato nel 2002 e all’inizio aveva la finalità di prevenire e trattare l’AIDS e la malnutrizione. Oggi le sue attività non includono solo il trattamento di malattie infettive, ma anche quello di malattie croniche e lo screening per la diagnostica precoce del cancro. Il trattamento è gratuito per tutti. Attualmente DREAM si sta prendendo cura di 500.000 malati e si calcola che il programma abbia raggiunto più di 3 milioni di persone attraverso diversi corsi di formazione ed attraverso il supporto nutrizionale, sanitario e sociale. Si tratta di un grande programma sanitario che è partito dal diritto alla cura, in particolare per le persone più povere. DREAM è divenuto un’opportunità, un’occasione per sviluppare e realizzare un cambiamento decisivo in molti campi: l’educazione alla salute, i diritti della persona, una nuova consapevolezza delle donne, la cultura del lavoro e lo sviluppo di una società civile. Si tratta di un programma che ha cambiato la storia dell’AIDS in Africa ed ha cambiato la mia storia, così come quella di migliaia di africani malati. Oggi sono una donna di grande dignità, cui molti malati del mio paese fanno riferimento e si rivolgono per aiuto, e vengo spesso invitata a parlare in conferenze internazionali sull’AIDS in Africa, ma 15 anni fa la mia vita era molto diversa.

Nel 2001 a mio marito venne diagnosticata l’AIDS, purtroppo molto tardi. Le medicine per il trattamento non erano ancora disponibili nel mio paese e nel 2004 mio marito morì. La vita divenne molto difficile per me e per i miei tre figli, fui cacciata via dalla casa in cui vivevamo, avevo anch’io l’HIV e per questa ragione fui licenziata dalla scuola dove insegnavo. In breve tempo, per la mia famiglia e per la società io divenni una che non aveva identità né diritti, praticamente una derelitta malata.

Ero disperata, senza alcuna speranza, piangevo e volevo morire. Brancolavo nel buio, ma poi un giorno una mia amica mi disse che c’era una cura, che a Blantyre, la mia città, esisteva un centro dove avrei potuto avere la terapia e le cure di cui avevo bisogno, gratuitamente. È stato così che ho incontrato la comunità di Sant’Egidio, che si è presa cura di me attraverso il programma DREAM. In Malawi, come in altri paesi africani, nei primi anni del 2000 non c’erano i farmaci antiretrovirali per trattare l’AIDS, o per lo meno ce n’erano solo pochissimi e bisognava pagare per averli. Scoprire di avere l’AIDS era come una condanna a morte per molte persone e in effetti molte, molte persone morirono in quegli anni.

DREAM ha introdotto i farmaci antiretrovirali in Africa per tutti e ha restituito di nuovo la speranza di vivere. Il trattamento è stato una buona notizia per i malati, che potevano avere anch’essi un futuro. Come il Buon Samaritano del Vangelo, Sant’Egidio in Africa si è fermata presso i malati, ha fasciato le ferite del corpo e dell’anima di moltissime persone e ha restituito loro la vita.

Oggi vorrei ringraziare Sant’Egidio perché il trattamento che mi è stato offerto gratuitamente ha cambiato la mia storia, quella dei miei figli e anche quella del mio paese. Oggi sono in buona salute. Una volta che mi sono sentita di nuovo in forze, ho ricominciato a studiare e mi sono laureata. Soprattutto, col mio lavoro, non solo posso sostenere la mia famiglia, ma sono anche diventata la voce di molti malati del mio paese e dell’Africa, che non hanno né voce né diritti. Il trattamento e la vicinanza, l’amore che ho ricevuto da moltissimi amici del programma DREAM, mi hanno pienamente curata, e non solo nel corpo; al contrario, nella mia malattia ho scoperto la mia dignità, ho capito il valore della mia vita e di quella di ognuno. Tutto quello che era impossibile è diventato possibile. È stato come se io fossi rinata. Non ricordo la mia prima nascita, ma non dimenticherò mai la seconda, quando la vita mi venne di nuovo restituita.

I molti momenti difficili che ho attraversato hanno fatto di me un esempio per altri. Voglio restituire gratuitamente quello che ho ricevuto, portando con la mia voce, la mia forza ed il mio amore, alle persone che sono malate, la speranza di essere curate che ha cambiato la mia vita. Oggi la mia vita è in grado di parlare di resurrezione a molti.

Spesso mi sono chiesta: perché io? Io che non ero amata, che ero stata abbandonata dai miei parenti e dai miei amici, perché io? Io sono stata considerata una persona degna di essere salvata. La mia vita è stata considerata importante sebbene io non avessi fatto nulla per meritarlo. Sono stata amata in maniera concreta, ricevendo cure e medicine ma anche moltissima speranza. Essere amata è stata l’esperienza che mi ha restituito alla vita, e ad una vita più bella e più felice della mia precedente. Le cure che ho ricevuto mi hanno donato un modo nuovo di giudicare gli altri, mi hanno donato un modo nuovo di guardare alla sofferenza di moltissime persone. Ho compreso che la vita deve essere sempre rispettata e protetta, specialmente quando essa è debole e malata, nel convincimento che ogni essere umano è immagine di Dio, e ciò costituisce la dignità fondamentale che non può essere sottratta o pregiudicata. L’amore che ho ricevuto ha generato un nuovo sentimento di compassione, che è stato una forza liberatrice per la mia vita e per quella di molte altre donne africane.

Ecco perché ho deciso di dedicare la mia opera a prendermi cura di molte madri che hanno l’AIDS, per salvare molte delle loro vite facendo anche sì che i loro figli possano nascere e crescere in salute.

Sostenerle non solo nei loro molti problemi, sia fisici che emotivi, che sono causati dallo stigma e dalla discriminazione di cui soffrono. Salvare la vita di una madre significa salvare un bambino, ma anche salvare una famiglia, perché le donne sono la spina dorsale della società africana. Ma io sono anche molto fiera del fatto che negli ultimissimi anni nessun bambino malato è nato da madri sieropositive nei nostri centri DREAM in Malawi. Questa è una vittoria della medicina ed anche una vittoria dell’amore.

Negli ultimi 15 anni, con altre donne malate come me, abbiamo fondato l’associazione I DREAM in molti paesi africani. La sua principale finalità è quella di tutelare l’accesso al trattamento in quanto diritto umano che deve essere rispettato, indipendentemente dalla razza, dalla religione, dall’età o da qualsiasi condizione sociale od economica, e di essere in grado di parlare dell’AIDS senza timore o vergogna. Ma vogliamo anche che molte altre persone ottengano le cure attraverso il nostro lavoro, non soltanto le persone con l’AIDS, ma anche le numerose persone che hanno altre malattie che si stanno diffondendo in tutta l’Africa, come malattie croniche e cancro. Dare loro la speranza di poter essere curate offrendo loro speranza di vivere. Andiamo a casa loro, nei quartieri, nelle strade, nelle scuole e nei mercati, per spiegare come siamo state curate, e comunichiamo speranza. Noi donne, insieme, stiamo cambiando la storia dei nostri paesi e stiamo costruendo ponti che avvicinano le persone malate a coloro che non lo sono. Per molte persone, oramai, DREAM è una forza curativa e salvifica.

Nel mio paese, ogni giorno molte persone lottano contro la sofferenza fisica causata dalla loro malattia e al tempo stesso si sentono sole, spesso abbandonate, e non hanno speranza. Esse provano una sofferenza che discende anche dal fatto di essere state isolate dalla società e di essere incapaci di affrontare da sole le domande più profonde della vita. È difficile trovare risposte autentiche. A volte nelle nostre società africane, le chiese sembrano disattente e distanti dalle persone che cercano conforto, sollievo e una cura. Sempre più spesso i malati pensano di poter trovare la risposta nella magia, in rituali, nella medicina tradizionale, nei falsi profeti e nelle sette che prendono denaro e danno cattivi consigli: “La tua malattia è una punizione di Dio per tutti i tuoi peccati, tu devi solo credere in me e nella mia chiesa… non prendere nessuna medicina, ti guarirò io”. Alla fine molti di loro muoiono perché non prendono più medicine.

Ci sono moltissimi malati che non sanno di poter essere curati e le cui anime e i cui corpi sono feriti.

Riportando tantissime persone alla vita mediante la medicina, DREAM ha anche portato alla luce e cambiato questi aspetti della nostra cultura, mostrandoci che i miracoli possono accadere quando ci prendiamo cura di noi stessi. Inoltre, l’importante lavoro di educazione sanitaria che svolgo ogni giorno, insieme a molti altri che sono dei testimonial, sta generando una nuova cultura che cambia la concezione fatalistica e magica della malattia. Questo cambiamento sta liberando la gente dall’ingiustificato senso di colpa per una malattia che è vista come una punizione per i peccati e per gli errori di ciascuno. Nel caso di DREAM, l’incontro tra i malati e il centro di cure costituisce in realtà l’incontro di due culture. Qui i malati si vedono offrire cure sanitarie completamente differenti da quelle offerte nel resto del paese. Oggi, grazie a questo impegno, molti sanno che l’AIDS non è una condanna a morte, una punizione divina, bensì una malattia che può essere curata, per la quale essi possono ricevere il trattamento adeguato. E non solo questo; essi sono consapevoli che il trattamento gratuito è un diritto. Inoltre, nel corso degli anni, per il fatto che il trattamento continuativo per i positivi all’HIV si è talmente diffuso, il modo in cui viene vista la malattia ha cominciato a cambiare in profondità e la gente sta diventando consapevole che si tratta di una patologia cronica. Tutto questo rappresenta un grande cambiamento, anche in termini di mentalità collettiva, della coscienza sociale, in Malawi e nell’Africa in genere. È una presa di coscienza culturale destinata a cambiare la salute delle popolazioni in modo permanente e capillare, e che ha spianato la strada perché DREAM fosse in grado di trattare anche molte altre malattie.

In conclusione, vorrei dirvi che sono una donna condannata a morte che ha incontrato DREAM ed è stata curata e che tutto questo non ha solo dato luogo a un profondo cambiamento fisico e culturale nella mia vita e in quella di molte mie amiche. L’amore che abbiamo ricevuto non è stato dimenticato, esso ha messo in moto un movimento d’amore. Attraverso l’esperienza della malattia, ho trovato e riscoperto la mia fede in un Dio misericordioso, vicino a me, che guarisce, e questa è stata un’autentica esperienza di riconciliazione con Dio. Ecco perché non posso dimenticare la resurrezione che ha avuto luogo nella mia vita ed ecco perché ho deciso di lavorare per curare altri, non solo con la mia testimonianza, ma anche con incessanti preghiere per tutti, in modo che molti altri miracoli possano accadere.

Durante questi anni con la comunità di Sant’Egidio, ho capito che le cose importanti vengono dal cuore, ma il cuore deve essere coltivato leggendo il Vangelo, con l’amore reciproco e col servizio ai più deboli della nostra società. Ci sono moltissime ferite e malattie nascoste in Africa, non solo l’AIDS. Ferite nei cuori e nei villaggi. La xenofobia è una ferita, l’odio verso gli anziani è una ferita. Ci sono ferite nelle famiglie, ferite nella politica; e queste ferite imputridiscono, si incancreniscono, queste ferite uccidono non solo un uomo, ma un’intera famiglia, un intero villaggio, una città, persino un’intera nazione. In Africa stiamo assistendo alla crescita di una mentalità competitiva, la cui pressione sulla vita degli individui è estremamente forte. Ci si deve concentrare sul proprio personale successo. In questa prospettiva i più deboli disprezzano gli anziani, così come i poveri, i malati, i detenuti, e tutto questo avvelena la società rendendola spesso violenta e disumana. Io non posso dimenticare ciò che ho ricevuto senza meritarmelo. Sembra che si debba pagare molto per le cose belle della vita. Ovunque, con DREAM, non si paga per la vita, per le cure e per la salute. Io non ho pagato per la cosa più bella della mia vita, questa mi è stata donata gratuitamente. Ciò significa che io devo vivere e donare [altrettanto] gratuitamente. Per me, non dimenticare l’amore che ho ricevuto significa moltiplicarlo, farlo crescere, permettere ai malati di star meglio, portare gioia alla nostra triste società, nella quale il povero ha ragione ad essere triste, ma dove pure il ricco lo è.

Può sembrare un paradosso, ma è l’autentico paradosso cristiano, il fatto che attraverso la mia malattia io abbia trovato dignità, speranza, il senso della mia vita, e anche moltissima felicità da condividere con gli altri. Ho compreso di essere importante, che ognuno di noi è importante davanti a Dio, e che tutti possono essere profeti, profeti di felicità, e debbono profetizzare per la felicità di molti.

Jane Gondwe

 

“Ponti di Pace”

Tutti i testi degli interventi della conferenza qui  

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The Nation – Gains in mother to child HIV transmission

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Malawi 24 – Women urged to go for cervical cancer screening

BY CHIKONDI MAGALASI ON NOV 06, 2017 (Malawi 24)

Women around Phalombe district have been told the importance of going for screening for cervical cancer, which is one of the deadliest diseases in the world.

A week long campaign has been launched in the district and is expected to run from 6th to 10th November 2017 with support from Disease Relief through Excellent and Advanced Means (DREAM).

Hawa Sangare: It is important for women to go for screening

The organization’s National Coordinator for Cervical Cancer Dr Hawa Mamary Sangare told Malawi24 on Saturday during the launch at Nazombe Primary School ground that it is important for women to go for screening since cervical cancer is a dangerous diseases.

“It is alarming in all the districts here in Malawi, we saw that there is need to go step by step and here in Phalombe we are helping the district health office to screen women,” she said.

Meanwhile, Phalombe District Health Officer (DHO) Ketwin Kondowe has said they are expecting to screen many women during the campaign.

“We are very optimistic that more women during the campaign will be screened in all the eight centres we have put in place.

“Cervical cancer kills but if the woman is screened earlier and she has signs and symptoms of it then she can be helped in time,” said Kondowe.

Meanwhile, Senior Chief Nazombe has commended DREAM for the initiative saying this will help women not only from his area but most parts of the district to know their health status.

“Let me thank DREAM for coming up with this initiative on screening cervical cancer, our women here will really be helped,” she told this publication.

Nazombe then asked women to flock to the centres in large numbers during or after the campaign since this is very vital to their daily lives.

In Phalombe the campaign will be done in centres within three Traditional Authorities namely; Nkhulambe, Jenala and Nazombe. Women in the reproductive age group of 15-45 are those expected to go for screening in the selected health centres. DREAM is a global health care which aims to lessen non-communicable and communicable diseases.

 

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DREAM OPEN DAY in Malawi

Il ruolo della diagnostica di laboratorio nella gestione dell’HIV e della comorbidità nell’era degli obiettivi globali 90-90-90

Nel mese di Agosto si è svolto il primo open day del centro DREAM “Elard Alumando” a Mandala, Blantyre alla presenza del ministro della salute del Malawi Atupele Muluzi e di tanti partner e collaboratori del programma DREAM in Malawi.

La giornata è stata l’occasione di presentare a tutti gli stakeholders del programma DREAM le sue attività principali, le risorse di cui dispone, sia in termini di equipaggiamenti che di risorse umane, che può mettere al servizio del paese e dei partner e i risultati che il programma intende raggiungere nel prossimo futuro.

DREAM da tanti anni opera in Malawi, soprattutto nella lotta all’HIV AIDS, e recentemente ha allargato il suo campo d’azione ad altre malattie quali le malattie cardio vascolari, il cancro delle cervice uterina, la diagnosi e cura della tubercolosi, le epatiti, altre non –communicable diseases.

Con l’evento di Agosto si è voluto mostrare come il programma può contribuire allo sforzo che tutto il paese sta compiendo per migliorare la salute dei propri cittadini. Al tempo stesso l’evento è stato l’occasione per informare i partecipanti e avviare un dibattito pubblico su alcune tematiche particolari quali il ruolo del laboratori nella strategia 90-90-90, il tema delle resistenze all’HIV e il ruolo dei laboratori nella cura delle epatiti.

DREAM, nei suoi 12 anni di attività in Malawi, ha contribuito in diversi modi alla lotta all’AIDS, ma uno dei suoi contributi fondamentali è stato lo sviluppo di un network di laboratori di biologia molecolare. Pertanto al centro dell’evento è stato il tema della diagnostica e sul suo ruolo nell’affrontare le sfide aperte. Per questo tutti gli ospiti hanno mostrato un grande interesse durante la visita al laboratorio, guidata dal suo responsabile il dott. Richard Luhanga.

Il neo ministro della salute, in una delle sue prime visite ufficiali alle strutture sanitarie del paese, ha apprezzato particolarmente il fatto che l’evento, svoltosi in un centro di salute e non in una sala conferenze, ha permesso l’incontro umano con lo staff del programma, non solo il personale sanitario come tecnici di laboratorio, medici e infermieri, ma anche i pazienti e le expert clients, cuore pulsante delle attività di DREAM. Nel suo discorso di saluto ha inoltre ribadito la volontà del paese di rimanere leader nell’innovazione, e di farlo insieme a partner come la Comunità di Sant’Egidio e il programma DREAM.

L’evento è stato anche una preziosa occasione per rafforzare il rapporto con le principali organizzazioni impegnate nel settore sanitario come UNAIDS, UNICEF, i CDC, la Clinton Health Access Inititative e cooperazioni nazionali di diversi paesi.

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